ANTONIO R. DAMASIO.
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ALLA RICERCA DI SPINOZA.
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Parte 1.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale curata da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Completando la trilogia iniziata con Lerrore di Cartesio e proseguita con Emozione e
coscienza, Damasio inserisce nellarco che si tende fra Cartesio e Spinoza la sua interpretazione della
coscienza, fondata sulla distinzione tra le emozioni, quali manifestazioni comportamentali di natura
fisiologica e materiale, e la loro percezione consapevole, i feelings, o sentimenti, di carattere mentale
(qualsiasi cosa questo voglia dire). Laddove Cartesio separava lintelletto dalle passioni, giudicate di
natura inferiore, Spinoza, in una premonizione biologica di inquietante modernit, vi riconobbe una
medesima sostanza: La mente  lidea del corpo. Per usare il linguaggio di Damasio: dietro la
mente vi  un feeling brain, un cervello che sente i messaggi del corpo.
Attingendo ai risultati pi recenti delle neuroscienze cognitive - in parte conseguiti dal suo
stesso gruppo di ricerca allo University of Iowa Medical Center -, Damasio propone una risposta a
vertiginosi interrogativi: da dove nascono i sentimenti? A che servono? E infine: che cosa sono? In
questa analisi, insieme fenomenologica e neurobiologica, lesperienza clinica e scientifica di Damasio
si fonde, soprattutto nella esposizione dei casi clinici, con una vena narrativa affine a quella di Oliver Sacks.
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Summa della pi avanzata ricerca sulla coscienza, questo libro sposta su un nuovo terreno il
dibattito mente-corpo, che  la prima sfida del pensiero scientifico in questi anni. Avviata quasi per
caso con il controllo di una citazione, relitto di ormai offuscate letture giovanili, la ricerca di
Spinoza consente al Damasio maturo di rimeditare la metafisica spinoziana: e dalle insondabili
ambiguit del Deus sive natura nasce per lui - e per tutti noi - un quadro interpretativo affascinante,
che comprende la totalit della natura, includendovi la mente che la osserva.
Qual  il vantaggio di considerare la mente nella prospettiva del corpo, invece che in quella del
solo cervello? Il vantaggio  che cos facendo perveniamo a una spiegazione razionale della mente che
non otterremmo se la considerassimo unicamente in relazione al cervello. La mente esiste per il corpo:
 impegnata nel raccontare la storia dei molteplici eventi che interessano il corpo, e si serve di quella
storia per ottimizzare la vita dellorganismo nel suo complesso. Sebbene io detesti le frasi che
richiedono unanalisi laboriosa, qui sono tentato di offrirne una come sommario delle mie idee: la
mente del cervello - alimentata dal corpo e al corpo attenta -  utile al corpo nel suo complesso.
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L'AUTORE.
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Antonio Damasio  professore di Neurologia presso la University of Southern California, dove
dirige il Brain and Creativity Institute, nonch professore incaricato presso il Salk Institute for
Biological Studies di La Jolla e la University of Iowa. Di lui sono gi apparsi presso Adelphi Lerrore
di Cartesio (1995) e Emozione e. coscienza (2000). Alla ricerca di Spinoza  stato pubblicato per la
prima volta nel 2003.
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Per Hanna
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1. ENTRANO IN SCENA I SENTIMENTI.
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I sentimenti - di dolore, di piacere o di qualit intermedia fra questi estremi - sono il
fondamento della nostra mente. Spesso non ci rendiamo conto di questa semplice realt perch le
immagini mentali degli oggetti e degli eventi intorno a noi, insieme a quelle delle parole e delle
proposizioni che li descrivono, assorbono gran parte della nostra attenzione gi sovraccarica. Ci
nondimeno, eccoli l, i sentimenti di miriadi di emozioni e stati affini, incessante accompagnamento
musicale della nostra mente, inarrestabile mormorio della pi universale delle melodie: una melodia
che si spegne solo nel sonno, un mormorio che si trasforma in un coro di trionfo quando siamo pervasi
dalla gioia, o in un requiem malinconico quando a prendere il sopravvento  il dolore.1
Data lubiquit dei sentimenti, si sarebbe indotti a pensare che tutti i loro aspetti scientifici -
natura, funzionamento, significato - siano stati necessariamente chiariti molto tempo fa; la realt, per,
 ben diversa. Di tutti i fenomeni mentali passibili di una descrizione, i sentimenti e i loro ingredienti
essenziali - il dolore e il piacere - sono i meno compresi in termini biologici e, pi specificamente,
neurobiologici. Tutto questo  ancor pi sconcertante se si considera che le societ avanzate coltivano i
sentimenti in modo spudorato e dedicano ampie risorse alla loro manipolazione mediante alcol, droghe,
farmaci, cibo, sesso - reale o virtuale che sia - e ogni sorta di consumo e di pratiche sociali e religiose
in grado di generare sensazioni positive di benessere e ottimismo. Noi adulteriamo i nostri sentimenti
con pillole, alcolici, appositi soggiorni in centri del benessere, allenamenti ed esercizi spirituali:
nonostante ci, finora n la gente comune n la scienza hanno cercato seriamente di chiarire quale sia,
in senso biologico, la loro autentica natura.
Questo stato di cose in realt non mi sorprende, se solo mi soffermo a riflettere sulle
convinzioni con cui io stesso sono cresciuto in materia di sentimenti. La maggior parte di esse  falsa.
Per esempio, io pensavo che - a differenza degli oggetti che possiamo vedere, udire o toccare - i
sentimenti fossero impossibili da definire in modo specifico. A differenza di quelle entit concrete, essi
erano intangibili. Quando cominciai a riflettere sul modo in cui il cervello crea la mente, accettai
lopinione radicata secondo la quale i sentimenti si troverebbero fuori dal contesto della scienza.
Potevo studiare, questo s, il modo in cui il cervello ci fa muovere. Potevo studiare i processi sensoriali
- visivi e di altra natura - e comprendere come vengono assemblati i pensieri. Ancora, potevo studiare
le modalit con cui il cervello apprende e memorizza le idee. Potevo addirittura studiare le reazioni
emozionali con cui rispondiamo a oggetti ed eventi diversi e mutevoli. Ma i sentimenti - che, come
vedremo nel prossimo capitolo, sono distinguibili dalle emozioni - rimanevano elusivi, destinati a
restare per sempre avvolti nel mistero. Privati e inaccessibili. Non era possibile spiegarne il come - i
meccanismi - n identificarne il dove - la localizzazione. Semplicemente, non era possibile arrivare a
scrutare dietro ai sentimenti.
Come la coscienza, i sentimenti si trovavano oltre i confini della scienza, messi fuori della porta
non solo da quanti temevano che la neurobiologia riuscisse davvero a spiegare un qualsiasi fenomeno
mentale, ma anche da neuroscienziati convinti, i quali sostenevano lesistenza di limitazioni a parer
loro insormontabili. La mia stessa disponibilit a prendere per buona questa versione  dimostrata dai
molti anni durante i quali ho studiato di tutto tranne che i sentimenti. Mi ci volle del tempo per capire
quanto fosse ingiustificata quella proibizione e per rendermi conto che una neurobiologia dei
sentimenti non era meno possibile di quella della visione o della memoria. Alla fine per vi arrivai -
principalmente, a conti fatti, perch dovetti confrontarmi con la realt di pazienti neurologici i cui
sintomi, letteralmente, mi costrinsero a indagare le loro condizioni.
Immaginate, per esempio, di incontrare qualcuno che, in seguito a una lesione subita in una
particolare regione del cervello, sia diventato incapace di provare compassione o imbarazzo - l dove
compassione e imbarazzo siano reazioni appropriate -, ma che possa provare felicit, tristezza o paura
esattamente come prima dellincidente. Una cosa del genere non vi farebbe riflettere? Oppure,
immaginate una persona che, in seguito a una lesione cerebrale localizzata altrove, perda la capacit di
sperimentare la paura quando essa fosse la reazione appropriata alla situazione, conservando tuttavia
quella di provar compassione. La crudelt della patologia neurologica pu essere un abisso senza fondo
per le sue vittime - i pazienti e coloro che sono chiamati ad assistere alla devastazione. Daltra parte, il
bisturi della malattia  responsabile anche dellunico aspetto capace di riscattarla: dissezionando e
isolando le normali operazioni del cervello umano, e dando spesso prova di una prodigiosa precisione,
la patologia neurologica ci offre una via daccesso unica a quelle vere e proprie roccaforti che sono il
cervello e la mente delluomo.
La riflessione sulla situazione di questi pazienti, e di altri che versavano in condizioni simili,
sollevava ipotesi affascinanti. Tanto per cominciare, lesioni cerebrali localizzate in aree ben definite e
circoscritte potevano inibire particolari sentimenti; in altre parole, la perdita di una porzione specifica
dei circuiti cerebrali era associata alla scomparsa di un evento mentale altrettanto specifico. In secondo
luogo, sembrava chiaro che sentimenti diversi fossero controllati da sistemi cerebrali pure diversi; il
danno che colpiva unarea dellanatomia cerebrale non causava la scomparsa, in un sol colpo, di tutti i
tipi di sentimento. In terzo luogo, e questo era pi sorprendente, quando i pazienti perdevano la
capacit di esprimere una certa emozione, perdevano anche quella di provare il sentimento
corrispondente. Non era per vero lopposto: alcuni pazienti che perdevano la capacit di sperimentare
certi sentimenti potevano, ci nondimeno, esprimere le emozioni corrispondenti. Ma allora, non poteva
darsi che - sebbene emozioni e sentimenti fossero gemelli - lemozione fosse nata per prima, e il
sentimento si ritrovasse a seguirla sempre come unombra? A dispetto della loro stretta affinit e
dellapparente simultaneit, a ben guardare sembrava che lemozione precedesse il sentimento. Come
vedremo, la comprensione di questa specifica relazione apr nuove possibilit allindagine sui
sentimenti.
Con laiuto delle tecniche di scansione che oggi ci consentono di visualizzare lanatomia e
lattivit del cervello umano fu possibile verificare tutte queste ipotesi. Passo per passo, dapprima in
pazienti e poi anche in individui che non presentavano alcuna patologia neurologica, io e i miei
colleghi cominciammo a disegnare la mappa della geografia cerebrale dei sentimenti. Nostro scopo era
quello di delucidare la rete dei meccanismi che consentono ai nostri pensieri di indurre stati emozionali
e generare sentimenti.2
Emozione e sentimento hanno avuto un ruolo importante, ma molto diverso, in due dei miei
libri precedenti. NellErrore di Cartesio ho affrontato il loro ruolo nellattivit decisionale. In
Emozione e coscienza ho descritto quel ruolo nella costruzione del s. In questo libro, invece, intendo
concentrarmi sui sentimenti stessi: su ci che sono, e su ci che offrono. Gran parte dei dati che
discuter qui non era disponibile quando scrissi i miei libri precedenti, e oggi la nostra comprensione
dei sentimenti pu fondarsi su una base pi solida. Lo scopo principale di questo libro, allora,  di
presentare un rapporto sui progressi compiuti nel comprendere la natura e il significato dei sentimenti e
dei fenomeni a essi affini nelluomo, descrivendoli cos come io li vedo adesso, sia nella mia veste di
neurologo e neuroscienziato, sia nei panni di un essere umano che li sperimenta abitualmente.
Lessenza della mia attuale concezione  che i sentimenti siano lespressione del benessere o
della sofferenza umani, cos come essi hanno luogo nella mente e nel corpo. I sentimenti non sono meri
orpelli aggiunti alle emozioni - qualcosa, per intenderci, che si possa prendere o lasciare. Essi possono
essere, e spesso sono, rivelazioni dello stato in cui versa la vita allinterno dellorganismo nella sua
interezza - un sollevare il velo, nel senso letterale del termine. Giacch la vita  un atto finemente
calibrato, in massima parte i sentimenti sono espressione di una lotta per l'equilibrio: idee relative a
regolazioni e correzioni sottili in assenza delle quali un solo errore sarebbe di troppo e latto intero
collasserebbe. Se nellesistenza delluomo c qualcosa che pu al tempo stesso rivelarne grandezza e
meschinit, si tratta proprio dei sentimenti.
Oggi la scienza sta cominciando a chiarire le modalit con cui quella rivelazione si presenta alla
mente. Il cervello usa un certo numero di regioni appositamente dedicate che lavorano di concerto per
rappresentare, sotto forma di mappe neurali, una miriade di aspetti delle attivit dellorganismo. Questa
rappresentazione  un quadro composito e in continuo mutamento della vita colta al volo, nel suo
svolgimento. I canali chimici e neurali che portano al cervello i segnali con i quali comporre questo
ritratto della vita sono esattamente idonei allo scopo, proprio come lo sono i substrati fatti per riceverli:
la tela su cui dipingere il quadro. Oggi il mistero di come sentiamo , in effetti, un poco meno
misterioso.
 ragionevole chiedersi se il tentativo di comprendere i sentimenti abbia un qualsiasi valore al
di l di quello legato alla soddisfazione della curiosit. Per un certo numero di ragioni, io credo che s,
lo possieda. Il chiarimento della neurobiologia dei sentimenti, e delle emozioni che li precedono, giova
alle nostre concezioni sul problema mente-corpo: un problema essenziale per comprendere chi siamo.
Lemozione e le reazioni affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si trovano su
quello della mente. Lo studio del modo in cui i pensieri inducono le emozioni - e viceversa le emozioni
fisiche diventano quel genere di pensieri che noi chiamiamo sentimenti - ci permette di osservare mente
e corpo, manifestazioni evidentemente diversissime di un organismo umano unico e senza soluzioni di
continuit, da una prospettiva privilegiata.
Questo sforzo presenta tuttavia anche vantaggi di natura pi pratica. Una spiegazione della
biologia dei sentimenti e delle emozioni correlate ci aiuter probabilmente a trovare cure pi efficaci
per alcune delle principali cause di sofferenza umana: per esempio la depressione, il dolore e le
tossicodipendenze. Inoltre, la comprensione della natura, del funzionamento e del significato dei
sentimenti  indispensabile per arrivare a disporre, in futuro, di una visione dellessere umano pi
accurata di quella attualmente in nostro possesso, che tenga in considerazione i progressi nelle scienze
sociali, cognitive e biologiche. Perch mai tutto ci dovrebbe avere una qualche utilit pratica? Perch
il successo o il fallimento dellumanit dipende in larga misura dal modo in cui la gente e le istituzioni
incaricate di governare la vita pubblica includono nei propri princpi e nelle proprie politiche una
visione corretta dell'uomo. La comprensione della neurobiologia dellemozione e dei sentimenti  una
chiave per arrivare a formulare princpi e politiche in grado di ridurre la sofferenza dellumanit
favorendone nel contempo il rigoglio. In effetti, le nuove conoscenze riguardano anche il modo in cui
gli esseri umani affrontano la tensione irrisolta fra interpretazioni sacre e profane della propria
esistenza.
Ora che ho delineato il mio scopo principale,  tempo di spiegare perch il titolo di un libro
dedicato alle nuove idee sulla natura e il significato dei sentimenti umani debba invocare Spinoza.
Poich non sono un filosofo e questo libro non si occupa della filosofia spinoziana,  ragionevole
chiedersi: perch Spinoza? La spiegazione pi breve  che il suo pensiero ha una grande rilevanza ai
fini di qualsiasi descrizione delle emozioni e dei sentimenti umani. Spinoza considerava pulsioni,
motivazioni, emozioni e sentimenti - che denominava, nel loro insieme, affetti - come un aspetto
centrale dellumanit. Gioia e dolore erano due concetti importanti nel suo tentativo di comprendere gli
esseri umani e di indicare come la loro vita potrebbe essere vissuta meglio.
Quanto alla spiegazione pi lunga, essa  anche pi personale.
LAIA
1 dicembre 1999. Il portiere dellHotel des Indes, un tipo molto cordiale, insiste: Non
dovrebbe andare a piedi con questo tempo, signore; lasci che le chiami un taxi. C un brutto vento,
signore, quasi di uragano. Guardi le bandiere. E vero, le bandiere sventolano e nuvole veloci corrono
verso oriente. Sebbene il viale delle Ambasciate sembri sul punto di spiccare il volo, declino lofferta.
Preferisco camminare, gli dico. Andr benissimo. E poi, ha visto quanto  bello il cielo, l fra le nubi?
Il mio portiere non ha idea di dove io stia andando, n io ho intenzione di dirglielo. Che penserebbe?
Ha quasi smesso di piovere, e con un po di determinazione  facile vincere il vento. Riesco a
camminare speditamente e a seguire la mia mappa mentale del luogo. Alla fine della passeggiata di
fronte allHotel des Indes, sulla mia destra vedo il Binnenhof, lantico palazzo di Governo, e il
Mauritshuis, impavesato col volto di Rembrandt - nel museo allinterno  esposta una collezione dei
suoi autoritratti. Oltrepassata la piazza del museo, le strade sono quasi deserte, sebbene questo sia il
centro della citt, e oggi sia un normale giorno lavorativo. Devono aver raccomandato alla gente di
rimanere in casa. Tanto meglio cos. Arrivo allo Spui senza essere costretto a farmi largo tra la calca.
Una volta arrivato alla Nieuwe Kerk, la strada non mi  pi familiare, ed esito per un secondo; la scelta,
tuttavia,  ben presto chiara: svolto a destra in Jacobstraat, poi a sinistra in Wagenstraat, e infine di
nuovo a destra in Stille Veerkade. Cinque minuti dopo sono in Paviljoensgracht. Mi fermo davanti al
numero 72-74.
La facciata della casa  proprio come me lero immaginata, un piccolo edificio a tre piani, largo
lo spazio di tre finestre: una versione, pi modesta che ricca, della tipica casa di citt lungo i canali. E
ben tenuta e non molto diversa da come doveva essere nel diciassettesimo secolo. Tutte le finestre sono
chiuse, e non c segno di attivit. La porta  in buone condizioni e ben verniciata; accanto a essa c,
incorniciato, un campanello di lucido ottone, con la parola spinozahuis incisa sul bordo. Risoluto, ma
senza farmi illusioni, premo il pulsante. Dallinterno non proviene alcun suono, n scorgo muoversi le
tende. Prima, quando avevo cercato di telefonare, non cera stata risposta. spinozahuis  chiusa.
Questo  il luogo in cui Spinoza trascorse gli ultimi sette anni della sua non lunga vita, e dove
mor nel 1677. Il Trattato teologico-politico che aveva portato con s al suo arrivo fu pubblicato da qui,
in forma anonima. Anche l'Etica fu completata qui e pubblicata dopo la sua morte, in forma quasi
altrettanto anonima.
Non ho alcuna speranza di riuscire a vedere la casa oggi, ma non  detto che sia venuto per
niente. Nella curatissima aiuola centrale che separa le due corsie della strada, giardino urbano inatteso,
scopro lo stesso Spinoza, seminascosto dal fogliame spazzato dal vento, seduto - silenzioso e assorto -
in una bronzea, solida, perpetuit. Sembra compiaciuto e assolutamente incurante del tumulto
meteorologico - proprio come ci si aspetterebbe, del resto, giacch ai suoi tempi resistette a forze ben
pi violente.
Negli ultimi anni mi sono messo sulle tracce di Spinoza, a volte inseguendolo nei libri, a volte
nei luoghi, ed  per questo che oggi sono qui. Come potete vedere, si tratta di un curioso passatempo, al
quale non avrei mai immaginato di dedicarmi. La ragione che mi ci spinse ha molto a che fare con le
coincidenze. Mi accostai a Spinoza per la prima volta da adolescente - non c et migliore per leggere
i suoi scritti sulla religione e la politica -, ma devo dire che, mentre alcune delle sue idee produssero in
me unimpressione duratura, la reverenza che sviluppai per lui era alquanto astratta. Da un lato egli
esercitava su di me tutto il suo fascino; dallaltro era invece, al tempo stesso, ostico e inaccessibile. In
seguito non ritenni il suo pensiero particolarmente rilevante per il mio lavoro, e la mia conoscenza delle
sue idee rimase frammentaria. Da tempo, tuttavia, apprezzavo particolarmente una sua frase sulla
nozione del s, tratta dallEtica; fu quando pensai di citarla e dovetti quindi controllarne accuratezza e
contesto, che Spinoza rientr nella mia vita. Reperii il passo - perfetto! La citazione corrispondeva al
contenuto del foglio di carta ingiallito che un tempo avevo appeso a una parete con una puntina da
disegno. Poi, per, cominciai a leggere quel che precedeva e quel che seguiva il brano particolare al
quale ero approdato e - semplicemente - non potei pi fermarmi. Spinoza era sempre lo stesso, ma io
no. Gran parte di ci che un tempo mi era parso impenetrabile adesso mi era familiare - stranamente
familiare, in realt - e appariva molto importante ai fini di diversi aspetti del mio lavoro recente. Certo,
non avrei sottoscritto tutto, questo no. Tanto per cominciare, alcuni suoi passaggi erano ancora oscuri, e
fra alcuni concetti esistevano conflitti e incoerenze che rimanevano irrisolti anche dopo molte letture.
Ero ancora sconcertato, perfino esasperato. Il pi delle volte, tuttavia, nel bene o nel male, mi sentivo in
una piacevole condizione di risonanza con le sue idee, un po come il protagonista dell'Uomo di Kiev di
Bernard Malamud, che dopo aver letto alcune pagine di Spinoza aveva continuato, quasi che fosse stato
incalzato da qualcuno: Non lho capito parola per parola, ve lho detto, ma quando si ha a che fare con
pensieri come quelli par di volare a cavallo di una scopa.3 Spinoza trattava gli argomenti che pi mi
interessavano come scienziato: la natura delle emozioni e dei sentimenti e il rapporto fra mente e corpo
- gli stessi che sono stati al centro dellinteresse di molti altri pensatori del passato. Ai miei occhi, per,
egli sembrava aver anticipato le soluzioni che i ricercatori stanno proponendo oggi per alcuni di tali
problemi. Era sorprendente.
Per esempio, quando Spinoza diceva che lamore non  niente altro che la "letizia
accompagnata dallidea di una causa esterna, stava separando in modo chiarissimo il processo del
sentimento da quello di avere unidea su un oggetto che pu causare unemozione.4 La gioia (laetitia)
era una cosa; loggetto che la causava, unaltra. Naturalmente, la gioia o il dolore finivano per unirsi,
nella mente, allidea degli oggetti induttori, ma allinizio si trattava di processi distinti nel nostro
organismo. Spinoza aveva descritto un dispositivo funzionale che la scienza moderna sta rivelando
essere un dato di fatto: gli organismi viventi hanno la capacit di reagire emozionalmente a oggetti ed
eventi diversi. La reazione  seguita da una particolare modalit di sentimento; una certa variazione del
piacere o del dolore rappresenta una componente necessaria del sentimento.
Secondo Spinoza, inoltre, il potere degli affetti  tale che lunica speranza di poterne superare
uno controproducente - una passione irrazionale - sta nel sopraffarlo con un affetto positivo pi forte,
indotto dalla ragione. Un affetto non pu essere impedito n tolto se non mediante un affetto contrario
e pi forte dellaffetto da impedire.5 In altre parole, Spinoza raccomandava di combattere
unemozione negativa contrapponendogliene unaltra, ancor pi forte, ma positiva, indotta dal
ragionamento e da uno sforzo dellintelletto. Il punto essenziale nel suo pensiero era lidea che il
dominio delle passioni dovesse essere realizzato non solo dalla ragione pura, ma da unemozione da
essa indotta. Questo non  assolutamente un obiettivo facile; daltra parte Spinoza non trovava grandi
meriti nelle cose semplici.
Di grande importanza, ai fini di ci che intendo discutere qui, era la sua idea che mente e corpo
fossero attributi paralleli (chiamiamoli manifestazioni) della stessa, identica sostanza.6 Come minimo,
con il rifiuto di fondare mente e corpo su sostanze diverse, Spinoza stava notificando la propria
opposizione alla concezione prevalente ai suoi tempi, elevando una voce di dissenso su un mare di
conformismo. Pi interessante, tuttavia, era un altro suo concetto, e cio che loggetto dellidea
costituente la mente umana  il corpo.7 Questa sua idea sollevava una possibilit straordinaria. Pu
darsi infatti che Spinoza avesse intuito i princpi alla base dei meccanismi naturali responsabili delle
manifestazioni parallele della mente e del corpo. Come discuter in seguito, io sono convinto che i
processi mentali trovino il proprio fondamento nelle mappe del corpo presenti nel cervello - insiemi di
configurazioni neurali nei quali sono rappresentate le risposte agli eventi che causano emozioni e
sentimenti. Nulla avrebbe potuto essere pi confortante, per me, di imbattermi in questa affermazione
di Spinoza e interrogarmi sul suo possibile significato.
Tutto questo sarebbe stato pi che sufficiente ad alimentare la mia curiosit su di lui; e
comunque, a sostenere il mio interesse cera anche dellaltro. Secondo Spinoza, gli organismi si
sforzano naturalmente, per necessit, di persistere nel proprio essere; e la loro reale essenza  costituita
proprio da quel necessario sforzo. Gli organismi entrano in essere con la capacit di regolare i processi
vitali e quindi di consentire la propria sopravvivenza. In modo ugualmente naturale, essi cercano di
raggiungere una maggior perfezione funzionale, che Spinoza identifica con la gioia. Tutti questi
sforzi e queste tendenze sono intrapresi inconsciamente.
A quanto pare, attraverso le sue proposizioni prive di sentimentalismi e abbellimenti, Spinoza
aveva misteriosamente messo insieme i frammenti di unarchitettura della regolazione della vita - e
laveva fatto muovendosi lungo le stesse linee seguite poi, due secoli dopo, da William James, Claude
Bernard e Sigmund Freud. Inoltre, rifiutando di riconoscere un disegno intenzionale nella natura, e
immaginando corpo e mente costituiti da componenti che potevano essere associate in configurazioni
diverse nelle diverse specie, le idee di Spinoza erano compatibili con il pensiero evoluzionista di
Charles Darwin.
Forte di questa sua concezione rivisitata della natura umana, Spinoza pass a collegare i
concetti di bene e di male, come pure quelli di libert e salvezza, agli affetti e alla regolazione dei
processi vitali. Secondo Spinoza, le norme che governano la nostra condotta personale e sociale
dovrebbero esser forgiate su una pi profonda conoscenza dellumanit, una conoscenza che stabilisca
un contatto con il Dio e la Natura dentro di noi.
Alcune idee di Spinoza sono parte integrante della nostra cultura, ma per quanto ne so, i
moderni sforzi per comprendere la biologia della mente non fanno mai riferimento a lui.8 Questa
assenza  di per se stessa interessante. Considerando la sua celebrit, Spinoza non  ben conosciuto. A
volte egli sembra emergere dal nulla in un solitario e inspiegato splendore, ma in realt si tratta di
unimpressione falsa, giacch - nonostante la sua originalit intellettuale - fu comunque senzaltro
figlio dei suoi tempi. E poi, in modo altrettanto improvviso, sembra che si dissolva senza lasciar eredi -
unaltra falsa impressione, se si pensa che l'essenza di alcune delle sue idee proibite  ravvisabile
nellIlluminismo e ben oltre, nel secolo che segu alla sua morte.9 Una possibile spiegazione dello
status di Spinoza come celebrit sconosciuta sta nello scandalo che egli diede ai suoi tempi. Come
vedremo (nel capitolo 6), le sue parole furono ritenute eretiche; messe al bando per alcuni decenni, le
sue opere, con rare eccezioni, furono citate solo per essere censurate. Tali attacchi paralizzarono
moltissimi tentativi, messi in atto dagli ammiratori di Spinoza, di discuterne pubblicamente le idee.
Sebbene la naturale continuit che caratterizza il riconoscimento intellettuale dellopera di un pensatore
fosse stata quindi interrotta, alcune idee spinoziane vennero comunque usate senza riconoscerne la
paternit. E daltra parte, questo stato di cose non spiega come mai il pensiero spinoziano sia rimasto
sconosciuto perfino dopo che personaggi della statura di Goethe e Wordsworth ebbero cominciato a
farsene paladini, e nonostante la fama del filosofo fosse andata costantemente aumentando. Forse una
spiegazione migliore c, ed  che conoscere Spinoza non  impresa facile.
Le difficolt cominciano col fatto che occorre fare i conti con diversi Spinoza - almeno quattro,
stando alle mie stime. Il primo  lo Spinoza pi accessibile, lerudito su posizioni religiose radicali, in
contrasto con le Chiese del suo tempo, che presenta una nuova concezione di Dio e propone una nuova
via verso la salvezza umana. Poi c lo Spinoza architetto politico, il pensatore che descrive le
caratteristiche di uno Stato democratico ideale popolato da cittadini felici e responsabili. Il terzo
Spinoza, il meno accessibile del gruppo,  il filosofo che si serve di fatti scientifici, di un metodo di
dimostrazione geometrica e dellintuizione per formulare la propria concezione delluniverso e degli
esseri umani.
Gi riconoscere questi tre Spinoza e la rete delle loro reciproche dipendenze basta a mostrare
quanto egli sappia essere complicato. Ma c anche un quarto Spinoza: il protobiologo, il pensatore che
riflette sui temi della biologia, nascondendosi dietro infinite proposizioni, assiomi, dimostrazioni,
lemmi e corollari. Poich molti dei progressi compiuti nella scienza che studia emozioni e sentimenti
sono in armonia con idee che lo stesso Spinoza cominci a formulare allora, il mio secondo scopo, qui,
 di collegare questo Spinoza meno conosciuto a una parte dellodierna neurobiologia. Desidero
tuttavia sottolineare ancora una volta che questo non  un libro sulla filosofia di Spinoza. Non intendo
affrontare il suo pensiero al di fuori degli aspetti che ritengo pertinenti alla biologia. Il mio obiettivo 
pi modesto. Uno dei meriti della filosofia  che, nel corso della sua storia, ha prefigurato la scienza. E
io credo che si renda un buon servizio anche alla scienza riconoscendo quello storico sforzo.
ALLA RICERCA DI SPINOZA
Nonostante le sue riflessioni sulla mente delluomo scaturissero da un interesse pi ampio per la
condizione umana, il pensiero spinoziano  importante per la neurobiologia. Spinoza era soprattutto
interessato al rapporto fra esseri umani e natura. Egli cerc di delucidarlo, in modo da poter proporre
dei mezzi realistici per la salvezza umana. Alcuni di essi erano di natura personale, sotto lesclusivo
controllo dellindividuo, mentre altri facevano affidamento sullaiuto che lindividuo stesso riceve da
certe forme di organizzazione sociale e politica. Il pensiero spinoziano discende da quello aristotelico;
qui per le fondamenta biologiche sono pi salde, il che non sorprende. Molto prima di John Stuart
Mill, Spinoza sembra aver colto una relazione tra felicit personale e collettiva da un lato, e salvezza
umana e struttura dello Stato dallaltro. Almeno limitatamente alle sue conseguenze sociali, il pensiero
spinoziano sembra aver avuto un notevole riconoscimento.10
Spinoza prescrisse uno Stato democratico ideale, i cui caratteri distintivi fossero la libert di
parola - si conceda a ognuno sia di pensare ci che vuole sia di dire ci che pensa -,11 la separazione
fra Stato e Chiesa e un generoso contratto sociale che promuovesse il benessere dei cittadini e
larmonia del governo. Spinoza prescriveva tutto questo con pi di un secolo di anticipo sulla
Dichiarazione di Indipendenza e il Primo Emendamento. Il fatto che, nel contesto dei suoi sforzi
rivoluzionari, egli avesse anticipato anche alcuni aspetti della moderna biologia  quanto mai
interessante.
Chi era dunque questuomo, capace di pensare alla mente e al corpo in un modo che non solo si
contrapponeva profondamente al pensiero della maggior parte dei suoi contemporanei, ma che pi di
trecento anni dopo  ancora straordinariamente attuale? Quali furono le circostanze che produssero uno
spirito tanto controcorrente? Per cercare di rispondere a queste domande, dobbiamo considerare ancora
un altro Spinoza, luomo che si cela dietro ai suoi tre nomi di battesimo - Bento, Baruch, Benedictus -,
una persona al tempo stesso coraggiosa e prudente, intransigente e accomodante, arrogante e modesta,
distaccata e gentile, ammirevole e irritante, attenta a quanto era osservabile e concreto, e ci
nondimeno animata da unirriducibile spiritualit. I sentimenti personali di questuomo non emergono
mai direttamente nei suoi scritti n affiorano dal suo stile, e il suo carattere devessere ricostruito da
mille indizi indiretti.
Quasi senza accorgermene, cominciai a cercare luomo: la persona celata dietro la singolarit
della sua opera. Desideravo incontrarlo nella mia immaginazione e chiacchierare un po con lui -
magari fargli autografare la mia copia dellEtica. Raccontare la mia ricerca di Spinoza e la storia della
sua vita ha cos finito per diventare il terzo scopo di questo libro.
Spinoza nacque nella prospera citt di Amsterdam nel 1632, al culmine dellepoca doro
olandese. Quello stesso anno, a quattro passi dalla casa degli Spinoza, un Rembrandt van Rijn
ventitreenne stava dipingendo La lezione di anatomia del dottor Tulp,
il quadro che lavrebbe reso famoso. Il mecenate di Rembrandt, Constantijn Huygens, statista e
poeta, segretario del principe dOrange e amico di John Donne, era da poco divenuto padre di
Christiaan, che sarebbe diventato uno dei pi celebri astronomi e fisici di tutti i tempi. Cartesio, il
filosofo pi importante dellepoca, aveva trentadue anni e abitava anchegli ad Amsterdam lungo il
Prinsengracht, e in quel periodo si preoccupava dellaccoglienza che le sue nuove idee riguardanti la
natura umana avrebbero ricevuto in Olanda e allestero. Presto avrebbe cominciato a insegnare algebra
al giovane Christiaan Huygens. Il luogo che vide la nascita di Spinoza era di una ricchezza intellettuale
e materiale persino eccessiva, addirittura tale - per riprendere limmagine quanto mai appropriata di
Simon Schama - da provocare disagio.12
Bento era il nome che Spinoza ricevette dai suoi genitori, Miguel e Hanna Debora, ebrei
sefarditi portoghesi emigrati ad Amsterdam. Nella sinagoga e fra gli amici, mentre cresceva nella ricca
comunit dei mercanti e degli eruditi ebrei di Amsterdam, era noto invece come Baruch. A ventiquattro
anni, dopo essere stato bandito dalla sinagoga, adott il nome di Benedictus. Spinoza abbandon le
comodit della sua casa natale di Amsterdam e cominci quel vagabondaggio, sereno e tranquillo, di
cui le stanze in Paviljoensgracht avrebbero rappresentato lultima tappa. Il nome portoghese Bento,
quello ebreo Baruch e quello latino Benedictus, significano tutti la stessa cosa: benedetto. Ma dunque,
che cosa racchiude un nome? Moltissimo, direi. In superficie le parole possono anche essere
equivalenti, ma il significato profondo di ognuna di esse era drammaticamente diverso.
STA ATTENTO!
Devo vedere linterno della casa, ma per il momento la porta  chiusa. Tutto quel che posso fare
 di immaginare qualcuno che emerga da un barcone ormeggiato l vicino, si accosti e chieda di
Spinoza (ai suoi tempi Paviljoensgracht era un ampio canale; in seguito venne riempito e trasformato in
un viale, come  del resto accaduto a moltissimi canali, ad Amsterdam e a Venezia). Ecco: lottimo
Van der Spijk, proprietario della casa e pittore, apre la porta. Poi, con amabile cortesia, fa accomodare
il visitatore nel suo studio - il locale con le due finestre che si aprono sulla facciata, accanto alla porta
principale -, lo invita ad aspettare e va a riferire a Spinoza, suo pensionante, che  arrivato qualcuno per
lui.
Le stanze di Spinoza erano al terzo piano e per arrivare nello studio egli doveva scendere la
scala a chiocciola - una di quelle terribili scale strettissime per le quali larchitettura olandese 
tristemente famosa. Spinoza era elegantemente vestito nel suo abbigliamento da fidalgo - n nuovo, n
troppo usato, tutto in perfetto ordine: un colletto bianco inamidato, calzoni alla cavallerizza neri, un
panciotto di pelle nera, una giacca di pelo di cammello nero portata con eleganza sulle spalle, scarpe di
pelle nera ben lucidate con grosse fibbie dargento e un bastone di legno, forse, per aiutarsi sulle scale.
Spinoza aveva una segreta passione per le scarpe di pelle nera. Spiccavano, nel suo aspetto, il volto
armonioso e ben rasato, e in particolare i grandi occhi scurissimi che brillavano di intelligenza. Neri
erano pure i capelli, come le lunghe sopracciglia; la pelle era olivastra; la statura media e la corporatura
leggera.
Con un fare educato, perfino affabile, ma al tempo stesso con pratica immediatezza, il visitatore
era esortato a venire al punto. Nelle sue ore di lavoro, questo generoso maestro poteva intrattenere i
suoi ospiti con discussioni sullottica, la politica e la fede religiosa. Veniva servito il t. Van der Spijk
continuava a dipingere, in linea di massima restando silenzioso, ma con unaria di sana, democratica,
dignit. I suoi sette figli, bambini turbolenti, se ne rimanevano alla larga, nel retro della casa. La
signora Van der Spijk cuciva. La domestica sfacchinava in cucina. Sembra di vedere la scena.
Spinoza fumava la pipa. Laroma del tabacco entrava in conflitto con la fragranza della
trementina - e intanto, mentre la luce andava scemando a poco a poco, Spinoza soppesava le domande e
dava loro una risposta. Riceveva moltissimi visitatori - dai vicini e dai parenti dei Van der Spijk, ai
giovani studenti avidi di imparare e alle fanciulle impressionabili; o, ancora, da Gottfried Leibniz e
Christiaan Huygens a Heinrich Oldenburg, presidente della neofondata Royal Society. A giudicare dal
tono della sua corrispondenza, Spinoza era molto benevolo con la gente semplice, e meno paziente con
i suoi pari. Evidentemente, tollerava gli stupidi, purch fossero modesti.
Riesco anche a immaginare - in unaltra giornata grigia, il 25 febbraio del 1677 - un corteo
funebre che marcia lentamente verso la Nieuwe Kerk, distante solo qualche minuto dalla casa:  il
semplice feretro di Spinoza, seguito dai Van der Spijk e da molti uomini illustri, sei carri in tutto.
Torno sui miei passi, ripercorrendo il probabile cammino del corteo. So che la tomba di Spinoza  nel
cimitero annesso alla chiesa, e ora che ho visto la casa del vivo posso benissimo visitare la dimora del
morto.
Il camposanto  delimitato da cancelli che per sono tutti spalancati. Non c un vero e proprio
cimitero, in realt, ma solo arbusti, erba, muschio e vialetti fangosi fra alberi ad alto fusto. La tomba 
proprio dove pensavo che fosse, nella parte posteriore del cimitero, dietro la chiesa, esposta a sud e a
est: si
tratta di una pietra piatta a livello del suolo con una lapide verticale, disadorna ed erosa dalle
intemperie. Oltre a dirci chi  il proprietario della tomba, liscrizione recita: caute!, che in latino
significa Sta attento!. E un consiglio un po deprimente se si pensa che i resti di Spinoza non sono
davvero nella tomba, perch il suo corpo fu trafugato, nessuno sa da chi, qualche tempo dopo la
sepoltura, quando le spoglie del filosofo riposavano allinterno della chiesa. Spinoza aveva detto che
ogni uomo dovrebbe pensare ci che vuole e dire ci che pensa - s, ma non cos precipitosamente, non
ancora. Sta attento. Bada a quel che dici (e scrivi), altrimenti nemmeno le tue ossa si salveranno...
Nella sua corrispondenza, Spinoza utilizzava il motto Caute! impresso proprio sotto il disegno
di una rosa. Ed  innegabile che gli scritti degli ultimi dieci anni della sua vita abbiano un carattere
strettamente confidenziale. Per il suo Tractatus theolologico-politicus, pubblicato ad Amsterdam
senza nome nel 1670,13 diede indicazioni false per leditore e il luogo di edizione (Hamburgi, Apud
Henricum Knrath). Come altre sue opere, il libro era scritto in latino, un modo per selezionare
ulteriormente la cerchia dei lettori e non esporsi alle reazioni del vulgus - la gente comune, ma anche
i fanatici religiosi. Ben presto, tuttavia, Spinoza venne identificato come lautore e dovette subire i
violenti attacchi di calvinisti e cattolici. Comera prevedibile, il Santo Uffizio vide nellopera un
attacco integrale contro la religione organizzata e il potere politico e incluse lopera nell Indice dei
libri pericolosi. Ma le reazioni si spinsero oltre. Nel 1674 le Corti dOlanda proibivano il Tractatus e
con esso il Leviatano di Hobbes e il Philosophia Sacrae Scripturae interpres di Meyer. In seguito
Spinoza si astenne del tutto dal pubblicare i propri lavori, e la cosa non sorprende. Il giorno della
morte, il 21 febbraio 1677, i suoi scritti erano ancora nel cassetto dello scrittoio; Van der Spijk, per,
sapeva gi cosa fare e invi tutto il mobile ad Amsterdam, dove esso venne consegnato al vero editore
di Spinoza, Jan Rieuwertsz. Lopera postuma - comprendente, oltre all'Ethica, pi volte rivista, il
Tractatus politicus, rimasto incompiuto, il Tractatus de intellectus emendatione, le Epistolae,14 e il
Compendium Grammatices Linguae Hebreae - fu pubblicata in quello stesso anno, ancora in forma
anonima. Dovremmo ricordarcene, quando descriviamo le Province Unite come unisola felice, rifugio
della libert intellettuale. Senza dubbio lo erano, ma la tolleranza aveva i suoi limiti.
Durante gran parte della vita di Spinoza, lOlanda fu una repubblica, e negli anni della maturit
del filosofo, Jan de Witt, Gran Pensionano dOlanda, domin la vita politica del Paese. De Witt era un
uomo ambizioso e dispotico, ma anche illuminato. Non  chiaro se conoscesse bene Spinoza, ma
sicuramente sapeva di lui e probabilmente contribu a contenere le ire dei politici calvinisti pi
conservatori quando il Tractatus, di cui possedeva una copia gi dal 1670, cominci a dare scandalo. Si
dice che de Witt avesse richiesto lopinione del filosofo su questioni di natura politica e religiosa e che
Spinoza si fosse compiaciuto della sua stima. Quandanche queste voci non fossero vere, non c
dubbio che de Witt era interessato al pensiero politico di Spinoza e quanto meno tollerante nei
confronti delle sue concezioni religiose. Spinoza si sentiva giustificatamente protetto dalla presenza di
de Witt.
Questo relativo senso di sicurezza gli venne bruscamente a mancare nel 1672, in quello che fu
uno dei momenti pi cupi dellepoca doro olandese. In un improvviso volgere degli eventi -
caratteristico di quel periodo politicamente instabile -, de Witt e il fratello furono linciati da una folla
sulla base del sospetto, peraltro infondato, che avessero tradito la causa olandese nella guerra in corso
contro la Francia. Gli assalitori colpirono i de Witt con mazze e coltelli mentre li trascinavano alla
forca, cos che quando vi arrivarono non ci fu pi bisogno di impiccarli. Svestirono i corpi e li appesero
a testa in gi, come in una macelleria; poi li squartarono. I pezzi furono venduti come souvenir, e
mangiati crudi o cotti nel pi disgustoso sfogo di allegria. Tutto questo ebbe luogo non lontano da dove
mi trovo io ora, proprio dietro langolo della casa di Spinoza, e con ogni probabilit fu anche per lui il
momento pi nero. Questi eventi sconvolsero molti pensatori e politici del tempo. Leibniz ne fu
inorridito, proprio come limperturbabile Huygens, al sicuro a Parigi. Spinoza, per, ne fu devastato.
Quella barbarie gli aveva mostrato la natura umana nella sua forma peggiore e pi vergognosa,
riscuotendolo dalla serenit danimo che tanto sera ingegnato a conservare. Prepar un cartello che
intitol Ultimi Barbarorum (I peggiori fra i barbari) e voleva metterlo vicino ai resti dei de Witt. La
saggezza di Van der Spijk, sulla quale si poteva sempre contare, fortunatamente prevalse: egli chiuse la
porta di casa e trattenne la chiave, impedendo cos a Spinoza di uscire e trovar morte certa. Spinoza
pianse, e fu lunica volta, a quanto si dice, in cui fu visto da altri dare sfogo a unemozione fuori
controllo. Il porto sicuro degli intellettuali, ammesso che tale fosse stato in passato, aveva ormai
cessato di esistere.
Guardo ancora la tomba di Spinoza e mi viene in mente liscrizione preparata da Cartesio per la
propria: Bene visse chi ben si nascose.15 Solo ventisette anni separano le date di morte di questi due
personaggi, parzialmente contemporanei (Cartesio mor nel 1650). Entrambi trascorsero la maggior
parte della loro vita nel paradiso olandese - Spinoza per diritto di nascita, Cartesio per scelta: avendo
capito ben presto che le sue idee sarebbero probabilmente entrate in conflitto con la Chiesa cattolica e
la monarchia della madrepatria francese, era silenziosamente partito alla volta dellOlanda. Ci
nondimeno, entrambi dovettero nascondersi e fingere e, nel caso di Cartesio, forse anche distorcere il
proprio pensiero. E la ragione dovrebbe essere chiara. Nel 1633, un anno dopo la nascita di Spinoza,
Galileo era stato processato dalla Santa Inquisizione e messo agli arresti. Lo stesso anno, sebbene
avesse rimandato la pubblicazione del Trait de lhomme, Cartesio dovette rispondere a veementi
attacchi rivolti alla sua concezione della natura umana. Nel 1642, ritrattando il proprio pensiero, forse
come disperata contromisura volta a prevenire ulteriori attacchi, Cartesio postulava ormai unanima
immortale, separata dal corpo effimero. Se quella era effettivamente lintenzione, la strategia alla fine
funzion, ma non durante la sua vita. Pi tardi, Cartesio si rec in Svezia come mentore della regina
Cristina, nota per la sua trasgressivit. Mor cinquantaquattrenne, a met del primo inverno passato a
Stoccolma. Ringraziando il destino, viviamo in tempi diversi, ma c da rabbrividire a pensare come
queste libert, conquistate a cos caro prezzo, siano anche oggi minacciate. Forse il monito di Spinoza -
Caute! - vale ancora.
Mentre esco dal cimitero, i miei pensieri vanno al bizzarro significato di questo luogo di
sepoltura. Come mai Spinoza - nato ebreo -  sepolto accanto a questa potente chiesa protestante? La
risposta  complicata, come qualsiasi cosa abbia a che fare con Spinoza. E sepolto qui - forse - perch
essendo stato rinnegato dagli ebrei, poteva essere automaticamente considerato cristiano: di certo non
avrebbe potuto essere accolto nel cimitero ebraico di Ouderkerk. Ma forse non  qui, perch non
divenne mai cristiano - protestante o cattolico -, e agli occhi di molti era ateo. E straordinario come
tutto questo combaci. Il Dio di Spinoza non era ebreo n cristiano. Era ovunque, non gli si poteva
rivolgere la parola, non rispondeva alle preghiere, era in ogni particella delluniverso, senza principio e
senza fine. Sepolto e dissepolto, ebreo e non ebreo, portoghese ma non fino in fondo, olandese ma non
troppo - Spinoza non apparteneva a nessun luogo, o forse a tutti.
Quando rientro allHotel des Indes il portiere  felice di vedermi tutto intero. Non posso
resistere. Gli racconto che sono sulle tracce di Spinoza, che sono stato a casa sua. Il solido olandese 
colto di sorpresa. Si ferma perplesso e, dopo una pausa, dice: Lei intende ... il filosofo?. Bene,
dunque sa chi era Spinoza... dopotutto lOlanda  uno dei paesi che vantano il miglior livello di
istruzione al mondo. Per non immagina che Spinoza visse lultima parte della sua vita allAia, non sa
che fin qui i suoi lavori pi importanti, che mor qui e che sempre qui - si fa per dire -  sepolto; non sa
che qui ha una casa, un monumento e una tomba in suo onore, a poco pi di un chilometro.
Onestamente, sono in pochi ad averne idea. Di questi tempi non se ne parla molto dice il mio affabile
portiere.
PAVILJOENS GRACHT
Due giorni dopo, torno al numero 72 di Paviljoensgracht e stavolta i miei cortesi ospiti hanno
organizzato una visita alla casa. Il tempo  ancora peggiore dellaltro giorno, e dal Mare del Nord spira
un vento duragano.
Lo studio di Van der Spijk  appena un poco pi tiepido dellesterno, e di sicuro  pi buio. Mi
rimane nella mente una mescolanza di grigio e di verde. E un ambiente piccolo, facile da memorizzare,
e con il quale  anche facile giocare dimmaginazione. Mentalmente, ridispongo i mobili, rid luce alla
stanza e la riscaldo. Me ne sto seduto abbastanza a lungo per riuscire a vedere i movimenti di Spinoza e
di Van der Spijk in questo scenario limitato - e per concludere che nessun intervento di restauro
trasformer mai questa stanza nellambiente confortevole che Spinoza avrebbe meritato. E una lezione
di modestia. In questi pochi metri Spinoza ricevette i suoi innumerevoli visitatori, tra i quali Leibniz e
Huygens. Qui - quando non era troppo distratto dal suo lavoro e dimenticava del tutto di mangiare -
Spinoza pranzava e cenava, e parlava con la moglie di Van der Spijk e con i suoi numerosi figli. E qui
croll, sconvolto dalla notizia del linciaggio dei de Witt.
Come pot, Spinoza, sopravvivere a questo confino? Senza dubbio liberandosi nellinfinita
estensione della propria mente: un luogo pi ampio e non meno raffinato della reggia di Versailles e dei
suoi giardini, dove proprio allora Luigi XIV, di sei anni pi giovane ma destinato a sopravvivergli per
altri trenta, passeggiava con il suo gran seguito di cortigiani.
Emily Dickinson aveva proprio ragione, quando disse che un solo cervello, essendo pi vasto
del cielo, pu comodamente contenere un intelletto umano e, insieme, lintero universo.
2. APPETITI ED EMOZIONI
ONORE A SHAKESPEARE
Il merito desservi arrivato per primo va a Shakespeare. Verso la fine del Riccardo Il, persa
ormai la corona e con la prospettiva incombente del carcere, Riccardo parla a Bolingbroke, seppure
inconsapevolmente, di una possibile distinzione tra emozione e sentimento.1 Il re chiede uno specchio e
guarda il proprio volto, studiando lo spettacolo della devastazione. Poi osserva che le forme esteriori
di rammarico espresse dal suo volto non sono che ombre della pena che non si vede, una pena che
cresce in silenzio nellanimo torturato. Il suo dolore, egli dice, sta tutto dentro. In soli quattro
versi, Shakespeare proclama che il processo dellaffetto, in apparenza unico e monolitico - quel
processo che tanto spesso, con indifferente disinvoltura, noi chiamiamo emozione o sentimento - pu
invece essere scomposto e analizzato nelle sue parti.
La strategia di cui intendo servirmi per delucidare i sentimenti fa tesoro di questa distinzione.
Certo,  vero che nel suo uso comune la parola emozione tende ad abbracciare anche il concetto di
sentimento, ma nel nostro tentativo di comprendere la complessa sequenza di eventi che parte
dallemozione e arriva al sentimento, pu essere utile operare una separazione di principio fra le
componenti del processo esibite e rese pubbliche e quelle che invece rimangono private. Ai fini della
mia ricerca, chiamer la prima componente emozione, la seconda sentimento, in conformit con il
significato del termine sentimento che ho delineato in precedenza. Se chiedo al lettore di seguirmi in
questa scelta di termini e concetti,  per una buona ragione: essa infatti pu permetterci di scoprire
qualcosa sulla biologia alla base di tali processi. Prometto che alla fine del terzo capitolo ricongiunger
emozione e sentimento.2
Nel contesto di questo libro, dunque, le emozioni sono azioni o movimenti in larga misura
pubblici, ossia visibili ad altri nel momento in cui hanno luogo, manifestandosi nel volto, nella voce o
in comportamenti specifici. Sicuramente, alcune componenti del processo non sono percepibili a occhio
nudo, ma possono essere rese visibili grazie ai metodi dindagine scientifica di cui attualmente
disponiamo, per esempio effettuando dosaggi ormonali e registrando il comportamento di parametri
elettrofisiologici. I sentimenti, daltro canto, sono sempre nascosti, come lo sono necessariamente tutte
le immagini mentali, invisibili a chiunque salvo che al loro legittimo proprietario; essi rimangono
pertanto la propriet pi spiccatamente privata dellorganismo nel cui cervello hanno luogo.
Le emozioni si esibiscono nel teatro del corpo; i sentimenti in quello della mente.3 Come
vedremo, le emozioni e tutte le reazioni affini su cui esse si fondano fanno parte dei meccanismi
elementari preposti alla regolazione dei processi vitali; anche i sentimenti contribuiscono a tale
regolazione, ma a un livello superiore. Nella storia della vita, emozioni e reazioni affini precedono i
sentimenti, di cui rappresentano la base portante; alla base della nostra mente, esse sono eventi dei
quali vorremmo chiarire la natura.
Emozioni e sentimenti sono cos intimamente legati, in un processo senza soluzione di
continuit, che noi tendiamo, comprensibilmente, a pensarli come una cosa sola. Daltra parte, in
condizioni normali  possibile individuare, allinterno di quella continuit, segmenti diversi che  lecito
isolare gli uni dagli altri sotto la lente dingrandimento della neuroscienza cognitiva. Un osservatore
pu esaminare i comportamenti che costituiscono unemozione in modo obiettivo, sia a occhio nudo sia
avvalendosi di un gran numero di strumenti scientifici. In effetti, noi possiamo studiare il preludio al
processo del sentimento. Fare di emozione e sentimento oggetti di ricerca separati e distinti ci aiuta a
scoprire le modalit di quel processo.
Obiettivo di questo capitolo  quello di spiegare i meccanismi, fisici e cerebrali, responsabili
dellinduzione e dellesecuzione di unemozione. Pi che sulle circostanze che inducono lemozione,
lattenzione qui si concentra sul suo meccanismo intrinseco. Mi aspetto che il chiarimento delle
emozioni ci spieghi lemergere dei sentimenti.
LEMOZIONE PRECEDE IL SENTIMENTO
Nel discutere la precedenza dellemozione sul sentimento vorrei innanzitutto richiamare
lattenzione su una certa ambiguit nelle battute che Shakespeare scrisse per Riccardo. Essa ha a che
fare con la parola ombra e con la possibilit che, sebbene emozione e sentimento siano distinti, il
secondo preceda la prima. Le forme esteriori di rammarico, dice Riccardo, sono ombre di un dolore
non visto, una sorta dimmagine speculare delloggetto principale - cio del sentimento di dolore -,
proprio come il volto di Riccardo nello specchio  il riflesso delloggetto principale del dramma:
Riccardo. Questa ambiguit entra facilmente in risonanza con i suggerimenti di unintuizione non
guidata. Tutti noi tendiamo a vedere la fonte di ci che viene espresso in qualcosa di nascosto. Inoltre,
noi sappiamo che quel che conta davvero, per quanto riguarda la mente,  il sentimento. Qui sta la
sostanza dice Riccardo, parlando del suo dolore nascosto, e noi siamo daccordo. Sono i sentimenti
autentici a dispensarci sofferenza o piacere. In senso stretto, le emozioni sono esteriorit. Daltra parte,
principale non significa primo o causativo. La centralit dei sentimenti finisce per oscurare la
materia stessa da cui essi derivano, favorendo quindi lidea che essi sorgano per primi e vengano
successivamente espressi come emozioni. Tale concezione non  corretta ed  almeno in parte
responsabile del nostro ritardo nellottenere una descrizione neurobiologica plausibile dei sentimenti.
A ben vedere, risulta che sono soprattutto i sentimenti le ombre dei lamenti esteriori delle
emozioni. In effetti, ecco che cosa avrebbe dovuto dire Riccardo, con tutte le dovute scuse a
Shakespeare: Oh, queste forme esteriori dei miei lamenti gettano unombra di dolore invisibile e
intollerabile nel silenzio del mio animo torturato. (Il che mi fa venire in mente James Joyce, quando,
nellUlisse, dice che Shakespeare  la felice riserva di caccia di tutte le menti che hanno perso
lequilibrio).4
A questo punto  legittimo chiedersi perch le emozioni precedano i sentimenti. La risposta 
semplice: se abbiamo le emozioni prima e i sentimenti poi  perch nellevoluzione essi comparvero in
questordine. Le emozioni sono costruite a partire da semplici reazioni che promuovono la
sopravvivenza di un organismo e che pertanto si conservarono nellevoluzione.
Per farla breve, gli di provvidero prima di tutto a rendere prontamente reattive le creature che
premeva loro di salvare - o almeno cos sembra. A quanto pare, molto tempo prima che gli esseri
viventi disponessero di qualcosa di simile a unintelligenza creativa, addirittura prima che avessero un
cervello, la natura aveva deciso che la vita fosse, al tempo stesso, molto preziosa e molto precaria. Noi
sappiamo benissimo che la natura non opera seguendo un progetto, n prende decisioni nello stesso
modo in cui lo fanno artisti e ingegneri; ma questa immagine serve a far capire il punto. Tutti gli
organismi viventi, dallumile ameba allessere umano, nascono dotati di meccanismi progettati per
risolvere automaticamente, senza bisogno di alcun ragionamento, i fondamentali problemi della vita, e
precisamente: il reperimento di fonti di energia; lincorporazione e la trasformazione di quellenergia
nellorganismo; la conservazione di un equilibrio chimico interno compatibile con la vita; la
conservazione della struttura dellorganismo mediante la riparazione dei danni prodotti dallusura; e la
difesa da agenti esterni causa di malattia e di danni fisici. Il termine omeostasi  un modo comodo e
conciso per indicare linsieme dei sistemi di regolazione e lo stato di vita, caratterizzato da processi ben
regolati, che ne risulta.5
Nel corso dellevoluzione, la dotazione innata e automatizzata per il controllo dei processi vitali
- in altre parole, la macchina omeostatica - in possesso degli organismi divenne sofisticatissima. Al
livello pi basso dellorganizzazione omeostatica troviamo semplici reazioni, come l'avvicinamento o
l'allontanamento di un intero organismo rispetto a un certo oggetto; oppure un aumento dellattivit
(attivazione) o una sua diminuzione ( calma o quiescenza). A livelli superiori dellorganizzazione
troviamo reazioni competitive o cooperative.6 Possiamo immaginare la macchina dellomeostasi come
un grande, ramificatissimo albero di fenomeni deputati alla regolazione automatica della vita. Negli
organismi pluricellulari, procedendo dal basso verso lalto, ecco che cosa troveremo ai diversi livelli
dellalbero:
Sui rami pi bassi:
 Il processo del metabolismo. Esso comprende componenti chimiche e meccaniche (per
esempio le secrezioni endocrine/ormonali; le contrazioni muscolari implicate nella digestione, ecc.)
mirate al mantenimento degli equilibri chimici interni. Queste reazioni controllano, fra laltro, la
frequenza cardiaca e la pressione ematica (che contribuiscono a unappropriata distribuzione del sangue
nellorganismo); le piccole variazioni di acidit e alcalinit del milieu interno (nei fluidi circolanti
allinterno dei vasi come in quelli presenti negli spazi intercellulari); il deposito e la mobilizzazione di
proteine, lipidi e carboidrati necessari per rifornire lorganismo di energia (questultima indispensabile
per il movimento, per la sintesi degli enzimi e per la conservazione e il rinnovamento della struttura
dellorganismo stesso).
 I riflessi fondamentali. Essi comprendono il riflesso di trasalimento, con il quale lorganismo
reagisce a un rumore o a uno stimolo tattile; oppure tropismi o tassie che in alcuni casi allontanano gli
organismi dal calore e dal freddo estremi e in altre circostanze li guidano verso la luce, lontano dal
buio.
 Il sistema immunitario. Esso  pronto a scongiurare gli attacchi di virus, batteri, parassiti e
molecole tossiche che aggrediscono lorganismo dallesterno. Stranamente, esso  pronto anche a
combattere molecole normalmente presenti nelle cellule sane dellorganismo (per esempio i prodotti
del catabolismo dellacido ialuronico; il glutammato), che possono tuttavia diventare pericolose quando
vengono liberate nel milieu interno dalle cellule morte. In breve, di fronte a una minaccia allintegrit
dellorganismo, interna o esterna che sia, il sistema immunitario rappresenta la prima linea di difesa.
Sui rami intermedi:
 Comportamenti normalmente associati allidea del piacere (e della gratificazione) o del dolore
(e della punizione). Comprendono reazioni di avvicinamento o allontanamento dellintero organismo
rispetto a un oggetto o a una situazione specifici. Negli esseri umani - che sono in grado di sentire e
riferire ci che percepiscono - tali reazioni sono descritte come dolorose o piacevoli, gratificanti o
punitive. Per esempio, in presenza di una disfunzione e di un imminente danno tissutale - come accade
nel caso di ustioni o infezioni circoscritte -, le cellule della regione colpita emettono segnali chimici
denominati nocicettivi (che significa indicativi di dolore). Automaticamente, lorganismo reagisce
con i comportamenti tipici del dolore o della malattia. Si tratta di pacchetti di azioni, a seconda dei casi
chiaramente visibili o impercettibili, con i quali la natura automaticamente contrasta linsulto. Tali
azioni comprendono lallontanamento di tutto il corpo o di una sua parte dalla fonte del disturbo,
qualora essa sia esterna allorganismo e identificabile; la protezione della parte del corpo colpita (latto
di tenersi una mano ferita; o quello di abbracciarsi il torace o laddome); ed espressioni facciali di
allarme e sofferenza. Esiste poi anche un repertorio
Figura 2.1 I livelli della regolazione omeostatica automatica, dal pi semplice al pi complesso.
di risposte invisibili a occhio nudo, messe in atto dal sistema immunitario. Esse comprendono il
potenziamento di alcune classi di leucociti e il loro invio nelle aree dellorganismo esposte al pericolo;
nonch la produzione di sostanze chimiche come le citochine che contribuiscono a risolvere il
problema (debellare un microbo invasore, riparare un tessuto danneggiato). Nel loro complesso, queste
azioni, unitamente ai segnali chimici implicati nella loro produzione, rappresentano la base di ci che
noi sperimentiamo come dolore.Proprio come reagisce ai problemi, il cervello reagisce anche al buon
funzionamento dellorganismo. In assenza di disturbi o impedimenti, quando pu procedere facilmente
alla trasformazione e allutilizzo dellenergia, lorganismo si comporta in un modo particolare.
Lapproccio verso gli altri risulta facilitato; si assiste a un rilassamento e a unapertura della struttura
fisica;  compaiono espressioni facciali di fiducia e benessere; sono prodotte alcune classi di sostanze
chimiche, come le endorfine, invisibili a occhio nudo proprio come lo sono certe reazioni tipiche dei
comportamenti legati al dolore e alla malattia. Linsieme di tutte queste azioni e dei segnali chimici
associati rappresenta la base dellesperienza del piacere.Il dolore o il piacere sono indotti da molte
cause - di volta in volta pu trattarsi del difetto insorto in una funzione corporea; oppure di una
regolazione metabolica ottimale; o ancora di eventi esterni che danneggiano o proteggono lorganismo.
Comunque sia, l'esperienza del dolore o del piacere non  la causa dei comportamenti a essi
tipicamente associati e non  assolutamente necessaria affinch quei comportamenti abbiano luogo.
Come vedremo nel prossimo paragrafo, esistono creature semplicissime che possono eseguire alcuni di
questi comportamenti emotivi nonostante la probabilit - scarsa o nulla - che esse possano averne
unesperienza.
Al livello immediatamente superiore:
  Impulsi e motivazioni. Esempi fondamentali comprendono la fame, la sete, la curiosit e
lesplorazione, il gioco e il sesso. Spinoza li raggrupp tutti insieme servendosi di una parola molto
adatta, appetiti, e con una grande raffinatezza ne usava unaltra, desideri, per descrivere la particolare
situazione in cui individui coscienti hanno una cognizione dei propri appetiti. La parola appetito
indica lo stato comportamentale di un organismo assorbito da un particolare impulso; la parola
desiderio si riferisce invece al sentimento cosciente di avere un appetito e alla sua consumazione o al
suo soffocamento finali. Questa distinzione spinoziana  elegantemente complementare a quella fra
emozione e sentimento che abbiamo presentato in apertura di questo capitolo. Com ovvio, gli esseri
umani hanno sia appetiti che desideri, connessi fra loro senza soluzione di continuit, proprio come lo
sono emozioni e sentimenti.
Pi in alto, ma non ancora in cima:
 Le emozioni vere e proprie.  qui che troviamo il capolavoro della regolazione automatica dei
processi vitali: si tratta delle emozioni in senso stretto, che spaziano dalla gioia, il dolore e la paura,
allorgoglio, la vergogna e la compassione. E nel caso in cui vi stiate chiedendo che cosa ci sia proprio
in cima, la risposta  semplice: i sentimenti, di cui ci occuperemo nel prossimo capitolo.
Il genoma garantisce che tutti questi meccanismi siano attivi fin dalla nascita, o subito dopo, e
che la loro dipendenza dallapprendimento sia scarsa o nulla - sebbene questultimo, con il passare del
tempo, assuma poi un ruolo importante nel determinare quando tali meccanismi saranno impiegati.
Quanto pi la reazione  complessa, tanto pi tutto questo  vero. Il pacchetto di reazioni che
complessivamente costituiscono il pianto e il singhiozzo  pronto per luso fin dalla nascita; i motivi del
pianto, daltra parte, cambiano nel corso della vita col mutare delle nostre esperienze. Tutte queste
reazioni sono automatiche e in larga misura stereotipate e vengono impiegate in circostanze specifiche.
(Lapprendimento, tuttavia, pu modulare lesecuzione di un comportamento stereotipato. Il riso o il
pianto si manifestano in modo diverso a seconda delle circostanze, proprio come le note musicali che
costituiscono il movimento di una sonata possono essere eseguite molto diversamente). Tutte queste
reazioni sono mirate, in un modo o nellaltro, diretto o indiretto, a regolare i processi vitali e a
promuovere la sopravvivenza. I comportamenti tipici del dolore e del piacere, gli impulsi e le
motivazioni, come pure le vere e proprie emozioni sono a volte indicati come emozioni in senso lato, il
che  comprensibile e ragionevole se si pensa che essi condividono la forma e lobiettivo regolatore.7
Non soddisfatta del dono della semplice sopravvivenza, sembra che la natura abbia avuto un
magnifico ripensamento: la dotazione innata a disposizione degli organismi per la regolazione dei
processi vitali non mira al raggiungimento di uno stato neutrale - una terra di nessuno - fra la vita e la
morte. Piuttosto, obiettivo dellomeostasi  quello di offrire uno stato di vita migliore della neutralit,
uno stato che noi umani, prospere creature pensanti, identifichiamo con la buona salute e il benessere.
Linsieme dei processi omeostatici regola i processi vitali in ogni cellula del nostro corpo,
istante per istante. Tale controllo viene ottenuto grazie a una semplice sequenza: tutto comincia quando
nellambiente interno o esterno di un organismo ha luogo una modificazione. Tali modificazioni hanno
la potenzialit di alterare il corso della vita dellorganismo stesso (possono costituire una minaccia per
la sua integrit; o unopportunit di miglioramento). Lorganismo rileva la modificazione e agisce di
conseguenza, in modo da creare la situazione pi proficua ai fini della propria conservazione e del
proprio funzionamento efficiente. Tutte le reazioni operano nel contesto di questa sequenza e sono
pertanto un mezzo per stimare le circostanze interne ed esterne allorganismo e agire di conseguenza.
Esse rilevano la presenza di disturbi o di opportunit e risolvono, attraverso lazione, il problema di
liberarsi dei primi o di approfittare delle seconde. In seguito vedremo che questa sequenza persiste
perfino nelle emozioni vere e proprie - emozioni come la tristezza, lamore, o il senso di colpa -, con
la differenza che, in quel contesto, la complessit della stima e della risposta  di gran lunga superiore a
quanto non sia nel caso delle semplici reazioni da cui tali emozioni furono assemblate nel corso
dellevoluzione.
 evidente che il continuo tentativo di raggiungere uno stato di vita positivamente regolata
rappresenta una componente profondamente radicata e determinante della nostra esistenza - la sua
realt prima, come intu Spinoza quando descrisse lo sforzo incessante (conatus) messo in atto da ogni
essere per autoconservarsi. Sforzo, tentativo e tendenza sono le tre parole che pi si avvicinano a
rendere il termine latino conatus, cos come se ne serv Spinoza nelle proposizioni 6, 7 e 8 della terza
parte dellEtica. Citando le sue stesse parole, Ogni cosa, per quanto  in essa, si sforza di perseverare
nel suo essere e Lo sforzo, col quale ogni cosa tende a perseverare nel suo essere, non  altro che
lessenza attuale della cosa stessa. Interpretato a posteriori, con i vantaggi consentiti dalle nostre
attuali conoscenze, il concetto di Spinoza implica che lorganismo vivente sia costituito in modo da
mantenere la coerenza delle proprie strutture e delle proprie funzioni, a dispetto delle numerose
circostanze che possono metterne a rischio la vita.
Il conatus presume sia la spinta allautoconservazione di fronte al pericolo e alle opportunit,
sia quella miriade di azioni autoconservative che servono a tenere insieme le diverse parti del corpo.
Nonostante le trasformazioni a cui questultimo  soggetto - durante lo sviluppo, il rinnovamento delle
parti costituenti e linvecchiamento -, il conatus preserva sempre lo stesso individuo, rispettando lo
stesso progetto.
Che cos, allora, il conatus di Spinoza in termini di biologia moderna? E linsieme dei
dispositivi contenuti nei circuiti cerebrali che, una volta attivati dal
Figura 2.2 I sentimenti comportano un ulteriore livello di regolazione omeostatica; essi sono
unespressione mentale di tutti gli altri livelli.
verificarsi di particolari condizioni interne o esterne, puntano alla sopravvivenza e al benessere
dellorganismo. Nel prossimo capitolo vedremo come la vasta gamma delle attivit del conatus sia
comunicata al cervello per via chimica e neurale. Tutto questo si realizza, rispettivamente, o grazie a
molecole trasportate nel sangue, o mediante segnali elettrochimici trasmessi lungo le vie nervose. In tal
modo molti aspetti dei processi vitali possono essere segnalati al cervello ed esservi rappresentati in
numerose mappe costituite da circuiti di cellule nervose in aree cerebrali specifiche. Ormai abbiamo
raggiunto la cima dellalbero, siamo cio giunti al livello in corrispondenza del quale i sentimenti
cominciano a prendere forma.
UN PRINCIPIO DI ANNIDAMENTO
Quando consideriamo lelenco delle reazioni regolatrici che garantiscono la nostra omeostasi
constatiamo un curioso piano di costruzione. Esso consiste nellincorporare alcune parti delle reazioni
pi semplici quali componenti delle reazioni pi elaborate: un annidamento del semplice nel
complesso. Parte dei meccanismi del sistema immunitario e della regolazione metabolica  incorporata
nei meccanismi dei comportamenti tipici del dolore e del piacere. Parte di questi ultimi  incorporata
nei meccanismi degli impulsi e delle motivazioni (molto spesso imperniati su correzioni metaboliche e
sempre implicanti il dolore e il piacere). Parte dei meccanismi di tutti i livelli precedenti - riflessi,
risposte immunitarie, equilibri metabolici, comportamenti associati al dolore o al piacere, impulsi - 
incorporata nel meccanismo delle vere e proprie emozioni. Come vedremo, i diversi livelli delle
emozioni propriamente dette sono assemblati in base allo stesso principio. Il risultato non  esattamente
come una bambola russa, perch la componente di ordine superiore non  una mera amplificazione di
quella pi piccola in essa contenuta. La natura non  mai cos ordinata. Tuttavia, il principio di un
annidamento del pi semplice nel pi complesso regge. Ciascuna delle diverse reazioni regolatrici
che stiamo considerando non  un processo radicalmente diverso, costruito dal nulla in vista di uno
scopo specifico. Piuttosto, ogni reazione emerge dallaggiustamento di parti e porzioni dei processi pi
semplici, previamente modificati e adattati. Le reazioni regolatrici sono tutte rivolte allo stesso
obiettivo generale - sopravvivenza e benessere -, ma ognuno dei riarrangiamenti riveduti e corretti 
secondariamente mirato anche a un nuovo problema la cui soluzione  necessaria per sopravvivere in
una condizione di benessere. Per raggiungere lobiettivo generale occorre risolvere ogni nuovo
problema.
Limmagine dellinsieme di queste reazioni non  quella di una semplice gerarchia lineare. Ecco
perch la metafora di un edificio a pi piani riesce a cogliere solo una parte della realt biologica.
Anche limmagine della grande catena dellessere non funziona molto bene. Una metafora pi calzante
 quella di un grande albero dalla chioma disordinata, con rami che emergono dai tronchi principali,
diventando sempre pi elaborati e spingendosi progressivamente pi in alto pur conservando una
comunicazione a doppio senso con le radici. La storia dellevoluzione  tutta scritta su quellalbero.
ANCORA SULLE REAZIONI AFFINI ALLE EMOZIONI: DALLA SEMPLICE REGOLAZIONE
OMEOSTATICA ALLEMOZIONE PROPRIAMENTE DETTA
Alcune reazioni regolatrici rispondono a un oggetto o a una situazione presenti nellambiente
esterno - per esempio a una situazione potenzialmente pericolosa; oppure a unopportunit di nutrirsi o
di accoppiarsi. Altre, tuttavia, rispondono a un oggetto o a una situazione presenti allinterno
dellorganismo. Pu trattarsi, per esempio, della caduta dei livelli dei nutrienti disponibili per la
produzione di energia: un fenomeno che causa i comportamenti appetitivi noti come fame,
comprendenti la ricerca di cibo. Oppure potrebbe trattarsi di una modificazione ormonale che induca la
ricerca di un partner sessuale; o ancora di una ferita, che induca le reazioni da noi identificate con il
dolore. La gamma delle reazioni abbraccia non solo emozioni molto visibili come la paura o la
rabbia, ma anche impulsi, motivazioni e comportamenti assodati al dolore o al piacere. Essi hanno
luogo allinterno di un organismo, ossia in un corpo, delimitato da un confine, allinterno del quale si
svolge la vita. Direttamente o indirettamente, tutte le reazioni hanno uno scopo palese, far procedere
senza scosse leconomia interna del vivente. I livelli di certe molecole devono essere mantenuti entro
determinati intervalli, non di pi n di meno, poich al di fuori di quei valori estremi la vita  in
pericolo. Anche la temperatura devessere mantenuta in una gamma di valori ristretta. Lorganismo
deve procurarsi fonti di energia - e la curiosit e le strategie di esplorazione lo aiutano a localizzare
quelle risorse. Una volta scoperte, le fonti di energia devono essere incorporate - letteralmente: messe
dentro il corpo - e modificate, a seconda dei casi, per il consumo immediato o il deposito come riserve;
i prodotti di rifiuto derivanti da tutte queste modificazioni devono essere eliminati; e per conservare
lintegrit dellorganismo occorre procedere alla riparazione dei danni da usura dei tessuti.
Anche le emozioni vere e proprie (il disgusto, la paura, la felicit, la tristezza, la compassione e
la vergogna) mirano a regolare i processi vitali o in modo diretto - evitando i pericoli o aiutando
lorganismo a trarre vantaggio da unopportunit -, o in modo indiretto, facilitando le relazioni sociali.
Non sto insinuando che ogni volta che abbiamo unemozione stiamo promuovendo la sopravvivenza e
il benessere: non tutte le emozioni hanno potenzialit simili. Inoltre, sia il contesto in cui unemozione
viene indotta sia lintensit dellemozione stessa sono fattori importanti ai fini del suo potenziale valore
in unoccasione specifica. Il fatto che, nelle attuali circostanze della vita umana, il dispiegamento di
alcune emozioni possa essere controproducente in termini adattativi non nega il loro ruolo evolutivo ai
fini di una regolazione vantaggiosa dei processi vitali. Nelle societ moderne, la rabbia  perlopi
controproducente, e altrettanto vale per la tristezza. Quanto alle fobie, sono un fondamentale intralcio.
Daltra parte, pensate a quante vite sono state salvate dalla paura o dalla collera, nelle giuste
circostanze. Probabilmente queste reazioni furono conservate dall evoluzione perch contribuivano
automaticamente alla sopravvivenza. E probabilmente, se rimangono parte integrante dellesistenza
quotidiana, nelluomo come in altre specie animali,  perch possono contribuirvi ancora.
Da un punto di vista pratico, la comprensione della biologia delle emozioni e del fatto che il
valore di ciascuna di esse sia tanto diverso nellambiente umano attuale ci offre notevoli opportunit
per capire il comportamento della nostra specie. Impariamo, ad esempio, che alcune emozioni sono
pessime consigliere, e possiamo quindi studiare il modo per sopprimerle o attenuare le loro
conseguenze. In questo momento sto pensando a tutte quelle reazioni che conducono ai pregiudizi
razziali e culturali, basate in parte sul dispiegamento automatico di emozioni sociali evolutivamente
intese a rilevare differenze negli altri; la differenza pu segnalare infatti la presenza di un rischio o di
un pericolo, e il suo rilevamento pu quindi promuovere una reazione di allontanamento o di
aggressione. Probabilmente, in una societ tribale, quel tipo di reazione consentiva di raggiungere
obiettivi utili; oggi per, nella nostra societ, essa non  pi proficua - e meno che mai appropriata.
Possiamo dunque essere consapevoli del fatto che il nostro cervello contiene ancora meccanismi che lo
fanno reagire come reagiva moltissimo tempo fa, in contesti diversissimi. E, forti di quella
consapevolezza, possiamo imparare a ignorare tali reazioni e persuadere gli altri a fare altrettanto.
LE EMOZIONI NEGLI ORGANISMI SEMPLICI
Esistono molti dati a conferma dellesistenza di reazioni emozionali negli organismi semplici.
Pensate a un paramecio, un semplice organismo unicellulare, tutto corpo e niente cervello, senza una
mente, che nuota solitario allontanandosi in tutta fretta da un possibile pericolo presente in una regione
del suo ambiente - indipendentemente dal fatto che si tratti di un ago appuntito, di un eccesso di
vibrazioni o di calore, o di una temperatura troppo bassa. Quello stesso paramecio, seguendo un
gradiente chimico di sostanze nutrienti, si diriger speditamente verso una regione in cui trover di che
alimentarsi. Questo organismo primitivo  fatto per rilevare determinati segnali di pericolo - brusche
variazioni di temperatura, eccessive vibrazioni o il contatto di un oggetto appuntito che potrebbe
perforarne la membrana - e reagire spostandosi in un luogo pi sicuro, temperato e tranquillo. Allo
stesso modo, dopo aver rilevato la presenza delle sostanze chimiche di cui necessita per rifornirsi di
energia e mantenere il proprio equilibrio chimico, il paramecio nuoter alla volta di pi verdi pascoli
acquatici. Ci che qui sto descrivendo per una creatura senza cervello contiene gi lessenza del
processo dellemozione che ritroviamo nella nostra specie: il rilevamento della presenza di un oggetto o
di un evento che, a seconda dei casi, devono essere evitati e sfuggiti, oppure riconosciuti e avvicinati.
La capacit di reagire in questo modo non viene insegnata - non c una gran didattica alla scuola dei
parameci. Essa  contenuta nel macchinario ereditario, in apparenza semplice e invece tanto
complicato, che si trova nello scervellato paramecio. Ci dimostra come la natura si sia preoccupata
gi da moltissimo tempo di fornire agli esseri viventi i mezzi per regolare e conservare
automaticamente la propria vita, senza bisogno di porsi domande, o di formular pensieri.
Ovviamente, il possesso di un cervello - anche modesto - risulta utile alla sopravvivenza, e
diventa indispensabile se lambiente  pi impegnativo di quello in cui vive un paramecio. Pensate a un
moscerino: un piccolo invertebrato con un minuscolo sistema nervoso. E possibile suscitare la sua
rabbia insistendo nel tentativo di schiacciarlo. Vi ronzer intorno lanciandosi in picchiate temerarie,
sempre schivando il colpo di grazia. E daltra parte, potete anche fare la sua felicit, semplicemente
offrendogli dello zucchero. Vedrete come, in risposta al cibo, i suoi movimenti rallentino e si calmino.
Se ci tenete, potete anche fare del vostro moscerino una creatura vertiginosamente allegra: basta che gli
somministriate dellalcol. Non me lo sto inventando. Lesperimento  stato effettivamente condotto
nella specie Drosophila melanogaster.8 Dopo lesposizione ai vapori di etanolo, i moscerini perdono la
coordinazione motoria proprio come succederebbe a noi, dopo averne assunta una dose paragonabile.
In queste condizioni sperimentali, le drosofile si muovono con labbandono tipico della sbornia allegra
e cadono lungo un tubo, proprio come ubriachi barcollanti accanto a un lampione. Questi moscerini
hanno dunque emozioni - sebbene io non stia dicendo che sentano quelle emozioni n, tanto meno, che
riflettano su quel sentire. E se qualcuno fosse scettico sul livello di sofisticazione della regolazione dei
processi vitali in creature cos piccole, basta che consideri i meccanismi del sonno descritti, sempre
nella drosofila, da Ralph Greenspan e colleghi.9 Non solo la minuscola Drosophila, ha lequivalente dei
nostri cicli circadiani, alternando periodi di intensa attivit e di sonno ristoratore, ma quando viene
privata del sonno reagisce in modo simile a noi umani quando siamo vittime del jet-lag. Devono
dormire di pi, proprio come noi.
Oppure, pensate al mollusco marino Aplysia californica, anchesso un invertebrato, creatura
dotata di un piccolo cervello e di una gran pigrizia. Toccategli le branchie e si chiuder su se stesso,
mentre la pressione del sangue aumenter e la frequenza cardiaca andr alle stelle. Il mollusco produce
una serie di reazioni concertate che, in un essere umano, sarebbero probabilmente riconosciute come
importanti componenti dellemozione che chiamiamo paura. Emozione? S. Sentimento?
Probabilmente no.10
Nessuno di questi organismi produce deliberatamente le reazioni descritte. N essi compongono
la reazione pezzo per pezzo, dando prova di un certo fiuto per riconoscere ogni circostanza in cui
esibirla. Queste semplici creature reagiscono in modo riflesso, automatico, stereotipato. Proprio come
un cliente distratto che scelga in unesposizione dei capi di vestiario pronti da indossare, esse
scelgono reazioni pronte per luso e procedono oltre. Non sarebbe corretto chiamare riflessi queste
reazioni, in quanto i classici riflessi sono reazioni elementari, mentre queste in realt sono pacchetti
complessi di pi reazioni. Queste reazioni affini alle emozioni possono dunque essere distinte dai
semplici riflessi per la molteplicit e la coordinazione delle loro varie componenti. Meglio sarebbe dire
che esse sono insiemi di risposte riflesse, alcune delle quali alquanto elaborate e ben coordinate, che
consentono a un organismo di rispondere a un problema con una soluzione efficace.
LE EMOZIONI VERE E PROPRIE
La classificazione delle emozioni in categorie diverse pu vantare una tradizione veneranda.
Sebbene classificazioni ed etichette siano palesemente inadeguate, a questo punto - visto lo stadio
provvisorio delle nostre conoscenze - non abbiamo alternative.  probabile che, con laccumularsi delle
conoscenze, classificazioni ed etichette cambieranno. Nel frattempo, dobbiamo ricordare che i confini
tra le diverse categorie sono permeabili. Per adesso trovo utile classificare le emozioni in tre livelli:
emozioni di fondo, emozioni primarie ed emozioni sociali.
Come indica il termine, sebbene siano importantissime, le emozioni di fondo non sono
particolarmente evidenti nel comportamento di un individuo. Pu darsi che non vi abbiate mai
riflettuto, ma con ogni probabilit siete buoni lettori delle emozioni di fondo se siete in grado di
rilevare in modo accurato lenergia o lentusiasmo in una persona che avete appena conosciuto; o di
diagnosticare, in amici e colleghi, un impercettibile stato di malessere o eccitamento, nervosismo o
tranquillit. Se siete davvero bravi, potete eseguire la diagnosi anche senza che la vostra vittima
pronunci una sola parola. Vi basta valutare il profilo dei movimenti degli arti e di tutto il corpo. Sono
energici? Precisi? Ampi? Frequenti? E poi osservate le espressioni facciali. Se vengono pronunciate
delle parole, non vi limitate ad ascoltarle e a figurarvi il significato che di esse riporta il dizionario, ma
fate attenzione anche ai loro aspetti musicali, prosodici.
Le emozioni di fondo possono essere distinte dagli umori, un termine che si riferisce invece al
mantenimento di una data emozione per lunghi periodi, misurabili in molte ore o giorni - come quando
diciamo: Peter era di pessimo umore. Lumore pu anche applicarsi al frequente ricorrere della
stessa emozione, come nel caso di Jane, una bambina cos equilibrata, che  andata su tutte le furie
senza alcun motivo.
Quando ho sviluppato questo concetto,11 ho cominciato a considerare le emozioni di fondo
come la conseguenza dellimpiego di particolari combinazioni di reazioni regolatrici pi semplici (per
esempio processi omeostatici fondamentali, comportamenti associati al dolore e al piacere, e appetiti),
secondo il principio di annidamento descritto in precedenza. Le emozioni di fondo sono espressioni
composite di quelle azioni regolatrici cos come esse si dispiegano e si intersecano, momento per
momento, nella nostra vita. Io immagino queste emozioni come il risultato, in larga misura
imprevedibile, di diversi processi regolatori concomitanti, intrapresi in quella grande arena che  il
nostro organismo. Esse comprendono gli aggiustamenti metabolici associati a qualsiasi esigenza interna
stia insorgendo o sia appena stata soddisfatta; e a qualsiasi situazione esterna sia stimata e gestita da
altre emozioni, appetiti o calcoli intellettuali. Il prodotto, sempre mutevole, di questo calderone di
interazioni  lo stato del nostro essere: buono, cattivo, o una via di mezzo tra le due cose. Quando
qualcuno ci chiede: Come ti senti?, noi consultiamo questo nostro stato e rispondiamo di
conseguenza.
E opportuno chiedersi se esistano reazioni regolatrici che non contribuiscono alle emozioni di
fondo; oppure quali reazioni regolatrici partecipino pi spesso alla costituzione di emozioni di fondo
come lo scoraggiamento o lentusiasmo; o, ancora, in che modo il temperamento e lo stato di salute
interagiscano con le emozioni di fondo. A queste domande, semplicemente, non sappiamo rispondere:
dobbiamo ancora indagare.
Le emozioni primarie (o fondamentali) sono pi
Figura 2.3 Esistono almeno tre tipi di emozioni vere e proprie: le emozioni di fondo, le
emozioni primarie e le emozioni sociali. Anche qui vale il principio di annidamento: le emozioni
sociali, ad esempio, incorporano risposte che fanno parte delle emozioni primarie e di fondo.
semplici da definire perch  tradizione consolidata raccogliere in questo gruppo alcune delle
pi importanti. Lelenco spesso include la paura, la rabbia, il disgusto, la sorpresa, la tristezza e la
felicit - quelle che vengono in mente per prime ogniqualvolta si pronuncia il termine emozione.
Esistono buone ragioni per questa loro centralit: le emozioni primarie sono infatti facilmente
identificabili non solo negli esseri umani delle pi diverse culture, ma anche in altre specie animali.12
Anche le circostanze che inducono queste emozioni, come pure i comportamenti che le definiscono,
sono assolutamente costanti in culture e specie diverse. Non sorprende che la maggior parte di ci che
sappiamo sulla neurobiologia dellemozione sia emerso dallo studio delle emozioni primarie.13 Ad
aprire la strada  la paura - come senza dubbio avrebbe previsto Alfred Hitchcock -, ma si stanno
compiendo notevoli progressi anche per quanto riguarda il disgusto,14 la tristezza e la felicit.15
Le emozioni sociali comprendono la compassione, limbarazzo, la vergogna, il senso di colpa,
lorgoglio, la gelosia, linvidia, la gratitudine, lammirazione, lindignazione e il disprezzo. Anche a tali
emozioni si applica il principio di annidamento gi citato. Molte reazioni regolatrici e numerosi
elementi appartenenti alle emozioni primarie sono identificabili come componenti delle emozioni
sociali, nelle quali sono presenti in combinazioni variabili. Qui, lannidamento di componenti
riconducibili ai livelli inferiori secondo il principio suddetto  evidente. Pensate, per esempio, come il
disprezzo, che  unemozione sociale, prenda a prestito le espressioni facciali dal disgusto,
unemozione primaria evolutasi in associazione al rifiuto, automatico e vantaggioso, di cibi
potenzialmente tossici. Perfino le parole che usiamo per descrivere situazioni di disprezzo e di scandalo
morale sono imperniate sul principio di annidamento - diciamo infatti di essere disgustati. Sotto la
superficie delle emozioni sociali sono evidenti anche gli ingredienti del dolore e del piacere, sebbene in
modo pi sottile di quanto accada nelle emozioni primarie.
Stiamo appena cominciando a capire il modo in cui il cervello induce ed esegue le emozioni
sociali. Poich il termine sociale evoca inevitabilmente lidea della societ e della cultura nella
specie umana,  importante osservare che le emozioni sociali non sono affatto confinate alluomo.
Basta guardarsi intorno per trovare esempi di emozioni sociali negli scimpanz, nei babbuini e nelle
scimmie non antropomorfe; nei delfini e nei leoni; nei lupi; e, naturalmente, nel cane e nel gatto. Gli
esempi abbondano: lincedere orgoglioso di una scimmia dominante; il portamento, letteralmente
regale, di una grande antropomorfa, o di un lupo che pretende il rispetto del gruppo; il comportamento
umile dellanimale subordinato che deve farsi indietro e dare la precedenza agli altri al momento del
pasto; la compassione che un elefante dimostra verso un altro individuo ferito e sofferente; o il palese
imbarazzo di un cane che ha fatto ci che non avrebbe dovuto.16
Giacch probabilmente a nessuno di questi animali  stato insegnato a esprimere le proprie
emozioni, sembra che lattitudine a esibire unemozione sociale sia profondamente radicata nel cervello
dellindividuo, pronta a essere utilizzata nel momento in cui  innescata dalla situazione appropriata.
Non c dubbio che, in certe specie, una configurazione del cervello tale da permettere comportamenti
cos sofisticati in assenza del linguaggio e degli strumenti della cultura sia un dono del genoma. Essa fa
parte dei meccanismi di regolazione in loro dotazione, in larga misura innati e automatici, non meno
degli altri appena discussi.
Ci significa dunque che queste emozioni sono innate nel senso stretto del termine e pronte a
essere dispiegate immediatamente dopo la nascita - proprio come lo sono chiaramente le regolazioni
metaboliche, subito dopo il primo respiro? Qui, probabilmente, la risposta  diversa a seconda delle
diverse emozioni. In alcuni casi le risposte emozionali possono essere strettamente innate; in altri
possono necessitare di un poco di aiuto, sotto forma di unesposizione appropriata allambiente. Lo
studio di Robert Hinde sulla paura  forse un utile indice di ci che potrebbe accadere anche nel caso
delle emozioni sociali. Hinde dimostr che nelle scimmie la paura innata dei serpenti necessita di
unesposizione non solo a un serpente, ma anche allespressione di paura esibita dalla madre in
presenza di uno di questi rettili. Basta una volta per ingranare il comportamento, ma senza quellunica
volta, esso, per quanto innato, non sar attivato.17 Qualcosa del genere vale anche nel caso delle
emozioni sociali; un esempio  dato dallo stabilirsi, durante il gioco, dei modelli di dominanza e
sottomissione nei primati molto giovani.
Resta difficile da accettare, per chiunque sia cresciuto nella convinzione che i comportamenti
sociali siano i necessari prodotti delleducazione, che semplici specie animali, delle quali non sia nota
una cultura, possano esibire comportamenti sociali intelligenti. Ci nondimeno lo fanno, e ancora una
volta per lasciarci sconcertati non hanno bisogno di un gran cervello. I modesti vermi Caenorhabditis
elegans hanno appena 302 neuroni e circa 5000 connessioni interneuronali. (Per fare un paragone, gli
esseri umani hanno diversi miliardi di neuroni e diverse migliaia di miliardi di connessioni). Quando si
svegliano e se ne vanno in giro in un ambiente che offre cibo a sufficienza risparmiando loro fattori
stressanti, queste affascinanti bestioline (sono ermafrodite!) vivono e si alimentano per conto proprio.
Ma se il cibo scarseggia o se nellambiente  presente un odore pestilenziale - il che equivale
precisamente a una minaccia se uno fa una vita da verme ed entra in contatto col mondo esterno
servendosi dellolfatto -, essi si raggruppano in certe regioni e si nutrono tutti insieme. Non si sa mai.18
In questo comportamento necessariamente embrionale, e tuttavia di vasta portata, sono prefigurati
numerosi concetti sociali singolari: la sicurezza offerta dal numero, la forza attraverso la cooperazione,
lo stringere la cinghia, laltruismo, e una rudimentale idea di sindacato. Pensavate forse che queste
soluzioni comportamentali fossero state inventate dalluomo?
Riflettete allora sullape mellifera nel suo alveare, cos piccola e cos sociale. Unape ha 95.000
neuroni. Bene: questo  gi un cervello.
E altamente probabile che la disponibilit di queste emozioni sociali abbia avuto un ruolo nello
sviluppo di complessi meccanismi culturali di regolazione sociale (si veda il capitolo 4). E anche
evidente che, negli esseri umani, alcune di queste reazioni emozionali sono indotte in situazioni sociali
senza che lo stimolo innescante la reazione sia immediatamente evidente - n a chi reagisce n agli
osservatori. Le esibizioni di dominanza e dipendenza sociali ne sono un esempio - basti pensare a tutte
le strane parate tipiche del comportamento umano nello sport, in politica e sul posto di lavoro. Una
delle molte ragioni per cui alcune persone divengono leader e altre le seguono, o per cui alcuni
pretendono rispetto e altri chinano la testa, ha poco a che fare con le conoscenze e le capacit
individuali; invece dipende molto dal modo in cui alcuni caratteri fisici e il comportamento di un
particolare individuo promuovono negli altri determinate risposte emozionali. Tanto agli osservatori di
tali risposte, quanto agli individui che le esibiscono, parte dellesibizione stessa appare immotivata
perch ha origine nellapparato - innato e inconscio - dellemozione sociale e dellautoconservazione.
Dobbiamo riconoscere a Darwin il merito di averci guidato a conoscere le origini evolutive di questi
fenomeni.
Queste non sono le uniche reazioni emozionali di origine misteriosa. Esiste anche unaltra
classe di reazioni la cui origine inconscia  forgiata dallapprendimento nel corso dello sviluppo
individuale. Mi riferisco alle affinit e alle antipatie che andiamo acquisendo in modo discreto nel
corso di una vita intera di percezione ed esibizione di emozioni in rapporto a persone, gruppi, oggetti,
attivit, e luoghi: affinit e antipatie sulle quali Freud richiam la nostra attenzione. Stranamente, questi
due insiemi di reazioni non deliberate e non coscienti - quelle innate e quelle apprese - possono
benissimo trovare una correlazione nel pozzo senza fondo del nostro inconscio. Si sarebbe tentati di
affermare che la loro possibile interazione non cosciente segnali lintersezione di due retaggi
intellettuali, quello di Darwin e quello di Freud, due pensatori che si dedicarono allo studio delle
diverse influenze dellinnato e dellappreso.19
Dai processi dellomeostasi chimica alle emozioni vere e proprie, i fenomeni di regolazione dei
processi vitali hanno sempre a che fare, direttamente o indirettamente, con lintegrit e la salute
dellorganismo. Senza eccezione, tutti questi fenomeni sono correlati ad aggiustamenti adattativi nello
stato del corpo, e portano infine a quelle modificazioni delle mappe cerebrali degli stati del corpo che
costituiscono la base dei sentimenti. Il contenimento del pi semplice nel pi complesso assicura che la
finalit regolatrice sia presente anche ai livelli superiori della catena. Sebbene lo scopo - la finalit -
rimanga costante, la complessit varia. Le emozioni vere e proprie sono di sicuro pi complesse dei
riflessi; e variano anche gli stimoli scatenanti, come pure il bersaglio delle risposte. Le situazioni
precise che innescano il processo e il loro scopo specifico sono diversi.
La fame e la sete, per esempio, sono semplici appetiti. La causa  solitamente interna - la
diminuzione della disponibilit di qualcosa di vitale importanza ai fini della sopravvivenza, nella
fattispecie dellacqua e dellenergia proveniente dal cibo. I comportamenti risultanti, per, sono rivolti
allesterno e implicano la ricerca di quel qualcosa mancante: una ricerca che comporta lesplorazione
dellambiente e il rilevamento sensoriale delloggetto cercato. Questo non  poi tanto diverso da ci che
accade in unemozione vera e propria, come la paura o la rabbia. Anche qui un oggetto, o stimolo
adeguato, innesca la routine dei comportamenti adattatori. Gli oggetti competenti, nel caso della paura
e della rabbia, per, sono quasi sempre esterni (anche quando sono evocati dalla memoria e
dallimmaginazione nel nostro cervello, tendono comunque a rappresentare oggetti esterni) e molto vari
(la paura pu essere causata da molti tipi di stimoli fisici, stabilitisi nel corso dellevoluzione o appresi
per associazione). I pi frequenti induttori della fame e della sete tendono a essere interni (anche se pu
venirci fame o sete a guardare lennesimo film francese in cui i personaggi mangiano, bevono e se la
spassano). Anche alcuni impulsi, almeno nelle specie non umane, hanno un andamento periodico e
sono limitati a particolari stagioni e cicli fisiologici - si pensi per esempio al sesso. Le emozioni invece
possono avere luogo in qualunque momento e protrarsi nel tempo.
Scopriamo anche resistenza di curiose interazioni fra diverse classi di reazioni regolatrici. Le
emozioni vere e proprie influenzano gli appetiti - e viceversa. Per esempio, lemozione paura
inibisce impulsi come la fame e il sesso, e altrettanto fanno la tristezza e il disgusto. Al contrario, la
felicit promuove gli impulsi della fame e del sesso. La soddisfazione degli impulsi - fame, sete e
sesso, per esempio - induce felicit; soffocare la soddisfazione di quegli impulsi, invece, pu causare
rabbia, disperazione o tristezza. Inoltre, come abbiamo osservato in precedenza, linsieme composito
costituito dal quotidiano dispiegamento di reazioni adattative - per esempio aggiustamenti omeostatici e
impulsi - va a costituire le emozioni di fondo e aiuta a definire lumore nellarco di periodi di tempo
estesi. Ci nondimeno, quando si considerano questi diversi livelli di regolazione da una certa distanza,
si rimane colpiti dalla loro straordinaria somiglianza formale.20
Per quanto ne sappiamo, la maggior parte delle creature viventi equipaggiate in modo da esibire
emozioni finalizzate alla propria autoconservazione non  attrezzata, a livello cerebrale, n per sentire
queste emozioni n, tanto meno, per pensare di averle. Esse rilevano la presenza di particolari stimoli
nellambiente, ai quali rispondono con unemozione. Tutto ci di cui hanno bisogno , in primo luogo,
un semplice apparato percettivo - un filtro per rilevare lo stimolo emozionalmente adeguato; e, in
secondo luogo, la capacit di esibire lemozione. La maggior parte delle creature viventi agisce.
Probabilmente esse non sentono come noi, e meno che mai pensano come facciamo noi. Si tratta, 
ovvio, di una supposizione, giustificata tuttavia dalla nostra idea di ci che occorra per sentire, idea che
spiegher nel prossimo capitolo. Le creature pi semplici mancano delle strutture cerebrali necessarie a
rappresentare, sotto forma di mappe, le modificazioni che si verificano nellorganismo quando hanno
luogo le reazioni emozionali, modificazioni che si traducono poi nel sentimento. Esse mancano anche
del cervello necessario a rappresentare lanticipazione di tali modificazioni fisiche, capacit che
potrebbe costituire la base del desiderio o dellansia.
 evidente che le reazioni regolatrici appena discusse sono vantaggiose per lorganismo che le
esibisce e che le loro cause - gli oggetti o le situazioni che le innescano - possono essere giudicate
buone o cattive a seconda dellimpatto che hanno sulla sopravvivenza e sul benessere
dellindividuo. Dovrebbe essere chiaro, tuttavia, che un paramecio, un moscerino o uno scoiattolo non
hanno alcuna conoscenza delle qualit positive o negative di tali situazioni - e meno che mai pensano di
agire a fin di bene contro il male. Del resto, quando regoliamo il pH del nostro milieu interno o
reagiamo mostrando felicit o paura a determinati oggetti, nemmeno noi esseri umani ci stiamo
battendo per il bene. Il nostro organismo gravita spontaneamente verso un risultato positivo, e a volte
lo fa in modo diretto - come accade in una risposta di felicit; a volte in modo indiretto, come in una
risposta di paura che comincia evitando il male, per dare poi luogo al bene. Sto ipotizzando - e
torner su questo punto in seguito, nel capitolo 4 - che gli organismi possano produrre reazioni proficue
che conducono a risultati vantaggiosi senza decidere di produrle, e anche senza percepirne il
dispiegamento. Dalla costituzione di quelle reazioni  poi evidente che, nel momento in cui esse hanno
luogo, lorganismo si sposta temporaneamente verso stati di maggiore o minore equilibrio fisiologico.
Noi umani siamo degni di ammirazione per due ragioni. In primo luogo, nel nostro organismo,
in circostanze paragonabili, queste reazioni automatiche creano condizioni che, una volta registrate nel
sistema nervoso, possono essere rappresentate come piacevoli o dolorose e, alla fine, essere conosciute
come sentimenti. Questa  lautentica fonte della gloria e della tragedia umana. E ora la seconda
ragione. Noi esseri umani, consapevoli della relazione esistente fra certi obiettivi e certe emozioni,
possiamo, almeno in qualche misura, sforzarci volontariamente di controllare le nostre emozioni.
Possiamo decidere quali oggetti e quali situazioni ammettere nel nostro ambiente e a quali oggetti e
situazioni dedicare il nostro tempo e la nostra attenzione. Possiamo, per esempio, decidere di non
guardare la televisione commerciale, e perorare la causa della sua definitiva messa al bando dalla casa
dei cittadini intelligenti. Controllando la nostra interazione con oggetti che causano emozioni,
esercitiamo effettivamente un certo controllo sui processi vitali, guidando cos il nostro organismo in
uno stato di maggiore o minore armonia, proprio come avrebbe auspicato Spinoza. Effettivamente,
stiamo superando la tirannica automaticit e inconsapevolezza dei meccanismi emozionali. La cosa
strana  che gli esseri umani scoprirono questa possibilit molto tempo fa, quando ancora non avevano
alcuna conoscenza della base fisiologica delle strategie di cui si servivano. Questo  ci che facciamo
quando compiamo delle scelte, per esempio relativamente alle nostre letture, o alle persone cui offrire
la nostra amicizia. Questo  ci che noi esseri umani facciamo da secoli quando seguiamo precetti
religiosi e sociali che in realt modificano lambiente e la nostra relazione con esso. Questo  ci che
cerchiamo di fare quando ci trastulliamo con tutti quei programmi di vita sana che ci impongono di fare
del movimento e di metterci a dieta.
Non sarebbe esatto dire che le reazioni regolatrici comprendenti le emozioni vere e proprie
siano fatalmente e inevitabilmente stereotipate. Alcune reazioni dei livelli inferiori sono e devono
essere stereotipate - nessuno vorrebbe interferire con la saggezza della natura quando si tratta di
regolare la frequenza cardiaca o di sfuggire a un pericolo. Le reazioni dei livelli superiori, invece,
possono - almeno in una certa misura - essere modificate. Possiamo controllare la nostra esposizione
agli stimoli che causano le reazioni. Nellarco di tutta la vita, possiamo imparare ad attivare dei freni
che agiscano modulando quelle reazioni. Semplicemente, possiamo usare la mera forza di volont e
limitarci a dire di no. A volte.
EMOZIONI VERE E PROPRIE: UNIPOTESI IN FORMA DI DEFINIZIONE
Prendendo in considerazione i diversi tipi di emozione, posso ora proporre unipotesi di lavoro
sulle emozioni vere e proprie, sotto forma di una definizione.
1. Unemozione propriamente detta, come la felicit, la tristezza, limbarazzo o la compassione,
 un insieme complesso di risposte chimiche e neurali che costituiscono una configurazione
caratteristica.
2. Le risposte sono automaticamente prodotte da un cervello normale quando esso rileva uno
stimolo emozionalmente adeguato, ossia loggetto o l'evento la cui presenza, reale o evocata dalla
mente, scatena lemozione.
3. Il cervello  predisposto dallevoluzione a rispondere a determinati stimoli, emozionalmente
adeguati, con specifici repertori di azioni. Lelenco di tali stimoli non  per limitato a quelli prescritti
dallevoluzione, ma ne comprende molti altri, appresi nellarco di una intera vita di esperienze.
4. Il risultato immediato di tali risposte  una temporanea modificazione nello stato del corpo,
come pure delle strutture cerebrali che formano le mappe corporee e costituiscono la base del pensiero.
5. Il risultato ultimo delle risposte, direttamente o indirettamente,  la collocazione
dellorganismo in un contesto adatto alla sopravvivenza e al benessere.21
Questa definizione abbraccia le classiche componenti di una reazione emozionale, sebbene la
separazione delle diverse fasi del processo, e il peso loro attribuito, possano apparire non
convenzionali. Il processo ha inizio con una fase di stima/valutazione, a partire dal rilevamento di uno
stimolo emozionalmente adeguato. La mia ricerca si concentra su ci che accade dopo che lo stimolo
viene rilevato nella mente; in altre parole, si appunta sullestremo finale della fase di stima. Per ovvie
ragioni, lascio al di fuori della definizione anche i sentimenti - la fase successiva del ciclo
emozione/sentimento.
Qualcuno, per liberare il campo da elementi funzionalmente estranei, potrebbe sostenere
lopportunit di escludere anche la fase di stima - giacch questultima non  tanto lemozione, quanto
il processo che porta ad essa. Tuttavia, invece di illuminarlo, una radicale escissione della fase della
stima oscurerebbe il reale valore delle emozioni, che  la loro connessione, in larga misura intelligente,
tra lo stimolo emozionalmente adeguato e linsieme di reazioni che pu alterare tanto profondamente la
funzione del nostro corpo e il nostro pensiero. Senza una fase di stima la descrizione biologica dei
fenomeni dellemozione diventerebbe suscettibile di una rappresentazione caricaturale, nella quale le
emozioni sarebbero eventi privi di significato. Sarebbe pi difficile allora rendersi conto di quanto belle
e sorprendentemente intelligenti possano essere le emozioni, e di quali potenti strumenti di risoluzione
dei problemi possano essere per noi.22
I MECCANISMI CEREBRALI DELLEMOZIONE
Le emozioni offrono al cervello e alla mente un mezzo naturale per valutare lambiente
allinterno e allesterno dellorganismo e per reagire in modo adattativo. In realt, in molte circostanze,
noi valutiamo consapevolmente gli oggetti che causano le emozioni, nel vero e proprio significato del
termine valutare. Non solo elaboriamo la presenza di un oggetto, ma anche i suoi rapporti con altri
oggetti e con il passato. In tali circostanze, lapparato delle emozioni valuta in modo spontaneo, e
lapparato della mente cosciente co-valuta ponderatamente. Possiamo perfino modulare la nostra
reazione emozionale. In effetti, uno degli scopi fondamentali delleducazione  interporre una tappa
valutativa non automatica fra oggetti causativi e risposte emozionali. Cos facendo, cerchiamo di dare
una forma alle nostre reazioni spontanee, allineandole alle esigenze di una data cultura. Tutto questo 
verissimo, ma il punto che mi preme sottolineare  che, affinch abbiano luogo le emozioni, non vi 
alcuna necessit di analizzarne consapevolmente loggetto causativo, e meno che mai vi  quella di
valutare la situazione in cui esso si presenta. Le emozioni possono operare in contesti diversi.
Anche quando la reazione emozionale ha luogo senza una conoscenza consapevole dello
stimolo, ci nondimeno lemozione esprime il risultato della valutazione della situazione da parte
dellorganismo. Non ha importanza che quella stima non sia chiaramente notificata al s. In qualche
modo, il concetto di stima  stato interpretato troppo letteralmente come valutazione cosciente, quasi
che la straordinaria impresa di valutare una situazione e reagire a essa automaticamente fosse una
conquista biologica di minor rilievo.
Uno dei principali aspetti della storia dello sviluppo umano riguarda il modo in cui moltissimi
oggetti che costituiscono lambiente del nostro cervello hanno acquisito la capacit di innescare,
consapevolmente o meno, varie forme di emozione - debole o intensa, positiva o negativa. Alcuni di
questi fattori scatenanti sono stabiliti dallevoluzione, mentre altri hanno finito con l'essere associati dal
cervello a stimoli emozionalmente adeguati grazie alle nostre esperienze individuali. Pensate a quella
casa dove una volta, da bambini, viveste unintensa esperienza di paura. Quando vi tornate, pu darsi
che vi sentiate a disagio; e quel disagio non ha altra causa se non il fatto che molto tempo fa, in quello
stesso ambiente, provaste una potente emozione negativa. Potrebbe addirittura accadervi, in unaltra
casa per certi versi simile a quella, di provare lo stesso disagio, sebbene stavolta senza ragione alcuna,
se si esclude il fatto che in quel luogo rilevate la registrazione cerebrale di un oggetto e di una
situazione paragonabili.
Nella costituzione fondamentale del nostro cervello non c nulla che ci predisponga a reagire
con disagio a case di un certo tipo. La vostra esperienza personale, daltra parte, ha indotto il vostro
cervello a compiere unassociazione fra quel particolare genere di case e il disagio che avete vissuto un
tempo. Poco importa che la causa di quel disagio non avesse nulla a che fare con la casa stessa. E come
se emetteste un verdetto di colpevolezza per associazione: la casa, in realt,  una spettatrice innocente.
Voi siete stati condizionati a sentirvi a disagio in certe case, forse addirittura a odiarle, senza saperne
realmente il motivo. O anche - in virt dello stesso identico meccanismo - a sentirvi a vostro agio in
altre. Molte delle nostre antipatie e simpatie, peraltro perfettamente normali, insorgono proprio in
questo modo. Anche le fobie, che non sono normali n banali, possono essere acquisite con il
medesimo meccanismo. Ad ogni modo, quando ormai siamo in et da poter scrivere libri, ben pochi
oggetti sono rimasti per noi emozionalmente neutri, ammesso e non concesso che ve ne siano. La
distinzione degli oggetti su base emotiva  mera distinzione di grado: alcuni di essi evocano reazioni
emozionali deboli, a malapena percettibili; altri scatenano reazioni emozionali forti; e fra queste due
situazioni estreme vi sono tutte le sfumature intermedie. Stiamo cominciando perfino a scoprire i
meccanismi molecolari e cellulari necessari allapprendimento emozionale.23
Gli organismi complessi imparano anche a modulare lesecuzione delle emozioni, a seconda
delle singole circostanze - e in questo caso i termini stima e valutazione sono adattissimi. I
meccanismi di modulazione possono regolare lentit dellespressione emozionale anche senza
lintervento della deliberazione cosciente da parte dellorganismo. Ecco un semplice esempio. Dopo
aver ascoltato la stessa barzelletta per la seconda volta, sorriderete o riderete in modo completamente
diverso a seconda del contesto sociale del momento: una cena ufficiale, un incontro informale tra
colleghi, il pranzo pasquale con i vostri cari... Se a suo tempo i vostri genitori fecero un buon lavoro,
non avrete alcun bisogno di pensare al contesto: ladeguamento sar automatico. Parte dei meccanismi
di adeguamento, tuttavia, riflettono effettivamente un giudizio da parte del s e possono dar luogo a un
tentativo di modificare, o addirittura di sopprimere, le emozioni. Per diverse ragioni, che spaziano dalle
motivazioni onorevoli a quelle spregevoli, potreste decidere di nascondere il disgusto o lilarit
suscitati da unaffermazione appena pronunciata da un collega o dal vostro interlocutore. La
conoscenza consapevole del contesto e delle future conseguenze di ogni aspetto del vostro
comportamento vi aiuta a decidere di soffocare la naturale espressione delle emozioni. Con il passare
degli anni, tuttavia, dovreste evitarlo: costa molta energia.
Gli oggetti emozionalmente adeguati possono essere reali o richiamati alla memoria. Abbiamo
visto come un ricordo condizionato e inconsapevole possa generare unemozione reale nel presente. La
memoria, daltra parte, pu mettere a segno lo stesso trucco anche allo scoperto. Per esempio, un
incidente sfiorato - evento reale che vi atterr anni fa - pu essere richiamato alla memoria e causarvi un
nuovo spavento. Indipendentemente dal fatto che sia realmente presente, oppure che si tratti di
unimmagine appena creata, o anche ricostruita e richiamata alla memoria, il tipo di effetto  lo stesso.
Se  uno stimolo adeguato, ne seguir unemozione, e a variare sar solo la sua intensit. Gli attori
professionisti si affidano alla cosiddetta memoria emozionale. Alcuni lasciano che essa li porti a esibire
lemozione con un intervento manifesto; altri fanno in modo che essa si insinui nella loro performance
in modo impercettibile, predisponendoli a un certo comportamento. Il nostro Spinoza, come sempre
acuto osservatore, non si fece sfuggire neanche questo: Luomo, a causa dellimmagine di una cosa
passata o futura,  affetto dallo stesso affetto di letizia o tristezza che per limmagine di una cosa
presente.24
SCATENAMENTO ED ESECUZIONE DELLE EMOZIONI
La comparsa di unemozione dipende da una complicata catena di eventi. Ecco come la vedo io.
La catena comincia con la comparsa di uno stimolo emozionalmente adeguato. Lo stimolo, un
determinato oggetto o una determinata situazione, realmente presente o richiamato dalla memoria, si
presenta dunque alla mente. Pensate allorso in cui vi siete imbattuti nel vostro viaggio in Alaska
(faccio questo esempio in omaggio a William James, che prese spunto dallincontro con un orso per la
sua discussione sulla paura). Oppure pensate allincontro imminente con una persona di cui sentite la
mancanza.
In termini neurali, le immagini riferite alloggetto emozionalmente adeguato devono essere
presentate a uno o pi sistemi di elaborazione sensoriale del cervello, per esempio alle regioni visive o
uditive. Chiameremo questa fase del processo stadio della presentazione. Indipendentemente da
quanto fugace sia la presentazione, i segnali associati alla presenza di questo stimolo sono resi
disponibili a numerosi siti di induzione delle emozioni, che si trovano altrove nel cervello. Possiamo
immaginarceli come serrature che si aprono solo con la chiave giusta. Naturalmente le chiavi sono gli
stimoli emozionalmente adeguati. Si noti che questi selezionano una serratura preesistente: in altre
parole, non istruiscono il cervello a crearne una nuova. I siti di induzione attivano in seguito un certo
numero di altri siti, deputati allesecuzione delle emozioni, localizzati in altre regioni. Tali siti sono la
causa immediata dello stato emozionale che ha luogo nel corpo e nelle regioni cerebrali che sostengono
il processo emozione/sentimento. Infine, il processo pu riverberarsi e amplificarsi, oppure inaridirsi ed
estinguersi. Nel linguaggio della neuroanatomia e della neurofisiologia, tale processo inizia quando
segnali neurali di una determinata configurazione (originatisi nelle cortecce visive che custodiscono le
configurazioni neurali corrispondenti al rapido avvicinarsi di un oggetto minaccioso) sono ritrasmessi
in parallelo lungo diverse vie e inviati a diverse strutture cerebrali. Nel momento in cui rileveranno
una particolare configurazione - quando cio la chiave sar entrata nella serratura - alcune strutture
riceventi, per esempio lamigdala, si attiveranno e daranno inizio alla trasmissione di segnali verso altre
regioni del cervello, generando cos una cascata di eventi che, infine, diventeranno unemozione.
Queste descrizioni suonano molto simili a quella della penetrazione di un antigene (per esempio
un virus) nel sangue circolante, e della conseguente induzione di una risposta immunitaria (che consiste
nella mobilitazione di un gran numero di anticorpi in grado di neutralizzare lantigene). E in effetti
limpressione  corretta, perch i due processi sono formalmente simili. Nel caso dellemozione,
lantigene viene presentato attraverso il sistema sensoriale; lanticorpo corrisponde alla reazione
emozionale. La selezione viene compiuta a livello di uno dei diversi siti cerebrali in grado di indurre
unemozione. I due processi hanno luogo in condizioni paragonabili, hanno lo stesso profilo e
producono risultati altrettanto benefici. Quando si tratta di soluzioni brillanti la natura non  poi cos
creativa. Se un sistema funziona, lo applica sistematicamente. Se le cose andassero cos anche a
Hollywood, le varie continuazioni dei film di successo garantirebbero sempre grandi incassi.
Alcune delle regioni cerebrali oggi identificate come siti di scatenamento delle emozioni sono
lamigdala, localizzata nel profondo del lobo temporale; una parte di questultimo, nota come corteccia
prefrontale ventromediale; e unaltra regione frontale, nellarea motoria supplementare e nel cingolo.
Pur non essendo gli unici siti di induzione, sono quelli che conosciamo meglio. Questi siti di innesco
sono sensibili sia a stimoli naturali - ovvero alle configurazioni elettrochimiche sottese alla produzione
di immagini nella nostra mente - sia a stimoli quanto mai innaturali, come pu esserlo lapplicazione di
una corrente elettrica al cervello. Daltra parte, questi siti non dovrebbero essere considerati come
strutture rigide, che danno sempre la stessa prestazione stereotipata; sono numerose, infatti, le influenze
in grado di modularne lattivit. Anche qui, il risultato pu essere ottenuto mediante semplici immagini
mentali o con la stimolazione diretta di strutture cerebrali.
Lo studio dellamigdala negli animali ha fornito nuove informazioni importanti, in particolare
quelle
Figura 2.4 Rappresentazione schematica molto semplificata dei siti cerebrali di scatenamento ed
esecuzione delle emozioni. Quando unattivit cerebrale localizzata altrove induce lattivazione di uno
di questi siti, per esempio di parti dellamigdala o della corteccia prefrontale ventromediale, pu essere
indotta una grande variet di emozioni. Nessuno di questi siti induttori produce unemozione da s.
Affinch si manifesti unemozione, il sito deve attivarne altri, che possono essere localizzati, per
esempio, nel prosencefalo basale, nellipotalamo, o nei nuclei del tronco encefalico. Come in qualsiasi
altra forma di comportamento complesso, lemozione deriva dalla partecipazione concertata di diversi
siti cerebrali allinterno di un sistema.
ottenute da Joseph LeDoux; le moderne tecniche di visualizzazione, poi, hanno reso possibili
anche studi sullamigdala umana, esemplificati dalle ricerche di Ralph Adolphs e Raymond Dolan.25
Tali studi indicano che lamigdala  unimportante interfaccia fra gli stimoli uditivi e visivi e
linduzione delle emozioni - in particolare, ma non solo, della paura e della rabbia. Pazienti neurologici
con un danno allamigdala non sono in grado di innescare tali emozioni e di conseguenza mancano
anche dei sentimenti corrispondenti. In costoro sembrano assenti le serrature per la paura e la rabbia,
almeno per gli stimoli visivi e uditivi operanti in circostanze normali. La registrazione diretta
dellattivit di singoli neuroni nellamigdala umana ha dimostrato che in questa regione la maggior
parte delle cellule nervose  sintonizzata su stimoli spiacevoli, piuttosto che su quelli piacevoli.26
Stranamente, lamigdala normale esercita alcune delle sue funzioni di scatenamento
indipendentemente dal fatto che lindividuo sia consapevole o meno della presenza di uno stimolo
adeguato. La dimostrazione della capacit dellamigdala di rilevare inconsciamente tali stimoli venne
data per la prima volta da Paul Whalen. Quando egli espose per un tempo brevissimo a tali stimoli
soggetti del tutto inconsapevoli di quanto stavano vedendo, ottenne scansioni cerebrali che rivelavano
unattivazione dellamigdala.27 Gli studi recenti di Arnie Ohman e Raymond Dolan hanno dimostrato
come soggetti normali possano apprendere inconsciamente che un certo stimolo, ma solo quello (per
esempio, un particolare volto dallespressione rabbiosa, ma non un altro),  associato a un evento
spiacevole. L esposizione del soggetto inconsapevole al volto associato allevento negativo stimola
lattivit dellamigdala destra, a differenza di quella dellaltro volto, che non ha tale effetto.28
Gli stimoli emozionalmente adeguati vengono rilevati molto velocemente, in anticipo rispetto
allattenzione selettiva, come mostra unosservazione davvero notevole: anche nel caso di lesioni al
lobo occipitale o parietale che abbiano causato un campo cieco nella visione (oppure un campo in cui
gli stimoli non sono rilevati a causa di un negletto), gli stimoli (per esempio i volti che esprimono
rabbia e felicit) riescono a sfondare comunque la barriera della cecit e del negletto e sono
effettivamente rilevati.29 Il meccanismo di scatenamento delle emozioni riesce a cogliere questi stimoli
perch essi aggirano i normali canali di elaborazione - canali che avrebbero potuto portare a una stima
cognitiva dello stimolo, ma che non hanno potuto farlo a causa della cecit o del negletto. Il valore di
questo aggiramento biologico  evidente: indipendentemente dal fatto che il soggetto stia prestando
attenzione oppure no, il sistema  in grado di rilevare gli stimoli emozionalmente adeguati.
Successivamente esso pu dirottare su quegli stimoli lattenzione e il pensiero vero e proprio.
Un altro importante sito di induzione  il lobo frontale, soprattutto nella regione prefrontale
ventromediale, che  sintonizzata in modo da rilevare il significato emozionale di stimoli pi
complessi, per esempio oggetti e situazioni, naturali o appresi, adatti allinduzione di emozioni sociali.
La compassione suscitata dallassistere alla disgrazia altrui, come pure la tristezza causata da una
perdita personale, richiedono la mediazione di questa regione. Molti degli stimoli che acquistano il loro
significato emozionale traendolo dallesperienza di vita di ciascuno - come nellesempio della casa -
inducono le rispettive emozioni attraverso questa regione.
I miei colleghi Antoine Bechara, Hanna Damasio e Daniel Tranel e io abbiamo dimostrato che
un danno al lobo frontale altera la capacit di provare emozioni quando lo stimolo  di natura sociale e
la risposta appropriata  unemozione sociale come limbarazzo, il senso di colpa o la disperazione.
Problemi di questo tipo possono compromettere il normale comportamento sociale.30
In una serie di studi eseguiti recentemente dal nostro gruppo, Ralph Adolphs ha dimostrato che i
neuroni delle regioni prefrontali ventromediali reagiscono prontamente, e in modo diverso, al contenuto
emozionale piacevole o spiacevole di unimmagine. La registrazione dellattivit di singoli neuroni
localizzati nella regione prefrontale ventromediale di pazienti neurologici in corso di valutazione per il
trattamento chirurgico dellepilessia rivela che in questa regione - e pi a destra che a sinistra -
numerosi neuroni reagiscono in modo impressionante a immagini in grado di indurre emozioni
spiacevoli. Questi neuroni cominciano a reagire gi 120 millisecondi dopo la presentazione dello
stimolo. Dapprima interrompono la loro scarica spontanea; poi, dopo un intervallo di silenzio,
riprendono a scaricare con maggior intensit e frequenza. Un minor numero di neuroni reagisce invece
a immagini che inducono emozioni piacevoli e lo fa senza andare incontro alla sequenza di
arresto-e-ripresa osservata nei neuroni sintonizzati su emozioni spiacevoli.31 Lasimmetria fra le regioni
destra e sinistra del cervello  pi estrema di quel che avrei previsto, ma  coerente con quanto
proposto diversi anni or sono da Richard Davidson. Sulla base di studi elettroencefalografici condotti in
individui normali, Davidson aveva ipotizzato che, rispetto a quella sinistra, la corteccia frontale destra
fosse maggiormente associata a emozioni negative.
Per creare uno stato emozionale, lattivit esistente a livello dei siti di induzione deve essere
propagata ai siti esecutori, mediante connessioni neurali. I siti di esecuzione dellemozione identificati
finora comprendono lipotalamo, il prosencefalo basale e alcuni nuclei del tegmento mesencefalico.
Lipotalamo  il principale esecutore di molte risposte chimiche che sono parte integrante delle
emozioni. Direttamente, o attraverso lipofisi, esso libera nel sangue molecole che alterano il milieu
interno, la funzione dei visceri e quella dello stesso sistema nervoso centrale. Lossitocina e la
vasopressina, entrambi peptidi, sono esempi di molecole liberate sotto il controllo dei nuclei
ipotalamici con la partecipazione della neuroipofisi. Numerosi comportamenti emozionali (come
lattaccamento alla prole e il suo nutrimento) dipendono dalla tempestiva disponibilit di questi ormoni
nelle strutture cerebrali che presiedono allesecuzione di quei comportamenti. Allo stesso modo, nel
cervello, la disponibilit a livello locale di molecole come la dopamina e la serotonina, che modulano
lattivit neurale, induce determinati comportamenti. Per esempio, i comportamenti percepiti come
gratificanti e piacevoli sembrano dipendere dalla liberazione di dopamina da unarea particolare (larea
ventrotegmentale del mesencefalo), e dalla disponibilit di questo neurotrasmettitore in unaltra area (il
nucleus accumbens nel prosencefalo basale). In breve, i nuclei del prosencefalo basale e dellipotalamo,
alcuni nuclei del tegmento mesencefalico, e quelli del tronco encefalico che controllano il movimento
della faccia, della lingua, della faringe e della laringe sono gli esecutori ultimi di numerosi
comportamenti che definiscono le emozioni, comportamenti che possono essere semplici o complessi, e
che spaziano dal corteggiamento alla fuga, dal riso al pianto. I complessi repertori di azioni da noi
osservati sono il risultato della squisita coordinazione delle attivit di quei nuclei, i quali producono le
diverse parti dellesecuzione con tempismo e in sequenza ben concertata. Jaak Panksepp ha dedicato
tutta la sua vita di ricercatore al chiarimento di questo processo di esecuzione.32
In tutte le emozioni, scariche multiple di risposte chimiche e neurali modificano - per un certo
periodo e seguendo modalit particolari - il milieu interno, i visceri e il sistema muscoloscheletrico,
producendo cos espressioni facciali, vocalizzazioni, posture del corpo e specifici comportamenti (la
corsa, il bloccarsi di colpo, il corteggiamento o le cure parentali). Al processo partecipano meccanismi
biochimici e organi viscerali come il cuore e i polmoni.
Lemozione  un fenomeno che ha a che fare con la transizione e lo scompiglio - a volte un vero
e proprio terremoto fisico. Per effetto di una serie parallela di comandi, anche le strutture cerebrali alla
base dellattenzione e della produzione di immagini vanno incontro a modificazioni; di conseguenza,
alcune aree della corteccia cerebrale sono particolarmente attive, mentre altre sembrano esserlo meno.
Il semplice schema della figura 2.5 illustra il modo in cui uno stimolo minaccioso, presentato
visivamente, innesca lemozione della paura e porta alla sua esecuzione.
Per semplificare la descrizione dei processi dellemozione e del sentimento, li ho rappresentati
come una successione lineare di eventi che comincia con un singolo stimolo e termina con il
consolidamento dei substrati del sentimento corrispondente. In realt - come del resto ci si potrebbe
aspettare - il processo si propaga anche lateralmente, generando catene di eventi paralleli, e si
amplifica. Molto spesso, infatti, lo stimolo iniziale porta a recuperare, dall'archivio della memoria,
stimoli correlati, anchessi emozionalmente adeguati. A loro volta questi stimoli addizionali potranno
causare linnesco della medesima emozione, indurne la modificazione, o addirittura scatenare emozioni
conflittuali. La continuit e lintensit dello stato emozionale, in relazione allo stimolo iniziale, sono
quindi alla merc del processo cognitivo in corso. I contenuti della mente possono offrire i fattori
innescanti di ulteriori reazioni emozionali, o rimuoverli, e il risultato sar in un caso una continuazione
o addirittura unamplificazione dellemozione, nellaltro la sua estinzione.
Lelaborazione delle emozioni implica questa doppia traccia: il flusso di contenuti mentali che
porta con s i fattori che inducono le reazioni emozionali; e le stesse reazioni eseguite, che
costituiscono le emozioni e alla fine portano ai sentimenti. Il
Figura 2.5 Diagramma dei principali stadi dello scatenamento e dellesecuzione di
unemozione, prendendo come esempio la paura. I box tinteggiati nella colonna a sinistra indicano gli
stadi del processo (da 1 a 3), dalla stima e definizione dello stimolo emozionalmente adeguato, fino allo
stato emozionale della paura, pienamente espresso (4). I box della colonna a destra indicano le strutture
cerebrali pi indispensabili al dispiegamento di ciascuno stadio (da 1 a 3), e le conseguenze di questa
catena di eventi (4).
ciclo che comincia con lo scatenamento dellemozione e continua con la sua esecuzione
prosegue poi con il consolidarsi dei substrati del sentimento nelle regioni somatosensitive appropriate
del cervello. (Sin dallErrore di Cartesio, ho usato il termine somatico, e pi spesso
somatosensitivo, per denotare quelle cortecce, e quelle mappe, nelle quali  rappresentato, istante per
istante, quel che accade nel corpo).
Fatto curioso, quando il processo raggiunge lo stadio dellassemblaggio dei sentimenti, siamo
ormai tornati nel regno della mente - di nuovo nel flusso dei pensieri da dove, in circostanze normali, 
cominciato lintero percorso emozionale. I sentimenti sono mentali alla stessa stregua degli oggetti o
degli eventi che innescano le emozioni. Ci che fa dei sentimenti fenomeni mentali distinti dagli altri 
la particolarit della loro origine e del loro contenuto - lo stato fisico dellorganismo, reale oppure
rappresentato nelle aree cerebrali somatosensitive.
INASPETTATAMENTE
Recentemente, diversi studi neurologici ci hanno consentito di guardare pi da vicino i
meccanismi che controllano lesecuzione delle emozioni. Una delle osservazioni pi significative fu
effettuata su una donna in cura per il morbo di Parkinson. Nulla avrebbe lasciato presentire che, nel
tentativo di alleviare i suoi sintomi, avremmo sollevato un velo sul modo in cui le emozioni vengono in
essere e sulle loro relazioni con i sentimenti.
Il morbo di Parkinson  un comune disturbo neurologico che compromette la capacit di
muoversi normalmente. Invece di causare paralisi, questa patologia induce rigidit muscolare, tremori
e, cosa forse ancor pi importante, acinesia, ossia una difficolt nelliniziare i movimenti; questi ultimi,
poi, sono spesso lenti - un sintomo noto come bradicinesia. Un tempo la malattia era incurabile, ma
negli ultimi trentanni  stato possibile alleviare la sintomatologia con luso di preparazioni
farmaceutiche contenenti levodopa, un precursore chimico del neurotrasmettitore dopamina. Nei malati
di Parkinson esiste una carenza di dopamina a livello di particolari circuiti cerebrali, proprio come nei
diabetici esiste una carenza di insulina nel sangue. (Nei parkinsoniani, i neuroni che producono
dopamina nella pars compacta della substantia nigra muoiono e la dopamina non  pi disponibile
nemmeno in unaltra regione cerebrale, quella dei gangli basali). Purtroppo, le preparazioni
farmaceutiche ideate per innalzare i livelli di dopamina nei circuiti cerebrali che ne sono carenti non
aiutano tutti i malati. Anche in quelli che riescono a trarne vantaggio, il farmaco col tempo pu perdere
la sua efficacia, oppure indurre altre compromissioni del movimento, non meno invalidanti della stessa
malattia. Per questa ragione, sono allo studio diverse altre modalit di trattamento, una delle quali, in
particolare, sembra molto promettente. Essa comporta limpianto di minuscoli elettrodi nel tronco
encefalico dei pazienti, in modo che il passaggio di corrente elettrica a bassa intensit e alta frequenza
possa modificare il funzionamento di alcuni nuclei motori. Di solito, i risultati sono formidabili. Al
passaggio della corrente, i sintomi, come per incanto, svaniscono. I pazienti riescono a compiere
movimenti precisi con le mani e a camminare in modo cos normale che un estraneo potrebbe non
essere in grado di capire che in precedenza cera qualcosa di difettoso.
Lesatto posizionamento dei contatti degli elettrodi  essenziale ai fini del successo del
trattamento. Per ottenerlo, il chirurgo si serve di un apparecchio stereotassico (che permette la
localizzazione di una struttura cerebrale nello spazio tridimensionale) e guida con attenzione gli
elettrodi in quella parte del tronco encefalico nota come mesencefalo. Due lunghi elettrodi sono
orientati verticalmente, uno nel lato sinistro, laltro nel lato destro del tronco encefalico, e ciascuno di
essi ha quattro contatti, posti a circa due millimetri di distanza luno dallaltro e attivabili
indipendentemente con il passaggio di corrente elettrica. Provando a stimolare il tessuto in
corrispondenza di ogni sito di contatto,  possibile determinare quale di essi produca il massimo
miglioramento senza indurre sintomi indesiderati.
La storia affascinante che sto per raccontarvi  quella di una paziente studiata dal mio collega
Yves Agid e dal suo gruppo, allospedale Salptrire di Parigi. La paziente era una donna di
sessantacinque anni con una lunga anamnesi di sintomi parkinsoniani che ormai non rispondevano pi
alla levodopa. Non aveva mai sofferto di depressione, n prima n dopo linsorgenza della malattia, e
non era mai neppure andata incontro a sbalzi di umore, un comune effetto collaterale del farmaco.
Nella sua anamnesi, personale e familiare, non cera traccia di disturbi psichiatrici.
Una volta posizionati gli elettrodi, inizialmente tutto procedette come nei diciannove casi gi
trattati dallo stesso gruppo di ricercatori. I medici individuarono un contatto molto efficace
nellalleviare i sintomi della donna. La sorpresa si verific quando la corrente elettrica venne fatta
passare attraverso uno dei quattro contatti sul lato sinistro, localizzato due millimetri al di sotto di
quello rivelatosi efficace nel migliorare la condizione della paziente. La donna smise improvvisamente
di partecipare alla conversazione, punt lo sguardo verso il basso e verso destra, poi si inclin
leggermente a destra e assunse unespressione di tristezza. Dopo qualche secondo, allimprovviso,
cominci a piangere. Le lacrime scorrevano abbondanti, e lintero aspetto della paziente tradiva una
profonda infelicit. Ben presto si ritrov scossa dai singhiozzi. Mentre queste manifestazioni
continuavano sotto gli occhi dei ricercatori, la donna cominci a raccontare di quanto si sentisse
profondamente triste, di come non avesse pi energie per continuare a vivere in quel modo, disperata e
sfinita comera. Quando le chiesero che cosa le stesse accadendo, le sue espressioni furono molto
eloquenti:
Sto cadendo a terra, nella mia testa; non voglio pi vivere, non voglio vedere niente, sentire
niente, provare niente ....
Sono stufa della vita, ne ho avuto abbastanza... Non voglio pi vivere, la vita mi ha disgustato
....
E tutto inutile... sento di non valere nulla.
Questo mondo mi fa paura.
Vorrei nascondermi in un angolo ... mi sto piangendo addosso,  ovvio ... sono disperata, ma
perch vi sto tormentando?.
Il medico si rese conto che quellinsolita reazione dipendeva dal passaggio della corrente, e
interruppe il trattamento. Dopo circa novanta secondi, il comportamento della paziente ritorn normale.
I singhiozzi cessarono, improvvisamente come erano cominciati. Lespressione di tristezza scomparve
dal volto della donna. Cessarono anche le descrizioni verbali di tristezza. Dopo qualche istante, la
paziente sorrise rilassata, e per i cinque minuti successivi fu assolutamente allegra, addirittura in vena
di scherzare. Che era successo, chiese? Si era sentita malissimo, ma non sapeva perch. Che cosa aveva
provocato quellincontrollabile disperazione? La donna non era meno sconcertata dei ricercatori che la
stavano osservando.
Ci nondimeno, il motivo di tutto questo era abbastanza chiaro. Invece di passare nelle strutture
nervose responsabili del controllo motorio generale, come avrebbe dovuto, la corrente elettrica era
fluita in uno dei nuclei del tronco encefalico preposti al controllo dei particolari tipi di azione che, nel
loro insieme, producono lemozione denominata tristezza. Questo repertorio includeva i movimenti
della muscolatura facciale; i movimenti della bocca, della faringe, della laringe e del diaframma
necessari per piangere e singhiozzare; e le diverse azioni che danno luogo alla produzione e alla
secrezione delle lacrime.
Sembrava che nel cervello della donna fosse scattato un interruttore interno, in risposta a quello
che gli sperimentatori avevano azionato al di fuori del suo corpo. Era come se lintero repertorio di
azioni eseguisse un concerto strumentale a lungo preparato, nel quale ogni passaggio cadeva a tempo e
luogo opportuni, cos che leffetto sembrava, in tutto e per tutto, manifestare la presenza di pensieri
capaci di causare tristezza - in altre parole, di uno stimolo emozionalmente adeguato. Salvo,
naturalmente, che nessuno di tali pensieri era stato presente prima dellinaspettato incidente, n la
paziente era soggetta ad avere tali pensieri spontaneamente. I pensieri legati allemozione si
presentarono solo dopo l'emozione stessa.
Amleto poteva interrogarsi sulle capacit dellattore di evocare lemozione, pur non avendo
alcuna causa personale per provarla. E mostruoso che un attore, pur fingendo, in un sogno di passione,
possa forzare lanima a un concetto, cos da scolorare tutto in volto e piangere e sconvolgersi, con voce
rotta e con gesti che disegnan le forme rispondenti allidea. Lattore non ha alcuna ragione personale
per provare emozioni: sta parlando del destino di un personaggio di nome Ecuba e, come dice Amleto,
Per Ecuba? Ma per lui che cos? Chi  lui per Ecuba, da farne tanti gemiti?.33 Tuttavia, lattore
comincia evocando nella propria mente alcuni tristi pensieri che in seguito innescano lemozione e lo
aiutano a rappresentarla con la sua arte. Nello strano caso di questa paziente, per, le cose non
potevano essere andate cos. Non cera alcun concetto, n alcuna idea, antecedente alla sua
emozione. Non cera alcun tipo di pensiero che potesse indurre il suo comportamento, nessuna idea
inquietante che le fosse venuta in mente in modo spontaneo, n alcun tormentoso pensiero che le fosse
stato chiesto di evocare. La sua manifestazione di tristezza, in tutta la spettacolare complessit che
laveva caratterizzata, era davvero venuta fuori dal nulla, come un fulmine a ciel sereno. Fatto non
meno importante, quando la manifestazione di tristezza era ormai pienamente organizzata e in corso da
un po, la paziente cominci a provare un sentimento di tristezza. E, altrettanto importante, dopo che
ebbe detto di sentirsi triste, la donna cominci ad avere pensieri conformi alla tristezza -
preoccupazione per la propria salute, affaticamento, delusione nei confronti della vita, disperazione e
desiderio di morte.
La sequenza di eventi osservati in questa paziente rivela come a presentarsi per prima fosse
stata lemozione. Solo dopo era seguito il sentimento, accompagnato dai pensieri che di solito possono
causare e successivamente accompagnare lemozione della tristezza, caratteristici degli stati mentali
che colloquialmente descriviamo come sentirsi tristi. Una volta cessata la stimolazione, queste
manifestazioni si attenuarono e infine scomparvero. L emozione scomparve, e scomparve pure il
sentimento. Anche i pensieri tormentosi si dileguarono.
Limportanza di questo raro incidente neurologico  evidente. In condizioni normali, la velocit
con cui le emozioni insorgono e poi lasciano il passo ai sentimenti e ai pensieri loro associati rende
difficile il compito di analizzare la corretta sequenza dei fenomeni. Quando i pensieri che di solito
causano le emozioni appaiono alla mente, inducono emozioni che danno origine a sentimenti, i quali
evocano a loro volta altri pensieri, associati per contenuto, che probabilmente amplificheranno lo stato
emozionale. I pensieri evocati possono anche funzionare da fattori innescanti indipendenti di altre
emozioni, potenziando cos lo stato affettivo generale. Ulteriori emozioni daranno origine a ulteriori
sentimenti, e il ciclo continuer finch non sar interrotto da una distrazione o dallintervento della
ragione. Quando tutti questi fenomeni - i pensieri che possono causare emozioni; i comportamenti
associati allemozione; i fenomeni mentali che chiamiamo sentimenti; e i pensieri che da quei
sentimenti derivano - ebbene, quando tutti questi fenomeni sono ormai nel loro pieno svolgimento, 
difficile dire, avvalendosi della sola introspezione, quale di essi sia emerso per primo. Il caso di questa
donna ci aiuta a scrutare e a discriminare questi eventi. La paziente non aveva avuto pensieri induttori
di tristezza n alcun sentimento triste prima che insorgesse, in lei, lemozione che chiamiamo tristezza.
Questi dati indicano al tempo stesso la relativa autonomia del meccanismo di scatenamento neurale
dellemozione e la dipendenza del sentimento dallemozione.
A questo punto, verrebbe da chiedersi come mai il cervello di questa paziente evocasse il tipo di
pensiero che normalmente induce tristezza considerando che, nel suo caso specifico, tanto lemozione
quanto il sentimento non erano stati motivati da stimoli appropriati. La risposta ha a che fare con la
dipendenza del sentimento dallemozione e con il comportamento affascinante della memoria. Quando
viene espressa lemozione tristezza, istantaneamente seguono i sentimenti corrispondenti. In rapida
successione, il cervello produce poi il tipo di pensieri che normalmente inducono lemozione e i
sentimenti di tristezza. Ci accade perch lapprendimento associativo ha stabilito dei collegamenti fra
emozioni e pensieri, in una ricca rete di connessioni percorribili a doppio senso. Determinati pensieri
evocano determinate emozioni, e viceversa. I livelli di elaborazione cognitiva ed emozionale sono
continuamente collegati in questo modo. Tale effetto pu essere dimostrato sperimentalmente, come ha
rivelato uno studio eseguito da Paul Ekman e dai suoi colleghi. Egli chiese ai soggetti partecipanti di
muovere alcuni muscoli della faccia in una particolare sequenza, cos che essi assumessero,
inconsapevolmente, unespressione - a seconda dei casi - di felicit, tristezza, o paura. I soggetti non
sapevano quale espressione fosse ritratta sul proprio volto. Nella loro mente non cera alcun pensiero in
grado di indurre lemozione cos espressa. Ci nondimeno, essi finivano per provare il sentimento
appropriato corrispondente allemozione esibita.34 Senza dubbio, le componenti dellemozione, sotto il
controllo dello sperimentatore e non motivate dal soggetto, si presentavano per prime. Subito dopo
seguiva un sentimento. Tutto questo  in sintonia con il buonsenso di Rodgers e Hammenstein. Come
ricorderete, nel loro musical una spaventatissima Anna era arrivata nel Siam per insegnare ai figli del
re; parlando a se stessa non meno che al figlio, terrorizzato come lei, Anna diceva che fischiare un
motivetto allegro avrebbe trasformato la paura in fiducia: I risultati di questo trucco sono stranissimi.
Quando inganno la gente che mi spaventa, finisce che inganno anche me stessa. Espressioni
emozionali recitate e prive di una motivazione psicologica hanno il potere di causare i sentimenti
corrispondenti. Le espressioni emozionali evocano i sentimenti e il tipo di pensieri che abbiamo
imparato a ritenere consoni a esse.
Da un punto di vista soggettivo, lo stato di questa paziente dopo lattivazione dellelettrodo
zero sinistro ricorda in qualche modo le situazioni in cui tutti noi ci ritroviamo consapevoli di umori
e sentimenti, ma incapaci di trovarne la causa. Quante volte capita, a un certo momento di una data
giornata, di sentirci particolarmente bene e pieni di energia e di speranze, senza per conoscerne la
ragione? Oppure, al contrario, depressi e nervosi? In tutti quei casi,  probabile che i pensieri negativi,
o quelli pieni di speranza, siano elaborati fuori dal campo della nostra coscienza. Ci nondimeno, essi
sono in grado di innescare i meccanismi dellemozione e quindi quelli del sentimento. A volte
riusciamo a risalire allorigine di quegli stati affettivi, a volte no. Per buona parte del ventesimo secolo,
molta gente si  precipitata sul divano dello psicoanalista per scoprire qualcosa di pi sui pensieri
inconsci e sui conflitti, anchessi inconsci, che davano loro origine. Oggi, molti si limitano
semplicemente ad accettare che esistono pi pensieri sconosciuti nel cielo e nella terra della nostra
mente di quanti ne possa sognare la filosofia di Orazio, lamico di Amleto. E quando non possiamo
identificare il pensiero che causa lemozione, ecco che siamo visitati da emozioni e sentimenti senza
una spiegazione. Per fortuna, emozioni e sentimenti di questo tipo sono meno intensi e meno
improvvisi di quelli motivati.
I medici e i ricercatori che avevano in cura la paziente di cui abbiamo appena riferito la vicenda
studiarono ulteriormente il suo insolito caso.35 Nella stessa paziente, la stimolazione a livello di uno
qualsiasi degli altri contatti non indusse alcun fenomeno inatteso e - come abbiamo gi detto - questa
reazione non ebbe luogo in nessun altro dei diciannove pazienti trattati allo stesso modo. In altre due
occasioni, e con il consenso della donna, i medici stabilirono i fatti seguenti. In primo luogo, quando le
dissero che stavano stimolando il contatto problematico - mentre in realt stavano operando
sullinterruttore di un altro elettrodo - non comparve nessun comportamento insolito. Nulla di
inconsueto fu osservato dai ricercatori o riferito dalla paziente. In secondo luogo, quando il contatto
problematico fu nuovamente attivato, ottennero la stessa sequenza di eventi che si era presentata, del
tutto inattesa, nellosservazione originale. Chiaramente, la comparsa del fenomeno era legata al
posizionamento e allattivazione dellelettrodo.
I ricercatori eseguirono anche uno studio con la tomografia a emissione di positroni (una tecnica
che fornisce immagini funzionali del cervello) in seguito alla stimolazione del contatto zero sinistro.
Un importante riscontro di questa seconda indagine fu la marcata attivazione di strutture localizzate nel
lobo parietale destro, una regione coinvolta nellelaborazione di mappe dello stato del corpo e, pi in
particolare, dello stato del corpo nello spazio. Con ogni probabilit, tale attivazione era da mettersi in
relazione al fatto che durante la stimolazione la paziente riferiva costantemente la percezione di marcati
cambiamenti nel proprio stato corporeo, compresa la sensazione di cadere in un pozzo.
II valore scientifico di studi condotti su un singolo soggetto  sempre limitato. Di solito, pi che
un punto darrivo, i dati raccolti nel corso di tali indagini rappresentano il punto di partenza per nuove
ipotesi e nuove esplorazioni. Ci nondimeno, in questo caso particolare, i dati si sono rivelati preziosi.
Essi confermano infatti lidea che sia possibile analizzare i processi dellemozione e del sentimento
scomponendoli nelle loro diverse parti. Inoltre, rinforzano un concetto fondamentale delle neuroscienze
cognitive: ogni funzione mentale complessa deriva dai contributi ben concertati di molte regioni
cerebrali a livelli diversi del sistema nervoso centrale, e non dalla funzione di una singola regione del
cervello concepita secondo i dettami della frenologia.
LINTERRUTTORE DEL TRONCO ENCEFALICO
Ancora non sappiamo assolutamente quale particolare nucleo del tronco encefalico innescasse
la reazione emozionale di questa paziente. Sembra che il contatto problematico si trovasse proprio
sopra la substantia nigra; daltra parte, la corrente elettrica avrebbe potuto trasmettersi anche altrove,
nelle immediate vicinanze. Il tronco encefalico  una regione molto piccola del sistema nervoso
centrale, piena zeppa di nuclei e circuiti implicati in funzioni diverse. Alcuni di tali nuclei sono
minuscoli e anche una minima variazione della loro anatomia standard avrebbe potuto portare a una
significativa deviazione della corrente. Non c dubbio, comunque, che levento avesse avuto inizio nel
mesencefalo e avesse poi gradualmente reclutato i nuclei necessari per produrre le diverse componenti
dellemozione. E anche possibile, a giudicare dai dati raccolti negli esperimenti sugli animali, che nella
produzione ben coordinata dellemozione fossero coinvolti alcuni nuclei della regione nota come grigio
periacqueduttale (gpa). Sappiamo, per esempio, che diverse colonne del gpa sono coinvolte nella
produzione di vari tipi di reazioni di paura - quelle che portano ai comportamenti di
combattimento-o-fuga o, in altri casi, di congelamento. Pu darsi che il gpa sia implicato anche nelle
reazioni riconducibili alla tristezza. Ad ogni modo, allinterno di uno dei nuclei mesencefalici legati
alla produzione dellemozione, era cominciata una rapidissima catena di eventi che aveva interessato
regioni estese del corpo: il volto, lapparato vocale, la cassa toracica, senza contare sistemi chimici la
cui attivit non era direttamente osservabile. Tutte queste modificazioni avevano portato a uno
specifico stato di sentimento. Inoltre, mentre esprimeva lemozione e i sentimenti di tristezza, la
paziente aveva richiamato alla mente pensieri corrispondenti. Invece di cominciare nella corteccia
cerebrale, la catena di eventi era iniziata in una regione sottocorticale. Gli effetti, tuttavia, erano simili a
quelli che sarebbero stati prodotti dal ripensare a un tragico evento o dallassistervi direttamente.
Chiunque fosse entrato in scena in quel momento non avrebbe potuto dire se si trattasse di uno stato di
emozione/sentimento perfettamente naturale, ricreato dallabilit di unattrice consumata, o scatenato
da un interruttore elettrico.
UN'IMPROVVISA ILARIT
Affinch nessuno pensi che ci sia qualcosa di unico nel pianto e nella tristezza, devo aggiungere
che  possibile produrre un fenomeno equivalente a quello appena analizzato anche per il riso, come ha
dimostrato uno studio condotto da Itzhak Fried.36 Anche in questo caso, era coinvolta una paziente
sottoposta a stimolazione elettrica del cervello. Lobiettivo era leggermente diverso e consisteva
nellottenimento di una mappa delle funzioni corticali. Per aiutare i pazienti epilettici che non
rispondono al trattamento farmacologico  possibile rimuovere chirurgicamente la regione cerebrale
che innesca i loro attacchi. Prima dellintervento, tuttavia, il chirurgo non solo deve localizzare con
precisione larea del cervello da rimuovere, ma anche identificare le aree cerebrali che non possono
essere rimosse a causa della loro funzione, per esempio quelle implicate nel linguaggio. Queste mappe
si ottengono stimolando elettricamente il cervello e osservando i risultati.
Nel caso particolare della paziente A.K., quando i chirurghi cominciarono a stimolare una
regione del lobo frontale sinistro nota come area motoria supplementare (ams), osservarono che la
stimolazione elettrica di un certo numero di siti vicini evocava - in modo costante ed esclusivo - il riso.
Si trattava di una risata assolutamente autentica, al punto che gli osservatori la descrissero come
contagiosa. Essa emerse allimprovviso: alla paziente non era stato mostrato o detto nulla di buffo, n
la donna stava pensando a qualcosa che potesse indurla al riso. Proprio come era stato osservato nella
paziente che aveva pianto - e si tratta di una coincidenza importante - il riso di A.K. era seguito da una
sensazione di allegria o ilarit, nonostante la sua natura immotivata. Altrettanto interessante, la causa
del riso veniva attribuita a qualsiasi oggetto sul quale la paziente si stesse concentrando al momento
della stimolazione. Per esempio, se si mostrava alla donna limmagine di un cavallo, lei diceva:
Questo cavallo  proprio buffo. In certi casi, gli stessi ricercatori costituirono uno stimolo
emozionalmente adeguato, e in unoccasione la paziente concluse: Voi ragazzi siete talmente
ridicoli... tutti l in piedi cos....
Larea del cervello che produceva il riso era piccola; misurava infatti circa due centimetri per
due. In punti vicini, la stimolazione causava i ben noti fenomeni di arresto delleloquio o di cessazione
dei movimenti delle mani. Tuttavia, la loro stimolazione non causava mai il riso. Inoltre,  opportuno
osservare che gli attacchi epilettici di questa paziente non includevano mai il riso.
Nella prospettiva gi descritta in precedenza, credo che la stimolazione a livello dei siti
identificati in questo studio induca lattivazione di nuclei del tronco encefalico capaci di generare gli
schemi motori del riso. I nuclei precisi del tronco encefalico e la sequenza della loro attivit non sono
stati identificati, n per il riso, n per il pianto. Presi nel loro insieme, questi studi lasciano intravedere
un meccanismo neurale a pi livelli per la produzione di emozioni. Dopo lelaborazione di uno stimolo
adeguato, i siti corticali danno inizio alla vera e propria espressione dellemozione innescando lattivit
di altri siti, in larga misura sottocorticali, a partire dai quali lemozione sar finalmente eseguita. Nel
caso del riso sembra che i siti di induzione iniziali si trovino nella regione prefrontale dorsale e
mediale, in aree come la AMS e la corteccia del cingolo anteriore. Nel caso del pianto,  pi probabile
che i siti di induzione critici si trovino nella regione prefrontale mediale e ventrale. Nel riso come nel
pianto, i principali siti di esecuzione si trovano nei nuclei del tronco encefalico. Per inciso, i dati
raccolti nello studio sul riso sono in armonia con le osservazioni effettuate dal nostro gruppo in pazienti
con danni alla ams e al cingolo anteriore. Abbiamo scoperto che tali pazienti hanno difficolt a prodursi
in un sorriso naturale - un sorriso spontaneo, quello solitamente scatenato dallaver capito una
barzelletta - e si limitano al sorriso falso e forzato tipico delle fotografie di gruppo.37
Gli studi qui discussi testimoniano dunque la possibilit di separare, nel processo dellemozione
e del sentimento, vari stadi e meccanismi: la stima/valutazione che porta allisolamento di uno stimolo
emozionalmente adeguato, lo scatenamento, lesecuzione e, successivamente, il sentimento. Lo stimolo
elettrico artificiale usato nello studio sul riso mima i risultati neurali prodotti in modo naturale
dallisolamento di uno stimolo emozionalmente adeguato per il riso, grazie allattivit delle regioni
cerebrali e delle vie nervose che cooperano all elaborazione di tale stimolo e lo proiettano alla ams.
Nel riso naturale, lo stimolo viene da dentro; nel caso della paziente A.K., proveniva dalla punta di un
elettrodo. Nella paziente che piangeva, lo stimolo elettrico interveniva successivamente, nel
meccanismo dellesecuzione dellemozione, distante almeno uno stadio dalla fase dellinduzione.
ANCORA RISO E LACRIME
Un altro tipo di incidente neurologico ci consente di sollevare un velo sugli interruttori delle
emozioni presenti nel tronco encefalico. Si tratta di una condizione nota come riso e pianto patologico.
Il problema  noto da tempo in neurologia, ma solo di recente  stato possibile decifrarlo in termini
dellanatomia e della fisiologia cerebrali. Il paziente C., che ho studiato in collaborazione con Josef
Parvizi e Steven Anderson, ci offre una perfetta esemplificazione del problema.38
Quando C. ebbe un piccolo ictus localizzato al tronco encefalico, il medico che per primo lo
prese in cura lo consider fortunato. Alcuni ictus del tronco encefalico possono essere fatali, e molti
lasciano i pazienti con terribili invalidit. Questo evento particolare, invece, sembrava aver causato
problemi motori di importanza relativamente modesta; verano inoltre buone probabilit che con il
tempo si attenuassero. Da questo punto di vista, le condizioni di C. seguirono effettivamente il decorso
atteso. Quel che non era atteso, n facile da trattare, fu un sintomo che lasci assolutamente sconcertati
tanto il paziente quanto i suoi familiari e coloro che lo assistevano. Il paziente C. scoppiava nel pianto
pi impressionante o nella pi spettacolare delle risate in assenza di una causa riconoscibile. Non solo
il motivo di queste sue esplosioni non era evidente, ma il loro valore emozionale poteva essere
diametralmente opposto al tenore affettivo delle circostanze. Nel bel mezzo di una seria conversazione
riguardante le sue condizioni economiche o la sua salute, il signor C. poteva essere letteralmente
sconquassato dalle risa, cercando, senza riuscirci, di sopprimere laccesso. Allo stesso modo, nel corso
di una conversazione assolutamente banale, capitava che si mettesse a singhiozzare disperatamente,
anche in questo caso del tutto incapace di sopprimere la reazione. Queste esplosioni potevano
verificarsi in rapida successione, lasciando a C. il tempo a malapena sufficiente per riprender fiato e
spiegare che non riusciva a controllarsi, che lui non aveva inteso realmente n ridere n piangere, e che
nella sua mente non cera alcun pensiero che giustificasse un comportamento tanto strano. Inutile dire
che il paziente C. non era stimolato da nessuna corrente elettrica - non cera nessuno che stesse
azionando linterruttore. Ci nondimeno, il risultato era lo stesso. A seguito di un danno circoscritto a
unarea nel sistema neurale costituito dai nuclei del tronco encefalico e del cervelletto, C. esprimeva
queste emozioni senza una causa mentale appropriata, e trovava difficile controllarle. Fatto non meno
importante, alla fine di quegli accessi si sentiva un po triste o un po allegro, sebbene allinizio
dellepisodio non fosse stato n luna n laltra cosa, e non avesse pensieri tristi o allegri. Ancora una
volta, unemozione immotivata induceva un sentimento e causava uno stato mentale corrispondente
alla valenza di tutto un repertorio di azioni corporee.
Il meccanismo fine che ci consente di controllare il riso e il pianto a seconda del contesto
sociale e cognitivo  sempre stato un enigma. Lo studio di questo paziente ha consentito di diradare,
almeno in parte, il mistero, giacch ha svelato che i nuclei del ponte e del cervelletto sembrano avere
un ruolo importante in quel meccanismo di controllo. Indagini successive, condotte su altri pazienti
nella stessa situazione, portatori di lesioni simili, hanno rafforzato tali conclusioni. Possiamo
immaginare il meccanismo di controllo in questo modo: nel tronco encefalico, alcuni sistemi di nuclei e
vie nervose possono essere attivati per generare una reazione stereotipa di riso o di pianto. Poi, un altro
sistema, nel cervelletto, modula i meccanismi fondamentali del riso o del pianto. Tale modulazione 
realizzata modificando, per esempio, la soglia delle reazioni, lintensit e la durata di alcuni dei
movimenti che le compongono, eccetera.39 In circostanze normali, il sistema pu essere influenzato
dallattivit corticale, ossia dalle diverse regioni che operano di concerto e rappresentano, in ogni
occasione, il contesto in cui uno stimolo emozionalmente adeguato scatener, in misura pi o meno
rilevante, il tipo di riso o di pianto appropriato. A sua volta, il sistema pu influenzare la corteccia
cerebrale.
Il caso del paziente C. ci offre anche la rara occasione di intravedere linterazione fra il
processo di stima che precede lemozione, e leffettiva esecuzione dellemozione che stiamo
considerando. La stima pu modulare il successivo stato emozionale e, a sua volta, esserne modulata.
Quando i processi di stima ed esecuzione sono scollegati, come lo erano in C., il risultato pu essere
caotico.
Se i casi precedenti rivelavano la dipendenza dei processi mentali e comportamentali da sistemi
costituiti da numerosi componenti, quello del paziente C. mostra in particolare come tali processi
dipendano da una complicata interazione fra quelle componenti. Siamo ben lontani, dunque, dallidea
di singoli centri e di vie nervose funzionanti a senso unico.
DAL CORPO ATTIVO ALLA MENTE
I fenomeni che abbiamo discusso in questo capitolo - le emozioni vere e proprie, gli appetiti e le
reazioni regolatrici pi semplici - hanno luogo nel teatro del corpo sotto la guida di un cervello dotato
congenitamente di una saggezza sua, messo a punto dallevoluzione per contribuire a dirigere il
funzionamento del corpo. Spinoza intu lesistenza di quella saggezza neurobiologica innata e racchiuse
tale intuizione nelle sue proposizioni sul conatus, cio nel concetto secondo cui, necessariamente, tutti
gli organismi viventi compiono uno sforzo di autoconservazione senza averne la consapevolezza e
senza aver deciso, come s individuali, di intraprendere alcunch. Per farla breve, essi non conoscono il
problema che stanno cercando di risolvere. Quando le conseguenze di una tal saggezza naturale
vengono registrate nel cervello, ne derivano i sentimenti, componenti fondamentali della nostra mente.
Alla fine, come vedremo, i sentimenti possono guidare un tentativo di autoconservazione deliberato e
contribuire alle scelte riguardanti le modalit stesse dellautoconservazione. I sentimenti aprono la
porta alla possibilit di operare, almeno in una certa misura, un controllo volontario sulle emozioni
automatiche.
Levoluzione sembra aver assemblato i meccanismi cerebrali dellemozione e dei sentimenti
procedendo per gradi. Dapprima viene il meccanismo per produrre reazioni a un oggetto o a un evento,
orientate verso loggetto stesso o le circostanze: il meccanismo dellemozione. Poi viene il meccanismo
per produrre una mappa cerebrale e successivamente unimmagine mentale - unidea - delle reazioni e
dello stato dellorganismo che ne risulta: il meccanismo del sentimento.
II primo dispositivo, quello dellemozione, consent agli organismi di rispondere in modo
efficace, sebbene non creativo, a numerose circostanze che, a seconda dei casi, potevano essere
favorevoli o minacciose - circostanze ed esiti rispettivamente positivi o negativi per la vita. Il
secondo meccanismo, quello del sentimento, introdusse una sorta di allarme mentale per rilevare le
circostanze buone o cattive, e prolung limpatto delle emozioni influenzando in modo duraturo
attenzione e memoria. Alla fine, in una proficua combinazione con i ricordi del passato,
limmaginazione e il ragionamento, i sentimenti portarono allemergere della previsione e alla
possibilit di creare risposte nuove, non pi stereotipate.
Come capita spesso quando aggiunge nuovi dispositivi ad altri preesistenti, la natura us i
meccanismi dellemozione come punto di partenza e rimedi altre componenti alla belle meglio. Al
principio era lemozione - ma al principio dellemozione era lazione.
3. I SENTIMENTI
CHE COSA SONO I SENTIMENTI
Nel tentativo di spiegare che cosa siano i sentimenti, comincer facendo ai lettori una domanda:
quando riflettete su un qualsiasi sentimento, pi o meno piacevole o intenso, provato in passato, che
cosa identificate quale suo contenuto? Non vi sto interrogando sulla causa, n sullintensit o sulla
valenza positiva o negativa di quel sentimento; e nemmeno sui pensieri che si presentarono alla vostra
mente nella scia di quellesperienza. In realt, qui io intendo i contenuti mentali, gli ingredienti, la
materia, di cui  fatto un sentimento.
Affinch questo esperimento puramente mentale funzioni, vi dar qualche spunto: pensate di
starvene sdraiati sulla sabbia mentre il sole del tramonto vi accarezza dolcemente la pelle e lacqua del
mare lambisce i vostri piedi; dietro di voi c un fruscio di aghi di pino, mossi da una leggera brezza
estiva; la temperatura  di circa venticinque gradi e in cielo non c neppure una nube. Prendetevela
comoda e assaporate la scena. Supponiamo che non siate mortalmente annoiati e che, al contrario, vi
sentiate molto bene; anzi, troppo bene, come un mio amico ama dire. La domanda ora : in che consiste
quel sentirsi bene? Vi dar solo qualche indizio. Forse il tepore che sentite sulla pelle  piacevole. Il
respiro  facile, dentro-fuori, inspirazione-espirazione, libero da qualsiasi resistenza a livello del torace
o della gola. I muscoli sono rilassati e non percepite alcun senso di tensione articolare. Sentite il vostro
corpo senza peso, a contatto con la terra, ma al tempo stesso leggero. Avete il controllo sul vostro
organismo e ne percepite il funzionamento fluido e senza intoppi: nessun dolore, semplicemente
perfetto. Lenergia per muovervi non vi manca, ma per qualche motivo preferite restarvene tranquilli -
una paradossale combinazione di potenzialit da una parte, e di godimento dellimmobilit dallaltra. In
breve, il vostro corpo vi d sensazioni diverse rispetto a numerose dimensioni, alcune delle quali
assolutamente evidenti e localizzabili, altre pi elusive. Per esempio, sebbene percepiate il benessere e
lassenza di dolore - e sebbene la localizzazione di tale fenomeno sia il corpo con tutte le sue funzioni -,
la sensazione  talmente diffusa da rendervi difficile descrivere con precisione dove si stia verificando.
E poi vi sono le conseguenze mentali dello stato appena descritto. Quando riuscite a distogliere
lattenzione dallassoluto benessere del momento, e a potenziare le rappresentazioni mentali non
direttamente pertinenti al vostro corpo, scoprite in voi una mente piena di pensieri, i cui temi creano
una nuova ondata di sentimenti piacevoli. Ecco emergere, insieme a scene effettivamente godute in
passato, limmagine di eventi pregustati con desiderio. Scoprite anche davere una disposizione
mentale - come dire? - felice. Avete adottato una modalit di pensiero in cui le immagini sono bene a
fuoco e fluiscono copiose e senza sforzo. Tutta questa positivit ha due conseguenze: la comparsa di
pensieri il cui tema  consono allemozione e lemergere di una modalit di pensiero, uno stile di
elaborazione mentale, che aumenta la velocit di generazione delle immagini moltiplicandole.
Avvertite, come Wordsworth ad alcune miglia dallabbazia di Tintern, dolci sensazioni ... nel
sangue, dentro il cuore e scoprite che quelle sensazioni sono perfino nella parte pi pura della mente,
e capaci dinfondervi un quieto ristoro.1 Le entit che siete soliti considerare come corpo e mente
si sono armoniosamente fuse. Ogni conflitto sembra ora placato. Gli opposti paiono meno opposti.
Ci che definisce la piacevole percezione di simili istanti, rendendola meritevole del termine
distintivo di sentimento e differenziandola cos da qualsiasi altro pensiero,  - direi - la
rappresentazione mentale del corpo o di alcune sue parti come entit operanti in un modo particolare. Il
sentimento, nel senso pi stretto e rigoroso del termine,  lidea che il corpo sia in un certo modo. In
questa definizione si pu sostituire idea con pensiero e percezione. Se guardiamo al di l
delloggetto che ha causato il sentimento - e i pensieri e la modalit di pensiero conseguenti - vediamo
precisarsi il suo nucleo: i contenuti del sentimento consistono nella rappresentazione di un particolare
stato del corpo.
Gli stessi commenti sarebbero pienamente applicabili ai sentimenti di tristezza e di qualsiasi
altra emozione, come pure ai sentimenti degli appetiti e di qualunque sequenza di reazioni regolatrici
abbia luogo nellorganismo. I sentimenti, nellaccezione adottata in questo libro, non insorgono solo
dalle emozioni vere e proprie, ma da qualsiasi insieme di reazioni omeostatiche, e traducono nel
linguaggio della mente lo stato vitale in cui versa lorganismo. Qui, io suggerisco che esistano
modalit corporee distinte risultanti da diverse reazioni omeostatiche, dalle pi semplici alle pi
complesse. Esistono anche oggetti induttori distinti, e altrettanto distinti pensieri conseguenti alla
reazione, e modalit di pensiero corrispondenti. La tristezza, per esempio, si accompagna a una minor
produzione di immagini alle quali viene tuttavia prestata maggiore attenzione: una situazione opposta
al rapido susseguirsi di immagini - che peraltro ricevono unattenzione brevissima - tipico della felicit.
I sentimenti sono percezioni, e io propongo che la loro percezione trovi il necessario supporto nelle
mappe cerebrali del corpo. Una certa variazione del piacere o del dolore  un contenuto costante di
quella percezione che chiamiamo sentimento.
Accanto alla percezione del corpo c sia quella di pensieri con temi consoni allemozione, sia
quella di una certa modalit di pensiero - uno stile di elaborazione mentale. Come avviene tale
percezione? Essa deriva dalla costruzione di metarappresentazioni dei processi mentali, unoperazione
di livello superiore in cui una parte della mente ne rappresenta unaltra. Questo ci permette di registrare
un rallentamento o unaccelerazione dei nostri pensieri, a seconda che prestiamo loro maggiore o
minore attenzione o che i pensieri raffigurino oggetti o eventi cogliendoli, a seconda dei casi, da vicino
o da lontano. La mia ipotesi, allora, presentata sotto forma di definizione provvisoria,  che un
sentimento sia la percezione di un certo stato del corpo, unita alla percezione di una particolare
modalit di pensiero nonch di pensieri con particolari contenuti. I sentimenti emergono quando il
semplice accumulo dei dettagli registrati nelle mappe raggiunge un certo stadio. Da una prospettiva
diversa, Suzanne Langer ha colto la natura di quellemergere dicendo che il processo viene avvertito
quando lattivit di una parte del sistema nervoso raggiunge unaltezza critica.2 Il sentimento  una
conseguenza del processo omeostatico in corso, il passo successivo del ciclo.
Lipotesi appena esposta  incompatibile con la concezione secondo la quale i sentimenti (o le
emozioni, quando emozione e sentimento sono usati come sinonimi) sarebbero essenzialmente una
collezione di pensieri con un contenuto consono a una particolare descrizione - per esempio, nel caso
della tristezza, pensieri relativi a situazioni di perdita.
Io credo che questa concezione svuoti in modo irrimediabile la nozione di sentimento. Se i
sentimenti fossero davvero insiemi di pensieri con determinati temi, come potrebbero distinguersi da
altri pensieri? Come potrebbero conservare quellindividualit funzionale che ne giustifica lo status di
processi mentali speciali? A mio avviso, i sentimenti sono funzionalmente distinti perch la loro
essenza consiste nei pensieri che rappresentano il corpo nel suo coinvolgimento in un processo reattivo.
Togliete quellessenza, e il concetto di sentimento svanisce. Togliete quellessenza, e nessuno potr pi
dire: Mi sento felice; dovr dire piuttosto: Penso pensieri felici. Tutto questo, per, solleva una
domanda legittima: che cos che rende felici i pensieri? Se noi non sperimentassimo un certo stato
corporeo caratterizzato da una certa qualit che chiamiamo piacere e che consideriamo buona e
positiva nel contesto della nostra vita, non avremmo pi alcuna ragione per considerare felice - o
triste - qualsiasi pensiero.
Per come la vedo io, l'origine delle percezioni che costituiscono lessenza del sentimento 
chiara: c un oggetto generale - il corpo - costituito di molte parti continuamente registrate in
molteplici strutture cerebrali. Chiari sono anche i contenuti di quelle percezioni: i diversi stati del corpo
descritti dalle mappe cerebrali, scelti in unampia gamma di possibilit. La micro- e la macrostruttura
dei muscoli in tensione, per esempio, sono un contenuto diverso da quello dei muscoli rilassati. Lo
stesso vale per lo stato del cuore quando batte rapidamente o lentamente e per la funzione di altri
apparati - respiratorio, digerente - la cui attivit pu procedere in modo tranquillo e armonioso, oppure
con difficolt e scarsa coordinazione. Un altro esempio, forse il pi importante,  quello della
composizione del sangue rispetto ad alcune molecole dalle quali dipende la nostra vita, e la cui
concentrazione  rappresentata, istante per istante, allinterno di specifiche regioni cerebrali. Lo stato
particolare di quelle componenti del corpo, cos come  ritratto nelle mappe cerebrali,  un contenuto
delle percezioni che costituiscono i sentimenti. I substrati immediati dei sentimenti sono dunque le
mappe di miriadi di aspetti di stati corporei diversi, nelle regioni del cervello deputate allelaborazione
sensoriale, designate a ricevere segnali afferenti da tutto il corpo.
Qualcuno potrebbe obiettare che, a quanto pare, noi non registriamo in modo cosciente la
percezione di tutti questi stati corporei. E in effetti, grazie a Dio, non le registriamo tutte. Alcuni di
quegli stati sono sperimentati in modo assolutamente specifico e non sempre piacevole - basti pensare a
unaritmia cardiaca, a una contrazione dolorosa dellintestino, eccetera. Ma nel caso della maggior
parte delle altre componenti, io ipotizzo che siano percepite in una forma composita. Alcune
configurazioni chimiche del milieu interno, per esempio, si manifestano a noi come sensazioni di fondo
di energia, affaticamento o malessere. Noi percepiamo anche linsieme delle modificazioni
comportamentali che poi diventano appetiti e desideri. Ovviamente non percepiamo la caduta del
livello ematico di glucosio al di sotto del suo valore soglia accettabile; ne sperimentiamo tuttavia
rapidamente le conseguenze: compaiono certi comportamenti (per esempio il desiderio di cibo); i
muscoli non obbediscono pi ai nostri comandi; ci sentiamo stanchi.
Provare un certo sentimento, per esempio il piacere, significa percepire che il corpo si trova in
una certa disposizione, il che richiede lesistenza di mappe sensoriali contenenti determinate
configurazioni neurali e dalle quali si possano ricavare immagini mentali. Avverto il lettore che
lemergere delle immagini mentali dalle configurazioni neurali non  un processo pienamente chiarito
(esiste, nella nostra comprensione di tale processo, una lacuna della quale ci occuperemo nel capitolo
5), ma ne sappiamo abbastanza per ipotizzare che esso sia sostenuto da substrati identificabili - nel caso
dei sentimenti, da diverse mappe dello stato corporeo, in diverse regioni cerebrali - e implichi, in tempi
successivi, complesse interazioni fra quelle regioni. Il processo non  localizzato in ununica area
cerebrale.
In breve, il contenuto essenziale dei sentimenti  la mappa di un particolare stato corporeo; il
substrato dei sentimenti  Linsieme delle configurazioni neurali corrispondenti allo stato del corpo e
dalle quali pu emergere unimmagine mentale di quello stato. Essenzialmente, un sentimento 
unidea - unidea del corpo e, in particolare, unidea di un certo aspetto del corpo, del suo interno, in
determinate circostanze. Il sentimento di unemozione  lidea del corpo nel momento in cui esso 
perturbato dallemozione. Come vedremo nelle prossime pagine, tuttavia,  poco probabile che la
rappresentazione del corpo in mappe, che costituisce la parte essenziale di questa ipotesi, sia diretta
come la immaginava William James.
C QUALCOSA DI PI NEI SENTIMENTI, OLTRE ALLA PERCEZIONE DELLO STATO
CORPOREO?
Quando dico che i sentimenti sono in larga misura costituiti dalla percezione di un determinato
stato del corpo, o che la percezione di uno stato del corpo costituisce lessenza di un sentimento, il mio
uso delle espressioni in larga misura ed essenza non  casuale. La ragione di questa sottigliezza
pu essere colta riflettendo sullipotesi-definizione discussa finora. In molte circostanze, soprattutto
quando manca il tempo per unanalisi, i sentimenti sono esclusivamente la percezione di un certo stato
corporeo. In altre, tuttavia, essi comportano la percezione di un particolare stato corporeo e la
percezione di un particolare stato della mente a esso associato - la percezione, cio, delle modificazioni
nella modalit di pensiero a cui ho fatto riferimento in precedenza, indicandole come una delle
conseguenze del sentimento. Ci che accade in tali circostanze  che, accanto a immagini del nostro
corpo che lo rappresentano in un modo o nellaltro, abbiamo parallelamente anche immagini del nostro
stile di pensiero.
In certi casi, forse nella variet pi avanzata del fenomeno, il processo del sentire  tuttaltro
che semplice. Esso comprende, in primo luogo, gli stati corporei che sono lessenza del sentimento e
gli conferiscono il suo contenuto distintivo; in secondo luogo, la modalit di pensiero alterata che
accompagna la percezione di quello stato corporeo essenziale; e, in terzo luogo, il tipo di pensieri il cui
tema  consono e in armonia con il genere di emozione percepita. In tali occasioni, se prendiamo
lesempio di un sentimento positivo, potremmo dire che la mente non si limita a rappresentare il
ben-essere. Essa rappresenta anche il ben-pensare. Il corpo funziona in modo armonioso - perlomeno,
questo  quanto la mente afferma - e le nostre facolt intellettuali sono al massimo della forma, o
comunque possono arrivare ad esserlo. Analogamente, il sentimento della tristezza non ha a che fare
solo con la percezione di un malessere nel corpo o della mancanza di energie per andare avanti. Spesso
ha a che fare con una modalit di pensiero inefficiente, inceppata davanti a un numero limitato di idee,
imperniate sul tema della perdita.
I SENTIMENTI SONO PERCEZIONI INTERATTIVE
I sentimenti sono percezioni e in quanto tali, per certi versi, paragonabili ad altre percezioni. Le
percezioni visive reali, per esempio, corrispondono a oggetti del mondo esterno, le cui caratteristiche
fisiche colpiscono la nostra retina e modificano temporaneamente le configurazioni delle mappe
sensoriali nel sistema visivo. Anche nel caso dei sentimenti, allorigine del processo c un oggetto le
cui caratteristiche fisiche innescano una catena di segnali che attraversano le mappe cerebrali nelle
quali loggetto stesso  rappresentato. Proprio come nella percezione visiva, parte del fenomeno 
dovuta all oggetto, e parte allinterpretazione che ne d il cervello. Tuttavia quel che  diverso - e non
si tratta di una differenza banale -  che nel caso dei sentimenti gli oggetti e gli eventi allorigine del
processo si trovano allinterno del corpo, e non allesterno. Pu darsi che i sentimenti siano processi
mentali come qualsiasi altra percezione, ma i loro oggetti, rappresentati nelle mappe, sono comunque
parti e stati dellorganismo in cui essi insorgono.
Questa importante differenza ne genera altre due. In primo luogo, oltre a esser legati in origine a
un oggetto - il corpo - i sentimenti sono legati anche alloggetto emozionalmente adeguato che ha
Figura 3.1 Continuazione del diagramma della figura 2.5, qui completato fino allemergere dei
sentimenti associati alla paura. La trasmissione dei segnali dal corpo al cervello (freccia esterna, pi
spessa, che conduce dal box E, in basso a sinistra, al box F in alto a destra) pu essere influenzata dai
siti di scatenamento ed esecuzione (frecce provenienti dal box 1, Modificazione della trasmissione dei
segnali). I siti di scatenamento ed esecuzione influenzano il processo anche creando Modificazioni
nella modalit cognitiva e nel ricordo associato (box 2), e operando Cambiamenti nelle mappe
somatiche (box 3), modificazioni dirette che costituiscono il substrato neurale prossimo dei sentimenti.
Si noti come tanto lo stadio di stima/valutazione, quanto, quello finale del sentimento abbiano luogo a
livello cerebrale, nelle cortecce associative e di ordine superiore.
iniziato il ciclo emozione/sentimento. In modo curioso, lo stimolo emozionalmente adeguato -
loggetto che induce lemozione - determina loggetto allorigine di un sentimento. Pertanto, quando ci
riferiamo alloggetto di unemozione o di un sentimento, dobbiamo specificare e chiarire quale
oggetto intendiamo. La vista di un paesaggio marino spettacolare  un oggetto emozionalmente
adeguato. Lo stato corporeo che risulta dalla contemplazione di quel paesaggio  loggetto reale
originario, poi avvertito nello stato del sentimento.
In secondo luogo - ma non per questo meno importante - il cervello dispone di mezzi diretti per
reagire alloggetto quando  in gioco il sentimento, giacch in questo caso loggetto  allinterno, e non
allesterno, del corpo. Qui, il cervello pu agire direttamente sulloggetto della percezione. Lo pu fare
modificandone lo stato, o alterando la trasmissione dei segnali da esso afferenti. Loggetto allorigine
del processo e la sua mappa cerebrale possono influenzarsi a vicenda in una sorta di fenomeno di
riverbero che non si riscontra, per esempio, nella percezione di un oggetto esterno. Potete contemplare
Guernica di Picasso con tutta lintensit che volete, per tutto il tempo che volete e con tutto il
coinvolgimento che volete, ma al dipinto non accadr nulla. I vostri pensieri su di esso cambieranno,
naturalmente, ma loggetto rimarr intatto - almeno cos si spera. Nel caso del sentimento, invece,
loggetto stesso pu essere radicalmente modificato. In alcuni casi, quelle modificazioni equivarranno a
prendere un pennello e della vernice fresca e, con quelli, alterare il quadro.
In altre parole, i sentimenti non sono una percezione passiva o fulminea, soprattutto non nel
caso dei sentimenti di gioia e di dolore. Per un certo tempo dopo il loro insorgere - un tempo
nellordine di secondi o minuti - vi  un coinvolgimento dinamico del corpo, quasi sicuramente
ripetuto, e una successiva variazione dinamica della percezione. Noi percepiamo una serie di
transizioni. Percepiamo uninterazione - un dare e un prendere.3
A questo punto, potreste aver qualcosa da obiettare sul mio uso delle parole, e sostenere che
quanto sto descrivendo si applica ai sentimenti corrispondenti alle emozioni e ai fenomeni regolatori
associati, ma forse non ad altri tipi di sentimento. E io qui dovrei ribadire che lunico altro uso proprio
del termine sentimento o sentire si riferisce allatto del toccare o al suo risultato, cio a una
percezione tattile. Per quanto riguarda luso dominante della parola sentimento, come ho stabilito fin
dallinizio, direi che tutti i sentimenti sono la percezione di alcune delle reazioni regolatrici
fondamentali discusse in precedenza; oppure di appetiti; o ancora di emozioni vere e proprie, dal dolore
senza appello alla beatitudine. Quando parliamo del feeling legato a una certa sfumatura di azzurro o
a una certa nota musicale, in realt ci stiamo riferendo alla percezione affettiva che, per noi,
accompagna la vista di quel colore o il suono di quella nota, indipendentemente da quanto sottile possa
essere la perturbazione estetica.4 Anche quando, in un certo senso, facciamo un uso scorretto della
nozione del sentimento e del sentire - per esempio quando diciamo: Sento di aver ragione su questa
faccenda; oppure: Sento di non poter essere daccordo con te - stiamo facendo riferimento, seppur
in modo vago, al sentire che accompagna quellidea - di credere in un determinato fatto o di appoggiare
o meno una certa opinione. Latto di credere in qualcosa o di appoggiare unopinione, infatti, causa la
comparsa di una determinata emozione. Per quanto io riesca a immaginare, sono ben poche - ammesso
che esistano - le percezioni di oggetti o eventi qualsiasi, realmente presenti o richiamate dalla memoria,
che siano neutrali in termini emozionali. Per costituzione innata, o in seguito allapprendimento, noi
reagiamo alla maggior parte degli oggetti (forse a tutti) provando in primo luogo delle emozioni, per
quanto tenui; e in secondo luogo i sentimenti che a quelle fanno seguito, per quanto deboli possano
essere.
DIVAGAZIONI: QUANDO MEMORIA E DESIDERIO SI MESCOLANO
Nel corso degli anni, ho spesso sentito dire che possiamo forse ricorrere al corpo per spiegare la
gioia, il dolore e la paura - questo  naturale - ma di certo non possiamo farlo per il desiderio, lamore o
lorgoglio. Questa riluttanza mi ha sempre affascinato, e tutte le volte che qualcuno ha affermato
qualcosa del genere rivolgendosi direttamente a me, la mia replica  stata sempre dello stesso tenore: e
perch no? Proviamo. Non fa alcuna differenza se il mio interlocutore  un uomo o una donna: io
propongo sempre lo stesso esperimento di pensiero. Considerate il momento, spero recente, in cui avete
visto una donna o un uomo (a voi la scelta) che - nellarco di qualche secondo - ha risvegliato in voi un
ben preciso stato di desiderio carnale. Provate a pensare che cosa avvenne, in termini di fisiologia,
servendovi dei meccanismi neurobiologici che sto discutendo.
Loggetto originario di quel risveglio si  presentato, in tutto il suo splendore, probabilmente
non nella sua interezza, ma in parti. Pu darsi che ad attirare per primo la vostra attenzione sia stato il
profilo di una caviglia, quel suo modo di emergere dalla scarpa e di dissolversi nella pienezza di una
gamba - questa non pi vista, ma solo immaginata, sotto una gonna. (Mi si  presentata un pezzo alla
volta; aveva pi curve di una strada panoramica diceva Fred Astaire, descrivendo lapparizione di una
Cyd Charisse inarrivabile e tentatrice in Spettacolo di variet). Oppure, potrebbe essere stata la linea di
un collo che usciva da una camicia. O forse non si  trattato di una parte del corpo, ma del portamento,
dei movimenti, dellenergia e della decisione che parevano animarlo. Quale che sia stata la
presentazione, il sistema degli appetiti ormai  coinvolto e vengono scelte le risposte appropriate: in
che consistono? In preparazioni e simulazioni. Il sistema degli appetiti ha promosso un certo numero di
modificazioni fisiche impercettibili - e forse anche non troppo impercettibili - che fanno parte di una
routine di preparazione alla consumazione finale dellappetito. Non importa se poi, fra gente civile,
quella consumazione non avr mai luogo. Ecco avvicendarsi, nel vostro milieu interno, rapide
alterazioni chimiche, modificazioni del battito cardiaco e della respirazione compatibili con i desideri a
malapena definiti, una ridistribuzione del flusso sanguigno, e una predisposizione, a livello muscolare,
dei vari schemi motori che potreste mettere in atto, ma che probabilmente vi asterrete
dallintraprendere. Il vostro sistema muscoloscheletrico va incontro a un riassestamento: in effetti
insorgono nuove tensioni l dove un momento prima non ce nerano, e compaiono anche strani
fenomeni di rilassamento. A complicare tutto questo, entra in gioco limmaginazione, rendendo adesso
pi chiari i vostri desideri. Il meccanismo della gratificazione, chimica e neurale,  al massimo, e il
corpo esibisce alcuni dei comportamenti associati al sentimento finale del piacere. Tutto effettivamente
molto eccitante ... e anche ben rappresentabile sotto forma di mappe nelle regioni cerebrali
somatosensitive e di supporto cognitivo. Pensare allobiettivo dellappetito causa in voi emozioni
piacevoli e i sentimenti corrispondenti, piacevoli anchessi. A questo punto, il desiderio  tutto vostro.
In questo esempio, la fine coordinazione di appetiti, emozioni e sentimenti diventa evidente. Se
lobiettivo dellappetito fosse stato accessibile e laveste appagato, la sua soddisfazione avrebbe
probabilmente causato una specifica emozione di gioia, almeno cos si spera, e avrebbe trasformato il
desiderio in esaltazione. Se lobiettivo fosse stato soffocato, avrebbe potuto insorgere invece la rabbia.
Ma se il processo fosse rimasto in sospeso per un po, nel meraviglioso paese dei sogni a occhi aperti,
alla fine si sarebbe tranquillamente estinto. Spiacenti, niente sigaretta del dopo. Non siete in un film
noir.
La fame e la sete sono poi cos diverse dal desiderio sessuale? Senza dubbio pi semplici, ma
non davvero diverse nei meccanismi. Ecco perch tutti e tre possono fondersi tanto facilmente e a volte
perfino compensarsi reciprocamente. La principale distinzione proviene dalla memoria, dal fatto cio
che i ricordi e la riorganizzazione permanente delle nostre esperienze personali abbiano un ruolo pi
importante nel dispiegarsi del desiderio sessuale, di quello che hanno, di solito, nel caso della fame e
della sete. (Ma guardatevi da gastronomi e intenditori di vino, che faranno del loro meglio per levarvi
questidea dalla testa). Come che sia, esiste una ricca interazione fra loggetto del desiderio e una gran
quantit di ricordi personali a esso pertinenti - desideri, aspirazioni e piaceri del passato, reali o
immaginari.
I legami affettivi e lamore romantico sono riconducibili a simili descrizioni biologiche? Non
vedo perch no, sempre che il tentativo di chiarire i meccanismi fondamentali di questi fenomeni non
sia spinto al punto di cercare una spiegazione - peraltro non necessaria - delle proprie esperienze
personali uniche, banalizzando cos la sfera individuale. Possiamo sicuramente separare il desiderio
sessuale dai legami affettivi, grazie alle ricerche condotte sulle modalit con cui i peptidi ossitocina e
vasopressina, due ormoni normalmente sintetizzati dal nostro corpo, influenzano il comportamento
sessuale e affettivo di Microtus ochrogaster, unaffascinante specie di piccoli roditori. Nella femmina,
il blocco dellossitocina prima dellaccoppiamento non interferisce con il comportamento sessuale, ma
previene lo stabilirsi di un legame affettivo con il compagno: sesso s, fedelt no. Nel maschio della
stessa specie, un effetto simile  ottenuto bloccando la vasopressina, anche in questo caso prima
dellaccoppiamento: questultimo ha comunque luogo, ma il maschio, che in questa specie 
solitamente fedele, non si lega alla femmina, n si preoccuper di difendere lei o la prole, quando sar
il momento.5 Certo, il sesso e l'attaccamento non sono amore; tuttavia costituiscono una parte della sua
genealogia.6
Lo stesso vale per l'orgoglio o la vergogna, due affetti spesso ritenuti privi di unespressione
corporea. Che invece hanno, come del resto  naturale che sia.  possibile immaginare una postura pi
caratteristica di quella di una persona traboccante dorgoglio? Esattamente che cos che colpisce? Gli
occhi, certo: spalancati, concentrati e intenti a sfidare il mondo; il mento in su; collo e busto diritti; il
petto in fuori, esibito senza timore; e poi lincedere, fermo e deciso. E queste sono solo alcune
modificazioni corporee visibili. Si pensi invece a un uomo offeso e umiliato. Indubbiamente, la
situazione emotiva  ben altra. E diversi come il giorno dalla notte sono i pensieri che accompagnano
questa emozione e che affiorano dopo linsorgere dei sentimenti relativi. Anche in questo caso, per,
fra l'evento innescante e i pensieri consoni corrispondenti troviamo uno stato completamente distinto e
rappresentabile con mappe cerebrali.
Altrettanto dovrebbe valere per lamore fraterno, il sentimento che pi di ogni altro ci riscatta e
la cui modulazione dipende dallarchivio esclusivo di registrazioni autobiografiche che definiscono la
nostra identit. E comunque, anchesso si fonda, come Spinoza aveva tanto chiaramente intuito, su
occasioni di piacere - piacere fisico, che altro? - indotte dal pensiero di un particolare oggetto.
SENTIMENTI NEL CERVELLO
Lidea che i sentimenti siano correlati alle mappe neurali dello stato corporeo  ora sottoposta a
verifica sperimentale. Recentemente, nel nostro laboratorio, abbiamo condotto una ricerca sulla
distribuzione dellattivit cerebrale associata ai sentimenti di determinate emozioni.7 Secondo lipotesi
che ispirava la ricerca, nel momento in cui emergono i sentimenti, vi  un significativo coinvolgimento
delle aree del cervello che ricevono segnali dalle varie parti del corpo, aree che pertanto rappresentano
lo stato corrente dellorganismo formando mappe corrispondenti. Quelle aree cerebrali, localizzate a
vario livello nel sistema nervoso centrale, comprendono la corteccia del cingolo; due cortecce
somatosensitive note come insula e S2; lipotalamo; e diversi nuclei del tegmento (la parte posteriore)
mesencefalico.
Per verificare la nostra ipotesi, i miei colleghi Antoine Bechara, Hanna Damasio e Daniel
Tranel e io ci procurammo la cooperazione di pi di quaranta persone, equamente suddivise nei due
sessi, nessuna delle quali aveva mai sofferto di patologie neurologiche o psichiatriche. Spiegammo ai
nostri
Figura 3.2 Le principali regioni somatosensitive, dal livello del tronco encefalico alla corteccia
cerebrale. I normali sentimenti delle emozioni richiedono lintegrit di tutte queste regioni, ma ciascuna
di esse ha un ruolo diverso nel processo. Tutte le regioni sono importanti, ma alcune di esse (linsula, la
corteccia del cingolo, e i nuclei del tronco encefalico) lo sono pi di altre. E probabilmente linsula, pur
essendo cos defilata,  la pi importante di tutte.
soggetti che intendevamo studiare lattivit del loro cervello mentre essi sperimentavano uno di
questi quattro possibili sentimenti: felicit, tristezza, paura o rabbia.
Lindagine si basava sulla misurazione dellafflusso di sangue in diverse aree cerebrali,
misurazione effettuata avvalendosi di una tecnica nota come tomografa a emissione di positroni (pet).
E' noto che la quantit di sangue che irrora ogni regione del cervello  fortemente correlata al
metabolismo dei neuroni presenti in quella regione, e il metabolismo  a sua volta correlato allattivit
locale dei neuroni. Gli incrementi o i decrementi di afflusso ematico, rilevati grazie a questa tecnica in
una determinata area, e risultati statisticamente significativi, indicano che i neuroni di quella regione
sono rispettivamente molto pi attivi, o meno attivi, durante lesecuzione di un particolare compito
mentale.
La chiave di questo esperimento stava nel trovare un modo per innescare le emozioni.
Chiedemmo a ciascun soggetto di pensare a un episodio della propria vita, carico di valenze emotive.
Lunico requisito era che lepisodio fosse particolarmente intenso e implicasse felicit, tristezza, paura
o rabbia. Poi chiedemmo a ciascun soggetto di pensare allepisodio specifico fin nei minimi dettagli, e
di riferire tutte le immagini possibili, in modo che le emozioni legate a quellevento passato potessero
essere riespresse con la massima intensit nel presente. Come abbiamo gi osservato in precedenza,
questa sorta di dispositivo mnemonico emozionale  alla base di alcune tecniche di recitazione, e
scoprimmo con piacere che funzionava anche nel nostro contesto sperimentale. Non solo la maggior
parte degli adulti in genere ha vissuto episodi di questo tipo, ma molti di essi sono anche in grado di
evocarne i dettagli fini e possono letteralmente rivivere quelle emozioni e quei sentimenti con
unintensit sorprendente.
Chiedemmo dunque a ciascun soggetto di pensare a un episodio della propria vita con un forte
contenuto emozionale. Tutto quello che si chiedeva era che lepisodio fosse particolarmente intenso.
In una fase antecedente allesperimento vero e proprio, determinammo quali emozioni ciascun
soggetto riuscisse a replicare meglio, misurando contemporaneamente parametri fisiologici quali la
frequenza cardiaca e la conduttanza cutanea. Poi cominciammo il vero esperimento. Chiedemmo a
ciascun soggetto di replicare lesperienza di unemozione - per esempio la tristezza; la persona iniziava
il processo immaginando l episodio prescelto nella tranquillit della sala in cui veniva effettuata la
scansione. I soggetti erano stati istruiti in modo che segnalassero con un piccolo movimento della mano
il momento in cui cominciavano a sentire lemozione, ed era solo dopo quel segnale che noi iniziavamo
la raccolta dei dati. Lesperimento era dunque asimmetricamente concentrato sulla misurazione
dellattivit cerebrale durante lesperienza dei sentimenti reali, e non durante lo stadio precedente, in
cui lindividuo richiamava alla memoria un oggetto emotivamente adeguato e scatenava lemozione.
Lanalisi dei dati diede ampia conferma alla nostra ipotesi. Tutte le aree somatosensitive in
esame - la corteccia del cingolo, le cortecce dellinsula e della S2, e i nuclei del tegmento
mesencefalico - dimostrarono, a seconda dei casi, unattivazione o una disattivazione statisticamente
significativa. Ci indicava che, durante il processo del sentire, le mappe degli stati corporei erano
andate incontro a modificazioni significative. Ma non  tutto: come ci aspettavamo, questi schemi di
attivazione/disattivazione variavano a seconda dellemozione. Allo stesso modo in cui il corpo viene
diversamente percepito mentre si prova gioia o tristezza, noi riuscimmo a dimostrare che anche le
mappe cerebrali corrispondenti a quegli stati corporei erano diverse.
Questi risultati erano importanti per molti versi. Fu gratificante scoprire come lesperienza del
sentire unemozione fosse effettivamente associata a una modificazione nelle mappe neurali dello stato
del corpo. Fatto pi importante, ora avevamo indicazioni pi solide a cui riferirci nei nostri successivi
studi sulla neurobiologia del sentimento. I risultati ci dissero - e ce lo dissero senza incertezze - che
alcuni misteri della fisiologia dei sentimenti potevano essere risolti studiando i circuiti neurali delle
regioni cerebrali somatosensitive e la loro funzione fisiologica e biochimica.
Lo studio forn anche altri risultati, tanto inattesi quanto benvenuti. Durante la scansione
avevamo
Figura 3.3 Regioni cerebrali attivate durante la percezione di un sentimento di gioia, nel corso
di una pet. I due disegni a destra della figura mostrano una sezione mediale (interna) dellemisfero
destro (in alto) e sinistro (in basso). Si registrano significative modificazioni di attivit nel cingolo
anteriore (ca), nel cingolo posteriore (cp), nellipotalamo (ip) e nel prosencefalo basale (pb). I quattro
disegni a sinistra mostrano il cervello in sezione assiale (quasi orizzontale). Lemisfero sinistro 
contrassegnato con S e lemisfero destro con D. Si noti lattivit significativa nella regione dellinsula
(in) - visibile in due sezioni, sia nellemisfero destro che nel sinistro - e nel cingolo posteriore (cp),
anche in questo caso in due sezioni.
monitorato continuamente le risposte fisiologiche dei nostri soggetti e osservammo che le
modificazioni della conduttanza cutanea precedevano sempre il segnale con cui il soggetto ci avvertiva
dellaffacciarsi di un sentimento. In altre parole, i nostri monitor registravano lattivit sismica
dellemozione inequivocabilmente prima che i soggetti muovessero la mano per indicare che
lesperienza era cominciata. Sebbene non
Figura 3.4 Mappe cerebrali ottenute nello stesso esperimento, corrispondenti alla percezione di
sentimenti di tristezza. Si nota una significativa attivit nellinsula - anche in questo caso in entrambi
gli emisferi e in pi sezioni -, attivit diversa da quella osservata durante lesperienza di sentimenti di
gioia. Lo stesso vale per i cambiamenti registrati nel cingolo anteriore.
avessimo in programma di studiare anche tale aspetto, lesperimento ci offr tuttavia
unulteriore dimostrazione del fatto che gli stati emotivi vengono prima, e i sentimenti dopo.
Un altro risultato indicativo aveva a che fare con lo stato delle regioni corticali legate al
processo del pensiero, pi precisamente le cortecce delle parti laterali e polari del lobo frontale. Noi
non avevamo formulato alcuna ipotesi per spiegare in che modo le modalit di pensiero, variamente
innescate nei diversi sentimenti, si rivelassero nel cervello. Tuttavia, i risultati erano del tutto
ragionevoli. Nella condizione di tristezza cera una marcata disattivazione delle cortecce prefrontali (un
dato che indica, in modo significativo, una riduzione dellattivit in tutta la regione). Nella condizione
di felicit, trovammo lopposto (una importante indicazione di unaumentata attivit nella regione).
Questi dati si accordano bene con il fatto che la fluidit di ideazione diminuisce nel primo caso e
aumenta nel secondo.
QUALCHE COMMENTO SU RISULTATI AFFINI
Fa sempre piacere trovare conferme alle proprie preferenze teoriche; ma  comunque buona
regola non entusiasmarsi troppo per i propri risultati, finch i dati ottenuti da altri non li confermino. Se
la forte indicazione delle regioni somatosensitive affiorata nel nostro studio sui sentimenti fosse un
risultato solido, altri ricercatori dovrebbero trovare dati compatibili con i nostri. In effetti, utilizzando il
nostro stesso approccio (ossia tecniche di visualizzazione di immagini funzionali, come la pet e la
fMRI ) si  raccolta una massa di osservazioni compatibili, relative a unampia gamma di sentimenti.
A tale proposito, gli studi di Raymond Dolan e dei suoi colleghi sono particolarmente attinenti
perch si confrontarono in modo specifico con il nostro lavoro; anche ricerche non legate alla nostra
hanno comunque prodotto risultati compatibili.8 Indipendentemente dal fatto che il soggetto in esame
stia sperimentando il piacere di mangiare del cioccolato, linsano sentimento dellamore romantico, il
senso di colpa di Clitennestra o leccitamento innescato dallassistere a spezzoni di film erotici, le aree
chiave individuate nel nostro esperimento (per esempio le cortecce dellinsula e del cingolo) presentano
modificazioni significative - in particolare una maggiore o minore attivit, con una diversa
distribuzione allinterno della regione chiave, a testimonianza del fatto che gli stati dei sentimenti sono
legati a un significativo coinvolgimento di queste parti del cervello.9 E prevedibile che nel processo
siano coinvolte anche altre regioni, precisamente quelle implicate nelleffettiva generazione delle
emozioni corrispondenti; comunque, il punto da chiarire, qui,  che la modificazione dellattivit
registrata nelle regioni somatosensitive  legata agli stati dei sentimenti. Come vedremo in seguito in
questo stesso capitolo, i sentimenti associati allassunzione di narcotici, o al forte desiderio di
assumerne, possono anchessi produrre un significativo coinvolgimento delle stesse aree cerebrali.
Esiste una connessione intima e significativa fra certi tipi di musica, un sentimento intenso di
dolore o di gioia, e quelle sensazioni fisiche che descriviamo come brividi o tremori o fremiti.
Per qualche strano motivo, certi strumenti musicali - in particolare la voce umana - e certe
composizioni musicali evocano stati emotivi implicanti una molteplicit di reazioni cutanee: fanno
impallidire, rabbrividire e rizzare i peli.10 Forse nulla  pi chiarificatore, ai nostri fini, dei dati raccolti
in uno studio condotto da Anne Blood e Robert Zatorre. Questi ricercatori desideravano studiare i
correlati neurali degli stati piacevoli indotti dallascolto di brani di musica capaci di far venire i brividi
lungo la schiena.11 Essi trovarono quei correlati nelle regioni somatosensitive dellinsula e del cingolo
anteriore, significativamente coinvolte dai brani eccitanti. Blood e Zatorre studiarono inoltre la
correlazione fra lintensit dellattivazione neurale e la valenza eccitante dei brani, cos come la
riferivano i soggetti. In tal modo dimostrarono che lattivazione era legata ai brani eccitanti (scelti dai
singoli individui) e non alla mera esposizione alla musica. Fatto curioso, c il sospetto, su altre basi,
che la comparsa dei brividi sia indotta dallimmediata disponibilit di oppioidi endogeni nelle regioni
del cervello modificate da questi sentimenti.12 Lo studio di Blood e Zatorre identific anche alcune
regioni implicate nella produzione delle risposte emozionali a stati piacevoli - per esempio, la corteccia
orbitofrontale destra, lo striato ventrale sinistro - e altre regioni negativamente correlate allo stato
piacevole - per esempio lamigdala destra. Proprio come, a suo tempo, avevamo osservato anche noi.
Anche gli studi sullelaborazione del dolore hanno qualcosa da dirci in proposito. In un
esperimento significativo condotto da Kenneth Casey, i partecipanti venivano sottoposti a una
scansione cerebrale mentre veniva loro somministrato uno stimolo doloroso (limmersione di una mano
nellacqua gelata) o uno stimolo vibratorio non doloroso, sempre della mano.13 Lo stimolo doloroso
dava luogo a notevoli modificazioni di attivit in due regioni somatosensitive (linsula e la S2). Lo
stimolo vibratorio produceva invece lattivazione di unaltra regione somatosensitiva (la S1) ma non
dellinsula o della S2, che sono le regioni pi strettamente allineate ai sentimenti delle emozioni. Dopo
ciascuna stimolazione, i ricercatori somministrarono ai pazienti del fentanyl (un farmaco che mima la
morfina perch agisce sui recettori  per gli oppioidi) e ripeterono la scansione. Nella condizione di
dolore, il fentanyl riusciva a ridurre sia il dolore sia il coinvolgimento dellinsula e della S2. Nella
condizione vibratoria, la somministrazione del fentanyl lasciava intatte sia la percezione della
vibrazione sia lattivazione della S1. Questi risultati rivelano con una certa chiarezza unorganizzazione
fisiologica distinta per i sentimenti legati al dolore o al piacere e per i sentimenti associati a
sensazioni tattili o vibratorie.
Linsula e la S2 sono fortemente correlate ai primi, la S1 ai secondi. Altrove ho osservato che il
substrato fisiologico dellemozione e la sensazione del dolore possono essere dissociati da farmaci
come il Valium, che rimuovono la componente affettiva lasciando intatta la sensazione. La descrizione
pi adatta di una tal situazione  che uno sente il dolore, ma non ne  disturbato.14
QUALCHE ULTERIORE ELEMENTO A SOSTEGNO
 stato dimostrato in modo convincente che la percezione della sete  associata a significative
modificazioni di attivit della corteccia del cingolo e dellinsula.15 Lo stato della sete, in se stesso,
risulta - oltre che dal rilevamento di uno squilibrio idrico - dalla sottile interazione fra ormoni come la
vasopressina e langiotensina II da una parte, e regioni del cervello come lipotalamo e il grigio
periacqueduttale dallaltra - le quali, a loro volta, hanno la funzione di evocare comportamenti mirati ad
alleviare la sete, ossia sequenze altamente coordinate nel corso delle quali ha luogo la liberazione di
ormoni e lattuazione di programmi motori.16
Risparmier al lettore la descrizione di come la percezione del bisogno di vuotare la vescica, nel
maschio o nella femmina, o quella di averla vuotata, siano correlati a modificazioni che interessano -
ebbene s - la corteccia del cingolo.17 Avrei per qualcosa da dire sugli appetiti e i desideri risvegliati
dalla vista di film erotici. Prevedibilmente, la corteccia del cingolo e dellinsula sono altamente
coinvolte affinch si possa percepire leccitazione. Regioni come le cortecce orbitofrontali e lo striato
sono anchesse implicate, e in effetti stimolano leccitamento. Tuttavia, quando si prende in
considerazione il sesso dei soggetti, si osserva una notevole differenza nel coinvolgimento
dellipotalamo: esso  significativo nei maschi, ma non nelle femmine.18
IL SUBSTRATO DEI SENTIMENTI
Quando, negli anni Cinquanta, David Hubel e Torsten Wiesel misero mano al loro celebre
lavoro sulle basi neurali della visione, nessuno aveva la pi vaga idea del genere di organizzazione che
essi avrebbero scoperto nella corteccia visiva primaria; pi precisamente, del genere di organizzazione
submodulare che ci permette di costruire mappe cerebrali di un oggetto visivo.19 Le modalit alla base
delle mappe visive erano un mistero. Daltro canto, si sapeva perfettamente quale fosse larea generale
da scandagliare per svelare quei segreti: si trattava, precisamente, della catena di vie nervose e stazioni
di elaborazione che parte dalla retina e termina nelle cortecce visive. Con ogni evidenza, nellindagine
sui sentimenti abbiamo raggiunto uno stadio paragonabile, per molti versi, a quello in cui versava la
ricerca sulla visione quando Hubel e Wiesel lanciarono il loro programma. Fino a poco tempo fa, molti
scienziati erano riluttanti ad ammettere che il sistema somatosensitivo potesse essere un substrato
essenziale del sentimento. Questo  forse lultimo residuo di resistenza alla congettura avanzata a suo
tempo da William James, e cio che quando sentiamo delle emozioni, noi percepiamo in realt degli
stati corporei. Vi  anche uno strano compiacimento nei confronti dellidea che i sentimenti affettivi
non possano avere una base sensoriale paragonabile a quella della visione o delludito. I dati forniti
dalle ricerche su lesioni cerebrali e, pi recentemente, dagli studi di immagini funzionali del cervello
citate in precedenza, hanno tuttavia definitivamente mutato tale atteggiamento. In effetti, le regioni
somatosensitive sono implicate nel processo del sentire; e linsula, un elemento fondamentale delle
cortecce somatosensitive, lo  in modo forse pi significativo di qualsiasi altra struttura. La S2, la S1 e
la corteccia del cingolo sono anchesse coinvolte, ma la loro partecipazione si verifica a un livello
diverso. Per molte ragioni credo che il coinvolgimento dellinsula sia di capitale importanza.
Vediamo qui confluire due ordini di evidenze: in primo luogo, dallanalisi introspettiva degli
stati dei sentimenti,  logico che questi ultimi debbano dipendere dallelaborazione somatosensitiva. In
secondo luogo, come abbiamo appena visto, dalle evidenze neurologiche e dalle tecniche di
visualizzazione risulta che una struttura come linsula  effettivamente implicata, in modo
differenziato, negli stati dei sentimenti.20
Unaltra serie di dati, ottenuti in tempi recenti, rende questa convergenza ancora pi
convincente. Le fibre dei nervi periferici e le vie nervose deputate alla trasmissione dellinformazione
proveniente dallinterno del corpo e afferente al cervello non terminano, come si pensava una volta,
nella corteccia che riceve segnali legati al senso del tatto ( S1, la corteccia somatosensitiva primaria),
ma in una regione loro propria, e cio nella corteccia dellinsula, precisamente la stessa regione i cui
schemi di attivit sono perturbati dai sentimenti dellemozione.21
Il neurofisiologo e neuroanatomista A.D. Craig ha compiuto scoperte importanti, e ha il gran
merito di aver inseguito unidea smarritasi nelle nebbie dei primordi della neurofisiologia - e
tradizionalmente negata dai manuali di neurologia: lidea di un senso enterocettivo, che informa il
cervello sullo stato interno del corpo.22 In altre parole, la stessa regione che viene messa in relazione ai
sentimenti sia dalle ipotesi teoriche, sia dagli studi di visualizzazione funzionale, risulta essere la
destinataria dei segnali che con ogni probabilit rappresentano il contenuto dei sentimenti: segnali che
hanno a che fare con gli stati dolorosi; la temperatura corporea; le vampe di rossore; il prurito; il
solletico; i brividi; le sensazioni viscerali e genitali; lo stato della muscolatura liscia nei vasi sanguigni
e negli altri visceri; il pH locale; i livelli di glucosio; losmolalit; la presenza di agenti infiammatori;
eccetera. Da diverse prospettive, dunque, le regioni somatosensitive sembrano essere un substrato
essenziale per i sentimenti, e la corteccia insulare pare, fra tutte, la pi importante. Questidea, ormai
non pi una mera ipotesi, costituisce una piattaforma dalla quale  oggi possibile lanciare, per gli anni a
venire, un nuovo livello di indagine per lo studio dei pi fini dettagli della neurobiologia dei sentimenti.
CHI PU AVERE DEI SENTIMENTI?
Nel tentativo di scoprire i processi fondamentali che permettono il sentimento, si perviene alle
seguenti considerazioni. In primo luogo, unentit capace di sentimento deve essere un organismo che
non solo abbia un corpo, ma anche un mezzo per rappresentare quel corpo allinterno di se stesso.
Pensiamo a organismi complessi come le piante, le quali chiaramente sono vive e hanno un corpo, ma
non dispongono di un mezzo - come le mappe fornite dal nostro cervello - per rappresentare le parti di
quel corpo e i loro stati. Le piante reagiscono a molti stimoli: alla luce, al calore, allacqua e ai
nutrienti. Qualcuno, fra coloro che hanno il pollice verde, crede che reagiscano anche a certe parole di
incoraggiamento. Esse sembrano tuttavia mancare
Figura 3.5A Una chiave per interpretare i diversi tipi di segnali sensoriali afferenti al cervello.
Esistono due vie di trasmissione: umorale (nella quale, per esempio, le sostanze chimiche trasportate
dal sangue attivano direttamente i sensori neurali presenti nellipotalamo o in organi circumventricolari
quali larea postrema); e murale (nella quale i segnali elettrochimici sono trasmessi lungo vie nervose
dagli assoni di neuroni che scaricano sul corpo cellulare di altri neuroni, attraverso le sinapsi). Tutti
questi segnali hanno due fonti: il mondo esterno e il mondo interno del corpo (rispettivamente,
esterocettivi ed enterocettivi). Le emozioni sono, in linea di massima, modificazioni del mondo interno.
Pertanto, i segnali sensoriali che costituiscono la base dei sentimenti dellemozione sono in larga
misura enterocettivi. La principale fonte di questi segnali  rappresentata dai visceri e dal milieu
interno, tuttavia vi possono partecipare anche segnali relativi allo stato dei sistemi vestibolare e
muscoloscheletrico.23
Figura 3.5B Segnalazione dal corpo al cervello. Rappresentazione schematica delle strutture
essenziali implicate nella trasmissione al cervello di segnali provenienti dal milieu interno e dai visceri.
Una parte sostanziale di tale segnalazione essenziale  trasmessa attraverso vie che partono dal midollo
spinale e della possibilit di essere coscienti di un sentimento. Il primo requisito per lesistenza del
sentimento, quindi,  riconducibile alla presenza di un sistema nervoso.
In secondo luogo, quel sistema nervoso deve essere in grado dapprima di produrre mappe delle
strutture e degli stati del corpo e poi di trasformare dal nucleo del trigemino, localizzato nel tronco
encefalico. A ogni livello del midollo spinale, in una regione nota come lamina I (nel corno
posteriore della materia grigia spinale, e nella parte caudale del nucleo del trigemino), l'informazione
trasmessa da fibre nervose periferiche di tipo C e A8 (sottili, amieliniche, a conduzione lenta) viene
portata ai centri superiori. Queste informazioni provengono letteralmente da ogni punto del corpo e
riguardano parametri diversissimi quali lo stato di contrazione della muscolatura liscia delle arterie,
l'entit del flusso ematico locale, la temperatura locale, la presenza di sostanze chimiche indicatrici di
lesioni tissutali e i livelli di pH, O2, e CO2. Tutte queste informazioni sono ulteriormente trasmesse a un
nucleo talamico dedicato (vMpo) e poi alle mappe neurali delle regioni posteriori e anteriori dell'insula.
In seguito, l'insula pu inviare segnali a regioni quali la corteccia prefrontale ventromediale e la
corteccia del cingolo anteriore. Sulla via che porta al talamo, questa informazione viene resa
disponibile anche al nucleo del tratto solitario (nts) che riceve segnali dal nervo vago (una
fondamentale via per il transito di informazioni provenienti dai visceri, che aggirano il midollo
spinale), al nucleo parabrachiale (pb) e allipotalamo (ipotal). Il nucleo parabrachiale e quello del tratto
solitario trasmettono anch'essi segnali all'insula attraverso un altro nucleo talamico (vMb). E
interessante osservare che le vie lungo le quali viaggiano informazioni riguardanti il movimento del
corpo e la sua posizione nello spazio si servono di una catena di trasmissione del tutto diversa. Le fibre
nervose periferiche che trasmettono quei segnali (A8) hanno un maggior calibro e sono a conduzione
veloce. Le parti del midollo spinale e del nucleo del trigemino usate per i segnali di movimento sono
anch'esse diverse, e altrettanto lo sono i nuclei di rel talamici e le destinazioni corticali finali (la
corteccia somatosensitiva S1).
della possibilit di essere coscienti di un sentimento. Il primo requisito per l'esistenza del
sentimento, quindi,  riconducibile alla presenza di un sistema nervoso.
In secondo luogo, quel sistema nervoso deve essere in grado dapprima di produrre mappe delle
strutture e degli stati del corpo e poi di trasformare in configurazioni mentali o immagini le
configurazioni neurali contenute in quelle mappe. Senza questultimo passaggio, il sistema nervoso
produrrebbe le mappe delle modificazioni del corpo che costituiscono il substrato dei sentimenti, senza
per arrivare assolutamente a generare le idee che chiamiamo sentimenti.
In terzo luogo, il verificarsi di un sentimento nel senso tradizionale del termine richiede che i
suoi contenuti siano noti allorganismo; in altre parole, la coscienza  un requisito per lemergere del
sentimento. La relazione fra i due - coscienza e sentimento -  complessa. Semplificando, se non siamo
coscienti, non siamo in grado di sentire. Daltra parte, il meccanismo stesso del sentire contribuisce ai
processi della coscienza, e precisamente alla creazione del s, senza del quale nulla pu essere
conosciuto. La via duscita da questa difficolt ci viene offerta dal comprendere che il processo del
sentire  ramificato e dotato di numerosi livelli. Alcuni passaggi necessari alla genesi del sentimento
sono allo stesso modo necessari a produrre il proto-s, dal quale dipendono dapprima il s e poi la
coscienza. Alcuni passaggi, tuttavia, sono specifici dellinsieme di modificazioni omeostatiche
percepite: in altre parole, sono specifici per un determinato oggetto.
In quarto luogo, le mappe cerebrali che costituiscono il substrato essenziale dei sentimenti
rappresentano modalit dello stato corporeo che sono state eseguite sotto il comando di altre parti dello
stesso cervello. Il cervello di un organismo senziente, insomma, crea quegli stessi stati del corpo che
evocano i sentimenti nel momento in cui esso reagisce a oggetti ed eventi con emozioni o appetiti.
Negli organismi capaci di sentimenti, quindi, il cervello  doppiamente necessario. Sicuramente esso
deve esistere per produrre le mappe del corpo. Ancor prima, daltra parte, esso deve esistere per
dirigere o costruire quel particolare stato emozionale del corpo che finisce poi per essere rappresentato
a livello cerebrale come sentimento.
Queste circostanze richiamano lattenzione sulla probabile ragione per cui i sentimenti
divennero possibili nellevoluzione. Questa  lesistenza di mappe cerebrali per la rappresentazione
degli stati del corpo. A loro volta, quelle mappe divennero possibili perch il meccanismo cerebrale
preposto alla regolazione del corpo le richiedeva per compiere le proprie operazioni regolatrici, in
particolare quelle che hanno luogo durante il dispiegamento di una reazione emozionale. Ci significa
che i sentimenti non dipendono solo dalla presenza di un corpo e di un cervello capace di farsene delle
rappresentazioni, ma anche dal fatto che vi sia gi un meccanismo cerebrale di regolazione dei processi
vitali, ivi compresa quella sua parte che causa reazioni quali le emozioni e gli appetiti. Senza il
preesistente meccanismo cerebrale delle emozioni, non potrebbe esservi nulla di interessante da sentire.
Ancora una volta, allinizio erano lemozione e i suoi fondamenti. Il sentire non  un processo passivo.
STATI DEL CORPO E MAPPE DEL CORPO
Nelle sue linee essenziali, la proposta fin qui presentata  abbastanza semplice. E giunto per il
momento di complicare il quadro. A titolo di introduzione, presenter due problemi.
La nostra ipotesi  che qualsiasi cosa noi sentiamo debba basarsi sulla forma dellattivit delle
regioni cerebrali somatosensitive. Se esse non fossero disponibili, noi non sentiremmo nulla, proprio
come non vedremmo nulla se fossimo privati delle fondamentali aree visive del nostro cervello. Noi
sperimentiamo dunque i sentimenti per gentile concessione delle regioni somatosensitive. Pu darsi che
questo suoni un po ovvio, ma devo ricordare che, fino a pochissimo tempo fa, la scienza evitava
accuratamente di assegnare i sentimenti a qualsiasi sistema cerebrale; si limitava a collocarli in qualche
luogo evanescente nel cervello - o attorno a esso. Ed ecco una possibile obiezione, che  ragionevole e
pertanto meritevole di attenzione, ma che in realt  infondata. In generale, le regioni somatosensitive
producono una mappa precisa di quanto ha luogo nel corpo in quel momento; in alcuni casi, tuttavia,
non  cos, per la semplice ragione che lattivit delle regioni impegnate nella produzione della mappa,
o i segnali afferenti a esse, possono essere stati in qualche maniera modificati. La mappa, in altri
termini, non  pi fedele. Questo pregiudica la validit dellipotesi secondo cui noi sentiamo ci che 
rappresentato nelle aree somatosensitive? Niente affatto. Ne saprete di pi fra un istante.
Il secondo punto riguarda lilluminante congettura di William James, e cio che i sentimenti
siano necessariamente una percezione del corpo reale, modificato dallemozione. Uno dei motivi per
cui essa fu attaccata, finendo poi con l'essere virtualmente dimenticata, aveva a che fare con lidea che,
se dovesse dipendere dalla percezione degli stati del corpo reale, il processo del sentire avverrebbe in
ritardo, e sarebbe quindi inefficace. Ci vuole tempo, per modificare il corpo e registrarne a livello
cerebrale i cambiamenti! Si d il caso, tuttavia, che occorra tempo anche per sentire. Unesperienza
mentale di gioia o di tristezza impiega un tempo relativamente lungo a formarsi e nulla fa pensare che
esperienze mentali siffatte insorgano in un tempo minore di quello necessario per elaborare i
cambiamenti del corpo appena discussi. Al contrario, dati recenti indicano che i sentimenti emergono
nellarco di diversi secondi, in genere da due a venti.24 La precedente obiezione ha tuttavia un merito,
perch se il sistema operasse sempre con la precisione immaginata da James, non potrebbe funzionare
costantemente e correttamente. Ho proposto alcune alternative imperniate su un concetto essenziale: i
sentimenti non emergono necessariamente da reali stati del corpo - sebbene possano farlo - ma
piuttosto dalle mappe reali costruite in un qualsiasi momento dalle regioni somatosensitive del
cervello. Tenendo presenti questi due punti, siamo ora pronti ad analizzare la mia concezione
sullorganizzazione e il funzionamento del sistema dei sentimenti.
STATI CORPOREI REALI E SIMULATI
In ogni momento della nostra vita le regioni cerebrali somatosensitive ricevono segnali con i
quali costruire le mappe dello stato corrente del corpo. Possiamo immaginare queste mappe come una
serie di corrispondenze fra ogni singolo luogo del corpo e le regioni cerebrali in questione. Questo
quadro cos limpido, chiaro come il disegno di un ingegnere,  reso per confuso dal fatto che altre
regioni cerebrali possono interferire direttamente o con i segnali afferenti alle aree somatosensitive, o
con lattivit di queste ultime. Il risultato di tali interferenze  estremamente curioso. Per quanto
riguarda la nostra mente cosciente, la fonte di conoscenza di ci che ha luogo nel corpo  una sola:
lattivit neurale presente, istante per istante, nelle regioni somatosensitive. Di conseguenza, qualsiasi
interferenza con questo meccanismo pu creare una falsa mappa di quanto sta accadendo nel corpo
in un particolare momento.
Analgesia naturale
Un buon esempio di falsa mappa  quella che emerge in alcune circostanze, quando il
cervello filtra, escludendoli, i segnali nocicettivi provenienti dal corpo. Il cervello elimina
efficacemente dalle mappe centrali del corpo le configurazioni che permetterebbero lesperienza del
dolore. Questi meccanismi di falsa rappresentazione si sono affermati nel corso dellevoluzione per
buone ragioni. Quando si fugge da un pericolo  utile non sentire il dolore che potrebbe venire dalle
ferite inflitte dalla causa stessa di quel pericolo (per esempio i denti di un predatore) o dallatto stesso
di fuggire (lesioni provocate da ostacoli durante la fuga).
Oggi conosciamo molti dettagli sulle modalit di tale interferenza. I nuclei localizzati nella
regione del tegmento mesencefalico nota come grigio periacqueduttale (pag) inviano messaggi alle vie
nervose che, in condizioni normali, trasmetterebbero segnali di danno tissutale conducendo
allesperienza del dolore. Quei messaggi impediscono il transito di tali segnali.25 In seguito a questa
operazione di filtro, noi ci ritroviamo con una falsa mappa corporea. Qui, com ovvio, non  in
discussione il collegamento fra il processo e il corpo: la dipendenza del sentimento dal linguaggio
del corpo  ancora confermata. Solo, ci che di fatto sentiamo non  esattamente ci che avremmo
sentito senza la giudiziosa interferenza del cervello. Leffetto di questa interferenza equivale
allassunzione di una dose pi alta di aspirina o di morfina, o anche a trovarsi in condizioni di anestesia
locale. Con la differenza che il cervello sta facendo tutto questo per noi in modo naturale. Per inciso, la
metafora della morfina  molto calzante perch una variante di tale interferenza impiega molecole
prodotte spontaneamente dallorganismo analoghe alla morfina: pi precisamente, peptidi oppioidi
come le endorfine. Esistono diverse classi di peptidi oppioidi, tutti sintetizzati dallorganismo e
pertanto chiamati endogeni. Oltre alle endorfine, essi comprendono le endomorfine, lencefalina e la
dinorfina. Queste molecole si legano a classi specifiche di recettori, localizzati in particolari neuroni di
determinate regioni del cervello. Pertanto, in particolari situazioni di necessit, la natura ci offre lo
stesso trattamento analgesico che un medico compassionevole somministrerebbe a un paziente in preda
al dolore.
Possiamo trovare dimostrazioni di questi meccanismi un po dappertutto. Non appena calcano
la scena, gli attori, i presentatori - e in genere tutti coloro ai quali  capitato di dover affrontare il
pubblico non sentendosi troppo bene - sperimentano la curiosa scomparsa dei peggiori sintomi fisici di
qualsiasi malanno. Tradizionalmente, il miracolo viene attribuito a una scarica di adrenalina. Il
concetto che vi sia implicata una sostanza chimica  in effetti corretto, ma non basta a spiegare dove
quella sostanza agisca e perch la sua azione causi gli effetti desiderati. Io ritengo che in realt in tali
situazioni si verifichi una modificazione estremamente vantaggiosa delle mappe che rappresentano lo
stato corrente del corpo. La modificazione richiede diversi messaggi neurali e implica lintervento di
alcune sostanze chimiche, sebbene probabilmente ladrenalina non sia la pi importante. Anche i
soldati, sul campo di battaglia, vanno incontro a una modificazione delle mappe che rappresentano il
dolore e la paura nel loro cervello. Se cos non fosse, gli atti di eroismo sarebbero molto meno
frequenti. Se questo stratagemma non fosse stato aggiunto al menu del nostro cervello, levoluzione,
forse, avrebbe abbandonato il meccanismo stesso del parto, favorendo una variet di riproduzione
meno dolorosa.
Io sospetto che alcune ben note condizioni psicopatologiche sequestrino questo magnifico
meccanismo aggiuntivo. Le cosiddette reazioni isteriche o di conversione, nelle quali il paziente non
sente o non muove parti del corpo, potrebbero benissimo essere la conseguenza di modificazioni
transitorie, ma radicali, delle mappe che rappresentano lo stato corrente del corpo. Diversi disturbi
psichiatrici somatoformi possono essere spiegati in questo modo. Per inciso, una semplice
deviazione di uno di questi meccanismi potrebbe aiutare a sopprimere il ricordo di eventi che un tempo
ci provocarono una marcata sofferenza.
Empatia
 evidente che il cervello pu simulare internamente alcuni stati corporei emozionali, come
accade nel processo in cui la compassione, che  unemozione, si trasforma in un sentimento di
empatia. Immaginiamo che qualcuno vi racconti di un orribile incidente in cui una persona  rimasta
gravemente ferita. Pu darsi che per un attimo sentiate una fitta di dolore che rispecchia, nella vostra
mente, il dolore dellindividuo in questione. Vi sentite come se foste voi la vittima, e il sentimento pu
essere pi o meno intenso, a seconda della portata dellincidente o della vostra conoscenza della
persona coinvolta. Il meccanismo che si presume produca questa sorta di sentimento  una variet di
quello che ho chiamato circuito corporeo come se. Esso implica, a livello cerebrale, una simulazione
interna che consiste nella rapida modificazione delle mappe dello stato corrente del corpo. Ci accade
quando certe regioni cerebrali, per esempio le cortecce prefrontali/premotrici, segnalano direttamente
alle regioni somatosensitive del cervello. Lesistenza e la localizzazione di tipi analoghi di neuroni 
stata stabilita di recente. Quei neuroni possono rappresentare, nel cervello di una persona, i movimenti
che quello stesso cervello vede in un altro individuo, e inviare segnali alle strutture sensomotorie in
modo che i movimenti corrispondenti siano visti in anteprima in una modalit di simulazione, oppure
effettivamente eseguiti. Questi neuroni sono davvero presenti nella corteccia frontale delle scimmie e
degli esseri umani, e sono noti come neuroni specchio.26 Io credo che il circuito come se da me
postulato nellErrore di Cartesio faccia ricorso a una variante di questo meccanismo.
Il risultato della simulazione diretta degli stati corporei nelle regioni somatosensitive non 
diverso da quello della filtrazione di segnali provenienti dal corpo. In entrambi i casi,
temporaneamente, il cervello crea una serie di mappe del corpo che non corrispondono esattamente allo
stato reale in cui esso si trova. Il cervello usa i segnali afferenti dalla periferia come creta per scolpire
un particolare stato del corpo nelle regioni dove  possibile costruire una tale rappresentazione, ossia
nelle regioni somatosensitive. Quello che si sente, allora,  basato su quella falsa costruzione, e non
sul reale stato del corpo.
Uno studio recente, condotto da Ralph Adolphs ha affrontato direttamente il problema degli
stati corporei simulati.27 Lo studio mirava a indagare le basi dellempatia e coinvolse pi di cento
pazienti con lesioni neurologiche localizzate in vari siti della corteccia cerebrale, ai quali si chiese di
partecipare a un compito che comportava il tipo di processo necessario per le risposte di empatia. A
ogni soggetto furono mostrate le fotografie di una persona sconosciuta che esibiva una qualche
espressione emozionale; il compito consisteva nellindicare che cosa stesse provando la persona
fotografata. I ricercatori chiesero a ciascun soggetto di mettersi nei panni della persona raffigurata e di
cercare di indovinare il suo stato mentale. Lipotesi che si intendeva verificare era la seguente, e cio
che pazienti con lesioni alle cortecce somatosensitive non sarebbero stati in grado di eseguire
normalmente questo compito.
La maggior parte dei pazienti se la cav facilmente, con la stessa precisione mostrata da
soggetti normali, tranne due gruppi specifici di individui, la cui prestazione risult compromessa. Il
primo gruppo era abbastanza prevedibile, essendo costituito da individui con danni localizzati alle
cortecce associative visive, soprattutto quella della regione occipito-temporale ventrale destra. Questo
settore del cervello  essenziale per la stima di configurazioni visive. Se la sua integrit viene a
mancare, le espressioni facciali esibite nelle fotografie non possono essere percepite come un tutto
unitario, nonostante le immagini siano viste nel senso generale del termine.
Laltro gruppo di pazienti era quello pi significativo: consisteva di soggetti con danni
localizzati nella regione delle cortecce somatosensitive di destra e, pi precisamente, nellinsula, nella
S2 e nella S1. Questo  linsieme delle regioni in cui il cervello realizza il pi alto livello di
rappresentazione integrata dello stato del corpo. In assenza di questa regione, il cervello non pu
simulare gli stati corporei altrui in modo efficace. Manca infatti del palcoscenico su cui rappresentare le
variazioni sul tema dello stato del corpo.
Il fatto che la regione corrispondente nell emisfero cerebrale sinistro non abbia la stessa
funzione  di grande significato fisiologico. Pazienti con danni localizzati al complesso delle regioni
somatosensitive di sinistra eseguivano normalmente il test dellempatia. Questo risultato  un altro
indice di come le cortecce somatosensitive destre siano dominanti per quanto riguarda la
rappresentazione corporea integrata. Esso serve anche a spiegare come mai il danno localizzato in
questa regione sia costantemente associato a difetti interessanti lemozione e il sentimento, e a
patologie note come anosognosia e negletto, alla cui base  unidea difettosa dello stato corrente del
corpo.28 Lasimmetria tra destra e sinistra nella funzione delle cortecce somatosensitive delluomo 
probabilmente dovuta allimpegno specifico di quelle di sinistra nel linguaggio e nelleloquio.
Altre conferme provengono da studi in cui individui normali, osservando fotografie raffiguranti
emozioni, attivavano immediatamente i muscoli facciali necessari per assumere essi stessi lespressione
raffigurata nelle immagini. Sebbene i soggetti non fossero consapevoli di questa predisposizione
speculare dei propri muscoli, gli elettrodi posizionati sul loro volto registravano le alterazioni
elettromiografiche.29
Riassumendo, le aree somatosensitive costituiscono una sorta di teatro, dove non solo possono
essere rappresentati ed esibiti gli stati corporei reali, ma  possibile mettere in scena anche un vasto
assortimento di stati corporei falsi: per esempio, stati corporei come se, stati corporei filtrati, e cos
via. Probabilmente, i comandi per produrre gli stati corporei come se provengono da numerose aree
delle cortecce prefrontali, come hanno indicato recenti ricerche sui neuroni specchio negli animali e
nelluomo.
PERCEZIONI ALLUCINATORIE DEL CORPO
Il cervello permette, con una gran variet di mezzi, percezioni allucinatorie di alcuni stati
corporei. Possiamo immaginare come una simile caratteristica sia sorta nellevoluzione. Allinizio il
cervello produceva esclusivamente mappe fedeli dello stato del corpo. In seguito sorsero altre
possibilit, per esempio quella di eliminare temporaneamente, nelle mappe, la rappresentazione di stati
come quelli culminanti nel dolore. Successivamente, forse, comparve la capacit di simulare stati
dolorosi l dove non esistevano. Con ogni evidenza, queste nuove possibilit presentavano un
vantaggio selettivo e furono conservate. Al pari di altre utili caratteristiche della nostra costituzione
naturale, sono soggette a variazioni patologiche che possono impedirne luso proficuo, come sembra
accadere nellisteria e nei disturbi affini.
Un ulteriore valore pratico di questi meccanismi  la loro tempestivit. Il cervello pu
modificare le mappe corporee molto rapidamente, in tempi dellordine delle centinaia di millisecondi o
anche meno - il breve periodo di tempo richiesto dagli assoni mielinici per condurre segnali a distanza
di qualche centimetro: ad esempio, dalla corteccia prefrontale alle mappe somatosensitive dellinsula.
Affinch il cervello induca modificazioni nel corpo vero e proprio, la scala temporale  invece
nellordine dei secondi. Occorre circa un secondo perch assoni lunghi, e spesso amielinici, conducano
segnali a parti del corpo distanti decine di centimetri dal cervello. Questa  anche la scala temporale
necessaria perch un ormone sia liberato nel sangue e cominci a produrre la sua cascata di effetti.
Probabilmente  questa la ragione per cui, in moltissime circostanze, possiamo percepire una squisita
relazione temporale fra le sottili sfumature di sentimento e i pensieri che le hanno stimolate o sono
conseguenti a esse. Lalta velocit dei meccanismi come se avvicina, dal punto di vista temporale, i
pensieri e i sentimenti pi di quanto accadrebbe se questi ultimi dipendessero esclusivamente da reali
modificazioni corporee.
Vale la pena di notare che allucinazioni come quelle descritte non hanno un carattere adattativo
quando si verificano in sistemi sensoriali diversi da quello enterocettivo. Le allucinazioni visive sono
estremamente disturbanti e altrettanto pu dirsi di quelle uditive. In esse non c alcun aspetto benefico,
e i pazienti neurologici e psichiatrici che ne vanno soggetti non le vivono come esperienze piacevoli.
Lo stesso vale per le percezioni allucinatorie relative al senso dellolfatto o del gusto, a volte
sperimentate dai pazienti epilettici. Ci nondimeno, escludendo le poche condizioni psicopatologiche
citate, le allucinazioni che riguardano lo stato del corpo rappresentano risorse preziose per la mente
normale.
LA CHIMICA DEL SENTIMENTO
Ormai tutti sanno che i cosiddetti farmaci psicotropi trasformano sentimenti di tristezza e
inadeguatezza in sentimenti di soddisfazione e fiducia. Molto tempo prima che il Prozac comparisse
sulla scena, tuttavia, lalcol, i narcotici, gli analgesici, nonch ormoni quali gli estrogeni e il
testosterone, insieme a moltissimi farmaci psicotropi, avevano dimostrato che i sentimenti possono
essere alterati dalle sostanze chimiche. Ovviamente, lazione di tutti questi composti chimici  dovuta
alla loro struttura molecolare. In che modo queste sostanze producono i loro cospicui effetti? Di solito,
la spiegazione  che le molecole agiscono su particolari neuroni, in determinate regioni cerebrali,
producendo il risultato desiderato. Dal punto di vista dei meccanismi neurobiologici, tutto questo suona
come una specie di gioco di prestigio. Tristano e Isotta bevono il filtro damore, et voil!, nella scena
successiva sono innamorati. Non  affatto chiaro come una molecola X, legandosi ai neuroni localizzati
nellarea cerebrale Y, possa sospendere langoscia e farvi sentire traboccanti damore. Quale valore
esplicativo pu avere laffermazione che, una volta inondati di testosterone, gli adolescenti maschi
possono diventare violenti ed eccessivamente concentrati sul sesso? In questa spiegazione, fra la
molecola del testosterone e il comportamento delladolescente, manca un livello funzionale.
Lincompletezza della spiegazione a livello molecolare deriva dal fatto che la reale origine degli
stati dei sentimenti - la loro natura mentale - non  concettualizzata in termini biologici. La spiegazione
a livello molecolare fa parte della soluzione dellenigma, ma non chiarisce assolutamente quello che a
noi davvero interesserebbe capire. I meccanismi molecolari attivati dallintroduzione di un farmaco nel
sistema rendono conto della catena di processi che porta allalterazione del sentimento, ma non dei
processi che alla fine stabiliscono il sentimento stesso. Si  detto poco su quali siano le particolari
funzioni neurali che un farmaco modifica al punto da alterare i sentimenti. Si  detto poco anche su
quali sistemi supportino tali funzioni. Conosciamo la localizzazione dei recettori neuronali ai quali
certe molecole possono legarsi. (Per esempio, sappiamo che i recettori per gli oppioidi della classe ?
sono localizzati in regioni del cervello come la corteccia del cingolo, e sappiamo che gli oppioidi
esogeni, come quelli endogeni, agiscono legandosi a quei recettori).30 Sappiamo che, nei neuroni dotati
di recettori per gli oppioidi, il legame di una molecola a quei recettori causa una modificazione
funzionale. In seguito al legame fra oppioidi e recettori ? di certi neuroni corticali, si ha lattivazione di
alcuni neuroni nellarea ventrale del tegmento mesencefalico, con conseguente liberazione di dopamina
in strutture quali il nucleus accumbens del prosencefalo basale. Successivamente hanno luogo numerosi
comportamenti gratificanti, e si esperir un sentimento piacevole.31 Le configurazioni neurali che
formano la base dei sentimenti, tuttavia, non si verificano solo nei neuroni delle regioni menzionate in
precedenza, e probabilmente le reali configurazioni costitutive dei sentimenti non sono affatto
localizzate in essi. Con ogni probabilit, le configurazioni neurali essenziali, quelle che sono la causa
prossima dello stato del sentimento, si verificano altrove - precisamente in regioni somatosensitive
come linsula - in conseguenza dellattivit di neuroni direttamente influenzati dalle sostanze chimiche.
Nel quadro che ho delineato,  possibile specificare quali siano i processi che conducono a
sentimenti alterati e quali siano i siti per lazione dei farmaci. Se i sentimenti insorgono da
configurazioni neurali che rappresentano lo stato corporeo corrente in tutta la miriade dei suoi aspetti,
allora lipotesi pi semplice  che le molecole modificatrici dellumore producano la loro magia
alterando la forma dellattivit neurale di quelle mappe somatosensitive. Possono farlo attraverso tre
meccanismi diversi, operanti separatamente o insieme: uno di essi interferisce con la trasmissione dei
segnali afferenti dal corpo; un altro funziona creando una particolare configurazione di attivit neurale
nelle mappe del corpo; lultimo, infine, opera modificando lo stesso stato del corpo. Tutti questi
meccanismi sono aperti alla possibilit di interferenze farmacologiche.
Varie evidenze indicano limportanza, per la genesi dei sentimenti, delle mappe cerebrali
prodotte nelle regioni somatosensitive. Come abbiamo gi osservato, lanalisi introspettiva dei
sentimenti normali, durante il loro dispiegamento, punta inequivocabilmente alla percezione di varie
modificazioni corporee. Gli esperimenti di visualizzazione di immagini funzionali del cervello da noi
esaminati in precedenza rivelano - quale correlato neurale dei sentimenti - alterazioni della forma
dellattivit nelle regioni somatosensitive. Unaltra affascinante fonte di indizi  data dallanalisi
introspettiva di coloro che fanno uso di droghe al preciso scopo di procurarsi una condizione di intensa
felicit. Queste descrizioni in prima persona contengono frequenti riferimenti ad alterazioni corporee
sperimentate durante gli sballi da droga. Ecco alcuni tipici esempi:
Il mio corpo era pieno di energia e nello stesso tempo completamente rilassato.
E come se ogni singola cellula, ogni singola fibra del tuo corpo, saltasse per la felicit.
C una leggera propriet anestetica... e una sensazione diffusa, formicolante, di tepore.
Era come un orgasmo totale, a cui partecipasse tutto il corpo.
C un calore pervasivo nel corpo.
Il bagno caldo era cos bello che non potevo parlare.
Era come se la testa esplodesse... un piacevole tepore e una intensa sensazione di
rilassamento.
Come il senso di relax che si prova dopo aver fatto sesso, anzi meglio.
Uno sballo del corpo.
Un formicolio...  il corpo che ti dice di essere completamente intorpidito.
Ti senti come se fossi avvolto nella coperta pi piacevole, calda e comoda del mondo.
Il mio corpo divenne istantaneamente caldo - soprattutto le guance, che sentivo decisamente
calde.32
Tutte queste descrizioni parlano degli stessi fenomeni - rilassamento, tepore, torpore, anestesia,
analgesia, rilassamento orgasmico, energia. Di nuovo, non fa alcuna differenza se questi cambiamenti
abbiano effettivamente luogo nel corpo e siano trasmessi alle mappe somatosensitive; se siano invece
architettati direttamente in queste mappe; o se accadano entrambe le cose. Le sensazioni sono
regolarmente accompagnate da pensieri di eventi positivi, unaumentata capacit di capire, facolt
fisiche e intellettuali potenziate, rimozione di barriere e preoccupazioni. Stranamente, le prime quattro
descrizioni si riferiscono a sballi da cocaina. Le tre testimonianze successive sono di consumatori di
ecstasy, e le ultime cinque di individui che assumevano eroina. Lalcol produce effetti analoghi, ma pi
modesti. La constatazione che' questi effetti presentano un nucleo comune  ancor pi impressionante
se si pensa che le sostanze che li causano sono chimicamente differenti e agiscono, nel cervello, su
sistemi chimici differenti. Tutte queste molecole agiscono sui sistemi cerebrali come se fossero
sintetizzate in modo endogeno. La cocaina e lanfetamina, per esempio, agiscono sul sistema
dopaminergico. Ci nondimeno l'ecstasy - la variante attualmente di moda dellanfetamina, con un
nome scioglilingua: metilendiossimetanfetamina o mdma - agisce sul sistema serotoninergico. Come
abbiamo visto, l'eroina e le altre sostanze affini si legano ai recettori per gli oppioidi ? e ?. Lalcol
funziona con la mediazione dei recettori gaba-a e nmda del glutammato.33
E importante osservare che il coinvolgimento sistematico delle regioni somatosensitive - come
quello descritto in precedenza negli studi di sentimenti naturali, condotti con tecniche di
visualizzazione di immagini funzionali - viene rilevato anche in esperimenti in cui i sentimenti
derivano dallassunzione di ecstasy, eroina, cocaina e marijuana, ovvero dal desiderio di tali sostanze.
Ancora una volta, fra i siti coinvolti dominano la corteccia del cingolo e linsula.34
La distribuzione anatomica dei recettori sui quali agiscono queste sostanze  piuttosto varia, e
da una droga allaltra si riscontrano alcune differenze. Tuttavia, i sentimenti che esse inducono sono
assolutamente simili.  ragionevole ipotizzare che, in un modo o nellaltro, a un certo punto della loro
azione, le diverse molecole contribuiscano a generare analoghe configurazioni di attivit a livello delle
regioni somatosensitive. In altre parole, leffetto percettivo deriva dalle modificazioni indotte in uno o
pi siti neurali condivisi, a loro volta risultanti dalle diverse cascate di modificazioni che interessano i
sistemi neurali e sono innescate dalle diverse sostanze. Una descrizione a livello di molecole e recettori
non basta a spiegare gli effetti osservati.
Poich tutti i sentimenti contengono necessariamente una componente di dolore o di piacere, e
poich le immagini mentali che chiamiamo sentimenti insorgono dalle configurazioni neurali esibite
nelle mappe del corpo,  ragionevole ipotizzare che il dolore e le sue varianti si manifestino quando,
nel cervello, le mappe del corpo presentano determinate configurazioni.
Analogamente, il piacere e le sue varianti sono il risultato di determinate configurazioni delle
mappe. Sentire dolore o piacere significa avere in corso processi biologici in cui la nostra immagine
corporea, cos come  rappresentata nelle mappe del cervello, corrisponde a una certa configurazione.
Farmaci come la morfina o laspirina alterano quelle configurazioni. Cos fanno lecstasy e lalcol, gli
anestetici, e certe forme di meditazione. Cos fanno i pensieri disperati. E quelli di speranza e salvezza.
ENTRANO IN SCENA I CRITICI
Alcuni critici, pur accettando la precedente discussione sulla base fisiologica del sentimento,
rimarranno comunque insoddisfatti, e diranno che io non ho ancora spiegato perch i sentimenti siano
percepiti come sono percepiti. A questo punto, potrei replicare che la loro domanda  mal formulata, e
che i sentimenti sono percepiti nel modo in cui lo sono semplicemente perch  cos, perch questa  la
natura delle cose. Ma capisco la loro posizione, e gli argomenti certo non mi mancano. Intendo quindi
continuare, arricchendo di dettagli le risposte date finora e indicando nel modo pi specifico possibile
lintima natura dei processi di formazione delle mappe che contribuiscono alla genesi di un sentimento.
Di primo acchito, le mappe del corpo alla base del sentimento possono sembrare
rappresentazioni vaghe e approssimative dello stato dei visceri o dei muscoli. Ripensiamoci, per.
Innanzitutto, ogni regione del corpo - letteralmente - viene rappresentata contemporaneamente alle
altre, perch ciascuna contiene terminazioni in grado di inviare al sistema nervoso centrale segnali
relativi allo stato delle cellule che la costituiscono. La segnalazione  complessa. Non  una questione
di zeri e di uno, che serva a indicare, per esempio, che una cellula  on o off. I segnali sono
estremamente sfumati. Le terminazioni nervose possono indicare, per esempio, lentit della
concentrazione di ossigeno e di anidride carbonica nelle immediate vicinanze della cellula. Possono
segnalare il pH del bagno chimico in cui ogni cellula si trova immersa, e la presenza di composti
tossici, allinterno o allesterno di essa. Ancora, possono rilevare la comparsa di molecole endogene
come le citochine, la cui presenza indica che la cellula versa in uno stato di sofferenza e che su di essa
incombe un processo patologico. Le terminazioni nervose possono indicare anche lo stato di
contrazione delle fibre muscolari - dalle fibrocellule muscolari lisce presenti nella parete di ogni arteria,
grande o piccola che sia, fino alle grandi fibre muscolari striate che costituiscono i muscoli degli arti,
della parete del torace o della faccia. Le terminazioni nervose possono pertanto indicare al cervello che
cosa stiano facendo, in ogni determinato istante, organi come la cute o lintestino. Ma non basta: oltre
allinformazione afferente dalle terminazioni nervose, le mappe corporee che costituiscono il substrato
dei sentimenti sono informate anche direttamente - attraverso una via non neurale - delle variazioni di
concentrazione ematica di una miriade di sostanze chimiche.
Nella parte del cervello nota come ipotalamo, per esempio, vi sono gruppi di neuroni che
leggono direttamente la concentrazione del glucosio (zucchero) nel sangue e agiscono di conseguenza.
Lazione da essi intrapresa, come abbiamo gi detto, viene indicata come impulso o appetito. Un calo
della concentrazione di glucosio porta al sorgere di un appetito - lo stato della fame - e allinnesco di
comportamenti mirati allingestione di cibo e in ultima analisi alla correzione del livello di glucosio
troppo basso. Allo stesso modo, una riduzione nella disponibilit di acqua genera la sete e porta al
risparmio di liquidi, ordinando ai reni di non eliminarne troppi e modificando la respirazione in modo
da perdere meno acqua insieme allaria espirata. Altri siti - precisamente larea postrema del tronco
encefalico, e gli organi sotto il fornice vicino ai ventricoli laterali - si comportano come lipotalamo.
Essi convertono i segnali chimici veicolati dal sangue in segnali neurali trasmessi lungo vie nervose
allinterno del cervello. Il risultato  lo stesso: il cervello si procura una mappa dello stato del corpo.
Poich il cervello controlla lintero organismo sia direttamente a livello locale (attraverso le
terminazioni nervose) sia a livello globale, chimicamente (attraverso il flusso sanguigno), la quantit di
sfumature e dettagli presenti in queste mappe  decisamente notevole. Esse effettuano campionamenti
per definire lo stato delle funzioni vitali in tutto lorganismo; poi, a partire da quei campioni di dati
sorprendentemente ampi, distillano mappe integrate dello stato del corpo. Ho il sospetto che quando
affermiamo di sentirci bene - o malissimo - la sensazione che sperimentiamo derivi da questi campioni
compositi basati sulle mappe della biochimica del nostro milieu interno. Potrebbe essere del tutto
inesatto asserire, come spesso facciamo, che il traffico di segnali neurali nel tronco encefalico e
nellipotalamo non  mai cosciente. Io ritengo che parte di esso lo sia invece di continuo, in una forma
particolare, e che corrisponda precisamente a ci che costituisce i nostri sentimenti di fondo. Essi
possono passare inosservati,  vero; ma questa  tuttaltra faccenda. In realt, noi prestiamo loro
attenzione quanto basta. Pensateci su, la prossima volta in cui vi parr di aver preso un brutto
raffreddore o, meglio ancora, quando vi sentirete al settimo cielo e penserete di non poter essere pi
fortunati di cos.
ANCORA OBIEZIONI
A questo punto salteranno fuori altri critici, per dire, magari, che la cabina di pilotaggio di un
moderno aeroplano  piena di sensori per il controllo dellaereo; e questi sensori, guarda caso, sono
molto simili a quelli che sto descrivendo qui. E mi chiederanno: laeroplano  senziente? E se  cos,
saprebbe spiegare perch mai sente come sente?
Qualsiasi tentativo di accostare ci che accade in un organismo vivente complesso con quanto
ha luogo in una macchina, anche splendidamente progettata - diciamo, un Boeing 777 -,  a mio avviso
unimpresa molto imprudente. Certo, lavionica di un aereo tanto perfezionato contiene mappe per
monitorare, istante per istante, numerose funzioni: la funzione delle parti mobili delle ali, degli
stabilizzatori e del timone; diversi parametri relativi al funzionamento dei motori; il consumo di
carburante. Sono monitorate anche determinate variabili ambientali come la temperatura, la velocit del
vento, laltitudine, eccetera. Alcuni calcolatori integrano costantemente tutti questi dati, cos da
consentire la correzione intelligente del comportamento dellaereo. La somiglianza con i meccanismi
dellomeostasi  evidente. Tuttavia, dal punto di vista qualitativo vi sono notevoli - che dico? enormi -
differenze tra le mappe presenti nel cervello di un organismo vivente e il sistema di pilotaggio del
Boeing 777. Analizziamole, dunque.
In primo luogo, la scala del dettaglio con cui sono rappresentate strutture e operazioni. Gli
strumenti in cabina non sono che una pallida imitazione dei meccanismi di monitoraggio presenti nel
sistema nervoso centrale di un organismo complesso. Nel nostro corpo, si potrebbero paragonare a
sistemi che ci indicano se abbiamo o meno le gambe accavallate, che misurano la frequenza cardiaca e
la temperatura corporea; e che ci informano su quante ore possiamo resistere prima di metterci
nuovamente a tavola. Sistemi utilissimi, ma non bastanti a garantire la sopravvivenza. Ora, il mio scopo
non  certo quello di sminuire quei fantastici 777. Voglio solo dire che, per sopravvivere, il 777 non ha
bisogno di altri sistemi di monitoraggio, oltre a quelli che ha gi: la sua sopravvivenza  legata ai
piloti - esseri viventi - che lo controllano e senza i quali il tutto sarebbe privo di senso. Lo stesso si
applica, per inciso, ai velivoli che viaggiano senza equipaggio: la loro vita dipende dai sistemi di
controllo missione.
Alcune componenti dellaeroplano sono animate - gli ipersostentatori e i deflettori, il timone,
gli aerofreni, i carrelli - ma nessuna di esse  viva in senso biologico. Nessuna di quelle componenti
 fatta di cellule la cui integrit dipenda dal rifornimento, garantito a ciascuna di esse, di ossigeno e
nutrienti. Al contrario, ogni parte elementare del nostro organismo, ogni cellula del nostro corpo, non 
solo animata:  viva. Cosa ancor pi straordinaria e importante, ogni cellula  un organismo vivente
individuale, una creatura, insomma, con una sua individualit: una data di nascita, un ciclo vitale, e una
probabile data di morte. Ogni cellula  una creatura che deve badare a se stessa e la cui sopravvivenza
dipende sia dalle istruzioni contenute nel genoma, sia dalle circostanze ambientali. I meccanismi innati
di regolazione delle funzioni vitali discussi in precedenza per gli esseri umani sono presenti, nella scala
biologica, in ogni sistema, organo, tessuto e singola cellula del nostro organismo. Qui, il ragionevole
candidato al titolo di particella elementare essenziale non  pi latomo, ma la cellula vivente.
Nelle tonnellate di alluminio, leghe, plastica, gomma e silicio costituenti il grande uccello della
Boeing non c nulla che equivalga davvero a quella cellula vivente. Vi sono chilometri di filo elettrico,
migliaia di metri quadrati di leghe composite, e milioni di viti, bulloni e rivetti; ed  vero che tutti
questi componenti sono fatti di materia, la quale  costituita di atomi. Altrettanto vale pure, a livello di
microstruttura, per la nostra carne umana. Ma la materia fisica dellaeroplano non  viva: le sue parti
non sono costituite da cellule viventi con uneredit genetica, un destino biologico e un rischio di vita.
E se anche qualcuno volesse sostenere che laeroplano  stato dotato dagli ingegneri di una cura
autonoma per la propria sopravvivenza, in grado di prevenire le conseguenze delle manovre sbagliate
di un pilota distratto, la differenza - lampante -  ineludibile. Lavionica integrata dellaereo cura solo
lesecuzione delle sue funzioni di volo. Quanto al nostro cervello e alla nostra mente, essi hanno un
interesse globale per lintegrit di tutto il nostro essere, in quanto vivente, in ogni sua pi piccola parte;
al di sotto di tutto questo, poi, ogni sua pi piccola parte ha una cura locale, automatica, per la propria
conservazione.
Queste distinzioni sono immancabilmente ignorate ogni volta che si confrontano esseri viventi e
macchine intelligenti, come i robot. Qui io voglio solo chiarire che il nostro cervello riceve segnali dal
profondo della materia vivente e pertanto genera mappe locali e globali che ne rappresentano lintima
anatomia e lintimo stato funzionale. Tale situazione, tanto impressionante in qualsiasi organismo
vivente complesso,  decisamente sorprendente negli esseri umani. Non voglio in alcun modo sminuire
il valore delle interessanti creature artificiali create nei laboratori di Gerald Edelman o di Rodney
Brooks. Sotto diversi aspetti, quelle creature ci consentono una comprensione pi profonda di certi
processi cerebrali e possono diventare utili complementi del nostro cervello. Voglio semplicemente
osservare che queste creature inanimate non sono viventi nel senso in cui lo siamo noi ed  improbabile
che sentano come sentiamo noi.35
Si noti, a questo punto, una cosa alquanto strana, cronicamente trascurata: i sensori nervosi che
trasmettono le informazioni necessarie al cervello e i nuclei e le lamine nervose che registrano
linformazione al suo interno sono esse stesse costituite da cellule viventi, soggette agli stessi rischi
delle altre cellule, bisognose di meccanismi simili di regolazione omeostatica. Queste cellule nervose
non sono spettatori imparziali. Non sono innocenti mezzi di trasporto n lavagne vuote o specchi in
attesa di qualcosa da riflettere. Per quanto riguarda loggetto della segnalazione e le mappe transitorie
assemblate a partire dai segnali afferenti, i neuroni rispettivamente coinvolti nella segnalazione o nella
rappresentazione hanno, per cos dire, voce in capitolo. Le configurazioni neurali assunte dai neuroni
somatosensitivi derivano da tutte le attivit del corpo che essi devono rappresentare. Tali attivit danno
forma alla configurazione, le conferiscono una certa intensit e un profilo temporale, e tutto questo
contribuisce a stabilire come mai un sentimento sia percepito in un certo modo. Probabilmente, per, la
qualit dei sentimenti dipende anche dallintima struttura degli stessi neuroni. E probabile che la
qualit esperienziale del sentimento dipenda dal mezzo in cui essa  realizzata.
Infine, c da notare qualcosa di davvero affascinante, e ancora una volta trascurato a proposito
della natura dellanimazione, tanto nelle parti mobili del Boeing quanto nel nostro corpo vivente. Nel
Boeing, lanimazione ha a che fare con le diverse funzioni che laeroplano deve svolgere - rullare sulla
pista, decollare, volare, atterrare. Lequivalente di tutto questo, nel nostro corpo,  lanimazione che ha
luogo quando guardiamo, ascoltiamo, comunichiamo, corriamo, saltiamo o nuotiamo. Vale la pena di
notare, tuttavia, che quando si parla delle emozioni e dei loro fondamenti, quella parte dellanimazione
umana non  che la punta di un iceberg. La parte sommersa ha a che fare con lanimazione mirata
esclusivamente al controllo dello stato della vita nel nostro organismo: nelle singole parti come nel suo
complesso.  precisamente quella parte dellanimazione che costituisce lessenziale substrato dei
sentimenti. Nelle macchine intelligenti prodotte finora non esiste un equivalente di quella componente
dellanimazione. La mia risposta a questo secondo tipo di critica  dunque che il 777  incapace di
sentire alcunch di simile ai sentimenti umani perch, fra le molte ragioni, non deve controllare - e
meno che mai rappresentare - qualcosa che equivalga alla nostra vita interiore.
La spiegazione del perch i sentimenti siano percepiti come sono percepiti prende le mosse da
questa considerazione: i sentimenti si fondano su rappresentazioni composite dello stato della vita nel
corso del processo di regolazione finalizzato alla sopravvivenza dellorganismo in uno stato di
funzionalit ottimale. Le rappresentazioni spaziano interessando la miriade di componenti
dellorganismo, fino al livello costituito dallintero. Il modo in cui i sentimenti vengono percepiti 
legato a:
1. Lintima struttura dei processi vitali in un organismo pluricellulare dotato di un cervello
complesso.
2. Il funzionamento dei processi vitali.
3. Le reazioni di correzione automaticamente generate da alcuni stati della vita, e le reazioni -
innate e acquisite - che gli organismi mettono in atto quando nelle loro mappe cerebrali sono presenti
determinati oggetti e situazioni.
4. Il fatto che quando vengono intraprese le reazioni regolatrici, indotte da cause interne o
esterne, il flusso dei processi vitali  reso pi o meno facile, fluido ed efficiente.
5. La natura del mezzo neurale in cui tutte queste strutture e questi processi sono rappresentati.
Di tanto in tanto mi  stato chiesto come possano, queste idee, render conto della negativit o
della positivit dei sentimenti, sottintendendo che sia impossibile spiegare i segnali positivi o
negativi dei sentimenti. Ma  davvero cos? Nel punto 4 si afferma che esistono stati dellorganismo in
cui la regolazione dei processi vitali diventa efficiente, o addirittura ottimale, facile e liberamente
fluente. Questa non  unipotesi, ma un dato di fatto fisiologico ben consolidato. I sentimenti che
solitamente accompagnano tali stati fisiologicamente favorevoli sono ritenuti positivi, caratterizzati
come sono non solamente dallassenza di dolore, ma da diversi tipi di piacere. Esistono anche stati
dellorganismo in cui i processi vitali sono in lotta per trovare un equilibrio e possono addirittura essere
caoticamente fuori controllo. I sentimenti che di solito accompagnano questi stati sono ritenuti
negativi, essendo caratterizzati non solo dallassenza di piacere, ma da diversi tipi di dolore.
Possiamo forse affermare con una certa sicurezza che i sentimenti positivi e negativi sono
determinati dallo stato in cui si trova la regolazione dei processi vitali. Il segnale  dato dalla loro
vicinanza, o lontananza, dagli stati che meglio rappresentano una regolazione ottimale della vita. Per
inciso,  probabile che anche lintensit dei sentimenti sia correlata allentit delle correzioni
necessarie negli stati negativi, e al grado in cui quelli positivi superano il punto di regolazione
omeostatica nella direzione ottimale.
Ho il sospetto che la qualit ultima dei sentimenti - una componente della ragione per cui essi
sono percepiti come sono percepiti - sia loro conferita dal mezzo neuronale. Tuttavia, una parte
sostanziale della spiegazione del modo in cui essi sono percepiti ha a che fare con la maggiore o minore
fluidit, o difficolt, dei processi di regolazione delle funzioni vitali. Questo  semplicemente il loro
modo di funzionare, dato quello strano stato che chiamiamo vita e laltrettanto strana natura degli
organismi - il conatus di Spinoza - che li spinge a cercare lautoconservazione, accada quel che accada,
finch la vita stessa non sar interrotta dallinvecchiamento, dalla malattia, o da lesioni inflitte
dallesterno.
Il fatto che noi, esseri senzienti e complessi, chiamiamo positivi alcuni sentimenti e negativi
altri,  direttamente collegato alla fluidit o alla difficolt dei processi vitali. Gli stati di fluidit sono
naturalmente preferiti dal nostro conatus - noi gravitiamo intorno a essi -, mentre gli stati di sforzo e di
tensione sono naturalmente evitati - ce ne teniamo alla larga. Possiamo percepire queste relazioni, e
possiamo anche verificare che, nella traiettoria della nostra vita, gli stati fluidi, che percepiamo come
positivi, finiscono per essere associati a eventi che definiamo buoni, mentre gli stati della vita
caratterizzati da sforzo e tensione, percepiti come negativi, finiscono per essere associati al male.
 tempo, ormai, di perfezionare la formulazione proposta allinizio di questo capitolo. Lorigine
dei sentimenti  il corpo, pi specificamente alcune delle sue parti. Ora per possiamo spingerci pi a
fondo e svelare unorigine pi fine al di sotto di quel livello di descrizione: essa coincide con le molte
cellule che compongono le parti del corpo e che esistono sia come singoli organismi con un proprio
conatus, sia come membri cooperativi di quella societ irreggimentata che chiamiamo corpo umano e
che sono tenuti insieme dal conatus dellorganismo nella sua globalit.
I contenuti dei sentimenti sono configurazioni dello stato corporeo rappresentato nelle mappe
somatosensitive. Ora per, possiamo aggiungere che, nel dispiegarsi di un sentimento, le configurazioni
transitorie dello stato corporeo cambiano rapidamente sotto le influenze reciproche e riverberanti del
cervello e del corpo. Inoltre, sia la valenza positiva/negativa dei sentimenti, sia la loro intensit,
corrispondono alla facilit o alla difficolt complessive con cui procedono, in quel momento, gli eventi
della vita.
Infine, possiamo aggiungere che le cellule costituenti le regioni cerebrali somatosensitive, come
pure le vie nervose che trasmettono al cervello i segnali afferenti dal corpo, probabilmente non sono
componenti hardware, per loro natura neutrali. E probabile invece che esse diano un contributo
essenziale alla qualit delle percezioni che chiamiamo sentimenti.
Questo  anche il momento di ricongiungere quel che avevo separato, rimettendone insieme le
componenti. Una delle ragioni per cui distinguo emozione e sentimento  insita nel metodo della
ricerca: per comprendere lintera gamma dei fenomeni affettivi,  utile separarne le componenti,
studiarne il funzionamento, e distinguere in che modo esse siano coordinate nel tempo. Tuttavia, una
volta acquisita la comprensione desiderata, o comunque parte di essa,  altrettanto importante rimettere
insieme le parti del meccanismo, cos da poter contemplare lunit funzionale che esse costituiscono.
La ricostruzione di quellintero ci riconduce allaffermazione di Spinoza, per il quale corpo e
mente erano attributi paralleli della medesima sostanza. Noi li scrutiamo con la lente delle scienze
biologiche perch vogliamo sapere come funzioni quellunica sostanza, e come vengano generati, in
essa, i diversi aspetti del corpo e della mente. Ma adesso, dopo aver studiato emozioni e sentimenti in
relativo isolamento, possiamo, in una breve parentesi di tranquillit, tornare a ricongiungerli,
considerandoli affetti.
4. LE FUNZIONI DEI SENTIMENTI
DELLA GIOIA E DEL DOLORE
Ora che abbiamo unidea della possibile natura dei sentimenti,  tempo di chiedersi a che cosa
possano servire. Per rispondere a questa domanda,  forse utile cominciare con una riflessione su come
si arrivi a provare gioia e dolore - i due emblemi della nostra vita affettiva - e su che cosa essi
rappresentino.
La catena di eventi  innescata dalla presentazione di un oggetto adatto - lo stimolo
emozionalmente adeguato. Lelaborazione di quello stimolo, nel contesto specifico in cui esso si
manifesta, conduce alla selezione e allesecuzione di un programma preesistente: lesperienza
emozionale. Questa, a sua volta, porta alla formazione di un particolare insieme di mappe neurali
dellorganismo, un processo al quale contribuiscono in modo preponderante i segnali afferenti dal
corpo propriamente detto. Mappe caratterizzate da una particolare configurazione sono alla base dello
stato mentale che chiamiamo gioia e delle sue varianti - qualcosa di simile a uno spartito composto
nella chiave del piacere. Altre mappe sono alla base dello stato mentale che chiamiamo dolore e che,
nellampia definizione di Spinoza, comprende stati negativi come langoscia, la paura, il senso di colpa
e la disperazione. Tutti spartiti composti nella chiave della sofferenza.
Le mappe associate alla gioia significano stati di equilibrio dellorganismo. Tali stati possono
essere effettivamente in atto; oppure pu trattarsi di una situazione come se. Gli stati di gioia
indicano una coordinazione fisiologica ottimale e un procedere fluido e senza intoppi delle funzioni
vitali. Essi favoriscono non soltanto la sopravvivenza, ma anche il benessere. Gli stati di gioia si
caratterizzano anche per una maggior facilit nella capacit di agire.
Si pu quindi essere daccordo con Spinoza quando dice che la gioia (laetitia)  associata a una
transizione dellorganismo verso una maggior perfezione1 - senza dubbio intesa nel senso di una
maggiore armonia funzionale, come in quello di un aumento della potenza e della libert di agire -,2 ma
bisogna pur sempre rammentare che le mappe neurali della gioia possono essere falsate da un gran
numero di farmaci e droghe, e non rispecchiare quindi lo stato reale dellorganismo. Alcune mappe
drogate possono riflettere un miglioramento transitorio delle funzioni vitali. Alla fine, per, quel
miglioramento  biologicamente insostenibile, ed  un preludio a un peggioramento.
Le mappe corrispondenti al dolore, inteso sia nel senso stretto del termine sia in quello pi
ampio della tristitia spinoziana, si accompagnano viceversa a stati di squilibrio funzionale. In questo
caso la facilit dazione  ridotta; vi  una qualche sofferenza - segni di malattia o dissonanza
fisiologica, tutti indicativi di una coordinazione non ottimale delle funzioni vitali. Se non  tenuta sotto
controllo, una tale situazione pu favorire linsorgere di gravi patologie, capaci di portare a morte
anzitempo.
Vi  una buona probabilit che le mappe corporee del dolore rispecchino lo stato reale
dellorganismo. Non esistono, infatti, droghe specificamente intese a indurre dolore e depressione.
Nessuno si sognerebbe di prenderle, e meno che mai di abusarne! E tuttavia, dopo liniziale ebbrezza
gioiosa, le sostanze dabuso inducono realmente, per un effetto di rimbalzo, dolore e depressione. A
detta degli intenditori lo sballo da ecstasy darebbe luogo a uno stato di tranquilla beatitudine,
associata a pensieri positivi. Luso ripetuto della droga, tuttavia, provoca crisi depressive sempre pi
gravi, che fanno seguito a momenti di euforia sempre meno euforici. Il normale funzionamento del
sistema serotoninergico appare direttamente compromesso, e cos una sostanza da molti considerata
sicura si rivela pericolosissima.
In armonia con quanto asserito da Spinoza a proposito della tristitia, le mappe del dolore sono
associate alla transizione dellorganismo verso uno stato di perfezione minore. Qui, potenza e libert
di agire sono diminuite. Nella concezione spinoziana, lindividuo stretto nella morsa della sofferenza 
separato dal proprio conatus, ossia dalla tendenza allautoconservazione. Questo sicuramente si applica
ai sentimenti presenti nei casi di depressione grave, nonch alla loro estrema conseguenza, il suicidio.
La depressione pu essere considerata parte di una sindrome di malattia. Nella depressione
prolungata, i sistemi endocrino e immunitario sono coinvolti proprio come se un batterio o un virus
patogeno invadesse l organismo.3 Purch restino isolati,  poco probabile che gli episodi di tristezza,
paura o rabbia inneschino la spirale negativa tipica della depressione. Resta il fatto che ogni singola
occasione di emozione negativa - e dei sentimenti negativi che emergono in seguito - colloca
lorganismo al di l del suo normale modo di operare. Nel caso della paura, ci pu rivelarsi
vantaggioso - purch essa sia giustificata, e non il risultato di una valutazione impropria della
situazione, n sintomo di una fobia. La paura giustificata  uneccellente polizza dassicurazione: ha
salvato o migliorato molte vite. Tristezza e rabbia, invece, sono meno utili, sia dal punto di vista
personale che da quello sociale. Di sicuro, una manifestazione di rabbia ben indirizzata pu scoraggiare
molti abusi e funzionare da arma difensiva, come tuttora accade in natura. In molte situazioni politiche
e sociali, per, la rabbia  un ottimo esempio di emozione il cui valore omeostatico  oggi in declino.
Lo stesso si potrebbe dire per la tristezza, un modo per reclamare aiuto e conforto versando qualche
lacrima. Tuttavia, nelle circostanze opportune, anchessa pu avere una funzione protettiva - per
esempio quando ci aiuta a adattarci a una perdita personale. A lungo andare, comunque, finisce per
essere pericolosa e pu provocare un cancro - in questo caso, un cancro dellanima.
I sentimenti possono quindi essere i sensori mentali per monitorare linterno dellorganismo,
testimoni dei processi vitali colti nel loro svolgimento. Possono anche essere le nostre sentinelle. Essi
consentono al nostro s cosciente, fugace e limitato, di conoscere, per un breve periodo, lo stato
corrente dei processi vitali dellorganismo. I sentimenti sono le manifestazioni mentali dellequilibrio e
dellarmonia, come della disarmonia e della dissonanza. Essi non riguardano necessariamente il
carattere armonico o dissonante di oggetti o eventi presenti nel mondo esterno, ma hanno piuttosto a
che fare con larmonia o la dissonanza nel profondo del corpo. La gioia, il dolore e gli altri sentimenti
sono, in larga misura, idee del corpo mentre esso si orienta verso stati di sopravvivenza ottimale. La
gioia e il dolore sono rivelazioni mentali dello stato in cui versano i processi vitali, salvo i casi in cui le
sostanze dabuso o la depressione corrompano la fedelt della rivelazione (anche se, dopotutto, si
potrebbe sostenere che la sofferenza rivelata dalla depressione sia unimmagine fedele allautentico
stato in cui versa la vita).
 estremamente interessante che i sentimenti rispecchino lo stato vitale nel profondo di noi. Nei
nostri tentativi di ripercorrere levoluzione a ritroso e di scoprire lorigine dei sentimenti, possiamo ben
chiederci se non sia proprio questo ruolo di testimoni che essi rivestono nella nostra mente la ragione
per cui si sono conservati come una caratteristica prominente degli esseri viventi complessi.
I SENTIMENTI E IL COMPORTAMENTO SOCIALE
Vi sono indicazioni sempre pi numerose che i sentimenti, come gli appetiti e le emozioni che
generalmente ne sono la causa, abbiano un ruolo decisivo nel comportamento sociale. In diversi studi
pubblicati nel corso degli ultimi ventanni, il nostro gruppo di ricerca, insieme ad altri, ha dimostrato
che in individui in precedenza normali, che abbiano subito un danno alle regioni cerebrali necessarie al
dispiegamento di certe classi di emozioni e sentimenti, la capacit di orientare la propria vita in seno
alla societ risulta estremamente disturbata. In particolare, essi appaiono incapaci di prendere decisioni
appropriate in situazioni in cui lesito  incerto, come quando si tratta di fare un investimento o di
iniziare una relazione impegnativa.4 In questi casi i contratti sociali si rescindono. Molto spesso, i
matrimoni si sciolgono, i rapporti fra genitori e figli diventano difficili e la gente perde il posto di
lavoro.
Quasi sempre, le vittime della lesione cerebrale non sono pi in grado di conservare il loro
status sociale, e tutte cessano di essere economicamente indipendenti. Di solito non diventano violente
e il loro comportamento improprio resta nei confini della legalit. Tuttavia, non controllano pi la
propria vita. E evidente che, lasciando questi individui a se stessi, se ne mette seriamente in discussione
la sopravvivenza e il benessere.
Prima della malattia, il tipico paziente da noi studiato era un individuo attivo e di successo,
faceva un lavoro specializzato e guadagnava bene. Non di rado aveva un ruolo attivo nella vita sociale
ed era percepito dagli altri come leader della comunit. Dopo linsorgenza del danno prefrontale, era
emersa una persona completamente diversa. Il paziente era ancora sufficientemente abile per mantenere
il posto, ma non si poteva fare affidamento sul fatto che si presentasse al lavoro regolarmente n
sperare che eseguisse fino in fondo il compito assegnatogli, in vista di un obiettivo. La sua capacit di
pianificazione risultava compromessa sia su base quotidiana che a lungo termine. Soprattutto, era
compromessa la pianificazione finanziaria.
Il comportamento sociale, in questi soggetti,  un campo particolarmente difficile. Non  facile,
per loro, capire chi sia degno di fiducia n orientare di conseguenza le proprie azioni. Essi non
rispettano le convenzioni sociali e possono violare norme etiche.
I loro coniugi notano una mancanza di empatia. La moglie di un paziente osserv che prima,
quando lei non si sentiva bene, il marito era sempre affettuoso e pieno di premure, mentre ora reagiva
con indifferenza. Persone che prima della malattia si interessavano a iniziative in campo sociale,
nellambito della comunit, o delle quali era nota la capacit di consigliare parenti e amici nelle
situazioni difficili, non mostravano pi alcuna propensione ad aiutare il prossimo. Ai fini pratici, non
erano pi esseri umani indipendenti.
Se ci interroghiamo sul perch di questa tragica situazione, scopriamo cose decisamente
interessanti. La causa immediata dei problemi del paziente  il danno cerebrale subito in una regione
specifica. Nei casi pi gravi e significativi - nei quali il quadro clinico  dominato da disturbi del
comportamento sociale - la lesione  localizzata in alcune regioni del lobo frontale. Nella maggior parte
dei casi, ma non in tutti,  coinvolto il settore prefrontale, soprattutto la parte ventromediale. In genere,
un danno circoscritto alla porzione laterale del lobo frontale sinistro non causa questo tipo di problema
(sebbene io conosca almeno uneccezione); viceversa, una lesione dello stesso tipo nellemisfero destro
pu effettivamente indurre tale patologia ( fig. 4.1).5 Lesioni che interessino altre regioni cerebrali - e
precisamente la regione parietale dellemisfero destro - causano problemi analoghi, ma in forma meno
pura, giacch in questi casi sono presenti anche importanti sintomi neurologici. Di solito, infatti, i
pazienti parietali sono paralizzati, almeno in parte, sul lato sinistro del corpo. Ci che distingue i
pazienti con danni al settore ventromediale del lobo frontale  che, nel loro caso, i disturbi sembrano
limitarsi a un bizzarro comportamento sociale. Per il resto, essi appaiono del tutto normali.
Il comportamento del paziente prefrontale  comunque ben diverso da prima dellinstaurarsi
della patologia. Egli prende regolarmente decisioni svantaggiose per se e per i propri cari, ma dal punto
di vista intellettuale  integro. Parla normalmente, si muove normalmente, non ha problemi di
percezione visiva o uditiva. Non si lascia facilmente distrarre, quando  impegnato in una
conversazione.  in grado di registrare e di richiamare alla mente episodi della vita passata, ricorda le
convenzioni e le regole che quotidianamente infrange e, se qualcuno glielo fa notare, arriva persino a
rendersene conto. E' intelligente, nel senso che, sottoposto ai test per
Figura 4.1 Localizzazione del danno prefrontale nella ricostruzione tridimensionale in vivo del
cervello di un paziente adulto sulla base di dati di risonanza magnetica. Il danno (in nero)  facilmente
distinguibile dalle altre parti del cervello, rimaste intatte. Le due immagini in alto mostrano il cervello
visto dalla prospettiva dellemisfero destro e sinistro. Le due immagini al centro mostrano le sezioni
mediali (interne) degli emisferi cerebrali destro (al centro, a sinistra) e sinistro (al centro, a destra). Le
immagini in basso mostrano la lesione vista dal basso (a sinistra) in modo da rivelare lesteso danno
della superficie orbitale del lobo frontale; e vista frontalmente (a destra), cos da evidenziare lesteso
danno ai poli frontali.
la misurazione del Q.I., ottiene punteggi elevati, ed  in grado di risolvere problemi logici.
Per molto tempo, linsufficiente capacit decisionale di questi soggetti  stata attribuita a un
deficit cognitivo. Poteva trattarsi -  stato ipotizzato - di una questione legata allapprendimento, o alla
capacit di richiamare le nozioni necessarie per comportarsi in modo appropriato. Forse era proprio
lincapacit di ragionare su quel materiale in modo intelligente. Oppure poteva darsi che la difficolt
riguardasse qualcosa di semplice, come il tenere a mente per il tempo necessario tutti i dati che occorre
considerare per giungere alla soluzione di un problema (una funzione, questa, nota come memoria
operativa).6 Nessuna di queste spiegazioni era per soddisfacente. In un modo o nellaltro, la maggior
parte di questi pazienti non ha veri problemi in alcuna delle presunte funzioni compromesse. E
sconcertante vederli ragionare in modo intelligente e risolvere correttamente uno specifico problema
sociale quando viene loro presentato in un test sotto forma di situazione ipotetica. Magari si tratta dello
stesso tipo di problema che il paziente, poco prima, non riusciva a risolvere nella situazione reale.
Questi individui esibiscono una vasta conoscenza delle situazioni sociali che, nella realt, gestiscono in
modo cos mirabilmente inadeguato. Conoscono le condizioni iniziali, le opzioni disponibili e le
probabili conseguenze di quelle opzioni sia nellimmediato che sul lungo periodo, e sanno orientarsi in
modo logico in mezzo a tali conoscenze.7 Tutto questo, per, non  loro di alcuna utilit nel mondo
reale, quando pi ne avrebbero bisogno.
Studiando questi pazienti cominciai a interessarmi alla possibilit che il loro difetto di
ragionamento non fosse legato a un problema cognitivo primario, ma piuttosto a un deficit nella sfera
dellemozione e del sentimento. Due fattori contribuivano a questipotesi. In primo luogo, cera
levidente fallimento dei tentativi di spiegazione sulla base delle funzioni cognitive pi ovvie. In
secondo luogo - elemento ancor pi importante - mi ero reso conto del grado di piattezza emotiva di
questi individui, al livello di emozioni sociali. Emozioni come limbarazzo, la compassione e il senso
di colpa apparivano smorzate o del tutto assenti. Le storie personali che alcuni pazienti mi
raccontavano sembravano intristire e imbarazzare me pi di loro.8
Ecco dunque come arrivai allidea che il difetto di ragionamento di questi individui, la loro
incapacit di dirigere la propria vita, potesse essere dovuto allimpedimento di un segnale legato alle
emozioni. Ipotizzai che nellaffrontare una data situazione - la scelta fra azioni alternative, e la
rappresentazione mentale dei loro esiti - essi non riuscissero ad attivare una memoria emozionale che li
avrebbe aiutati a fare scelte pi vantaggiose. In altre parole, i pazienti non facevano uso dellesperienza
emozionale accumulata nel corso della loro vita. Le decisioni prese in tali circostanze, impoverite della
componente emozionale, avevano esiti imprevedibili, quando non decisamente negativi, soprattutto in
termini di ripercussioni future. Questo aspetto era particolarmente evidente quando si trattava di
operare una scelta fra opzioni nettamente contrastanti, senza sapere quale sarebbe stato il risultato.
Scegliere la professione, decidere se sposarsi o meno, o se iniziare una nuova attivit, sono tutti esempi
di decisioni dallesito incerto, non importa quanto si sia preparati al momento di prenderle. In genere
siamo chiamati a compiere scelte di questo tipo, ed  qui che emozioni e sentimenti tornano utili.
In che modo emozione e sentimento potrebbero contribuire al processo decisionale? La risposta
 che vi sono molti modi - sottili e meno sottili, concreti e meno concreti - in cui gli affetti non
intervengono genericamente nel ragionamento, ma vi hanno un ruolo essenziale. Mentre si accumula
lesperienza personale, per esempio, vanno formandosi varie categorie di situazione sociale. Le
conoscenze che noi archiviamo, riguardanti quelle esperienze di vita, comprendono:
1. i dati di fatto relativi al problema;
2. lopzione scelta per risolverlo;
3. lesito effettivo di quella scelta e, cosa importante,
4. lesito della scelta in termini di emozioni e sentimenti.
Per esempio: lesito immediato dellazione prescelta ha comportato una punizione o una
ricompensa? In altre parole, si  accompagnato a emozioni e sentimenti di sofferenza, dolore e
vergogna, o di piacere, gioia e orgoglio? E ancora - fatto non meno importante - lesito nel futuro 
risultato punitivo o gratificante, a prescindere da quanto lo fosse al momento? Come sono andate le
cose nel lungo periodo? Da quellazione specifica sono derivate conseguenze positive o negative? Il
fatto di troncare, o di iniziare, una relazione ha portato benefici o ha condotto al disastro?
Lenfasi sulle conseguenze non immediate della scelta richiama lattenzione su un aspetto del
tutto particolare del nostro comportamento. Ragionare in termini di futuro  uno dei tratti principali del
comportamento degli esseri umani civilizzati. Il bagaglio delle conoscenze accumulate con lesperienza
e la capacit di confrontare passato e presente ci hanno aperto la possibilit di fare attenzione al
futuro, di prevederlo, di anticiparlo in simulazioni, nel tentativo di dargli la forma pi vantaggiosa
possibile. In cambio di un futuro migliore, siamo disposti a rinunciare a una gratificazione momentanea
e posticipiamo un piacere immediato, ed  nello stesso spirito che compiamo sacrifici nel presente.
Come abbiamo gi detto, ogni esperienza della nostra vita si accompagna a un certo grado di
emozione e questo  particolarmente evidente in rapporto a problemi personali e sociali importanti.
Poco importa che lemozione compaia come risposta a uno stimolo fissato dallevoluzione (come
spesso avviene nel caso della compassione) o a uno stimolo appreso (come nel caso del timore
acquisito per associazione a uno stimolo primario della paura): le emozioni - positive o negative - e i
sentimenti che ne conseguono diventano componenti obbligate delle nostre esperienze sociali.
Lidea, allora,  che col passare del tempo noi non ci limitiamo pi a rispondere
automaticamente alle diverse componenti di una situazione sociale con il nostro repertorio di emozioni
innate. Sotto linfluenza delle emozioni sociali (da compassione e vergogna, a orgoglio e indignazione)
e delle emozioni indotte da ricompense e punizioni (varianti della gioia e del dolore) a poco a poco
classifichiamo le situazioni sperimentate: la struttura degli scenari, le loro componenti, il loro
significato in relazione alla nostra storia personale. Inoltre, mettiamo in collegamento le categorie
concettuali che andiamo formando - sia a livello mentale, sia al corrispondente livello neurale - con il
dispositivo cerebrale usato per linduzione delle emozioni. Per esempio, alle diverse decisioni e ai
diversi risultati che esse potranno avere in futuro associamo diversi stati emozionali. In virt di tali
associazioni, quando nella nostra esperienza incontriamo una situazione che rientra in una determinata
categoria, rapidamente e automaticamente noi dispieghiamo le emozioni appropriate.
In termini neurali, il meccanismo funziona cos: quando i circuiti presenti nelle cortecce
sensoriali posteriori e nelle regioni temporali e parietali elaborano una situazione appartenente a una
data categoria concettuale, si attivano i circuiti prefrontali contenenti larchivio pertinente a quella
categoria di eventi. Poi, grazie a un legame acquisito fra quella particolare categoria di eventi e le
risposte in termini di emozione-sentimento date a essi in passato, ha luogo lattivazione di regioni,
come le cortecce prefrontali ventromediali, che scatenano i segnali emozionali appropriati. Questo
dispositivo ci consente di collegare categorie di conoscenza sociale - acquisite o perfezionate attraverso
lesperienza individuale - allapparato innato, codificato nel genoma, delle emozioni sociali e dei
sentimenti che ne conseguono. Fra queste emozioni e questi sentimenti, io annetto particolare
importanza a quelli associati allesito differito delle azioni, giacch segnalano una previsione del
futuro, in altre parole, unanticipazione delle conseguenze delle azioni stesse. Per inciso,  un buon
esempio di come le giustapposizioni operate dalla natura possano generare complessit - di come cio,
mettendo insieme le componenti appropriate, si ottenga pi della loro semplice somma. Emozioni e
sentimenti non sono la sfera di cristallo in cui leggere il nostro futuro. Nel giusto contesto, tuttavia,
diventano segni premonitori di ci che potrebbe rivelarsi un bene o un male in un futuro pi o meno
prossimo. Il loro dispiegarsi pu essere parziale o totale, esplicito o implicito.
Il richiamo del segnale emozionale assolve a compiti importanti. Implicitamente o
esplicitamente, esso porta a concentrare lattenzione su particolari aspetti del problema e pertanto
migliora la qualit del ragionamento. Un segnale palese innescher allarmi automatici nei confronti di
opzioni che, probabilmente, avrebbero esiti negativi. Una sensazione viscerale pu sconsigliarci di
compiere un passo che, a suo tempo, ha avuto conseguenze negative, e questo ancor prima che il
normale ragionamento ci dica: Non farlo. Ma il segnale emozionale, anzich attivare lallarme, pu
anche spingerci a prendere rapidamente una certa decisione, perch, nella storia del sistema, essa ha
finito col venire associata a un esito positivo. In breve, il segnale in questione marca opzioni ed esiti
attribuendo loro una valenza, positiva o negativa, che restringe lo spazio della decisione e aumenta la
probabilit di conformare lazione presente allesperienza passata. Poich, in un modo o nellaltro, i
segnali riguardano il corpo, cominciai a riferirmi a queste idee come all ipotesi del marcatore
somatico.
Il segnale emozionale non  un sostituto del ragionamento vero e proprio, ma ha semplicemente
un ruolo ausiliario, giacch ne aumenta lefficienza e lo velocizza. In qualche caso, pu renderlo quasi
superfluo, come accade, per esempio, quando respingiamo immediatamente unopzione che
condurrebbe a un disastro sicuro o, viceversa, cogliamo al volo una buona opportunit in base alla sua
elevata probabilit di successo.
In alcuni casi il segnale emozionale pu essere molto forte, e condurre alla parziale riattivazione
di emozioni come la paura o la felicit, seguite dal sentimento cosciente appropriato di quella
particolare emozione. E questo il presunto meccanismo della percezione viscerale, che utilizza quello
che ho definito circuito corporeo. Daltra parte, i segnali emozionali possono funzionare anche in modo
pi sottile, e presumibilmente, nella maggior parte dei casi,  cos che svolgono la loro funzione. In
primo luogo  possibile produrre percezioni viscerali senza usare davvero il corpo, ma attingendo dal
circuito come se discusso nel capitolo precedente. In secondo luogo, poi, c un fatto pi importante,
e cio che il segnale emozionale pu operare interamente al riparo dal radar della coscienza. Pu
produrre alterazioni nella memoria operativa, nellattenzione e nel ragionamento, cos che il processo
decisionale sia orientato verso la scelta dellazione che, sulla base dellesperienza precedente, ha
maggiore probabilit di condurre al miglior esito possibile. Lindividuo pu anche non avere
cognizione di queste operazioni implicite. In tali condizioni, noi intuiamo una decisione e la mettiamo
in atto, in modo rapido ed efficace, senza avere alcuna conoscenza dei passaggi intermedi.
Il nostro gruppo di ricerca, insieme ad altri, ha accumulato dati sostanziali a conferma di tali
meccanismi.9 Il loro legame con il corpo  noto da secoli al buon senso comune. Spesso ci riferiamo ai
presentimenti che orientano nella giusta direzione il nostro comportamento come ai visceri o al
cuore - per esempio quando diciamo: So, in cuor mio, che questa  la cosa giusta da fare. Il
termine portoghese per presentimento, fra laltro,  palpite, vicinissimo a palpitazione, ossia un
battito cardiaco irregolare.
Lidea che le emozioni siano intrinsecamente razionali, sebbene si sia mantenuta marginale, ha
una lunga storia. Sia Aristotele che Spinoza pensavano che almeno alcune emozioni, in certe
circostanze, fossero razionali. In un certo senso, David Hume e Adam Smith la pensavano allo stesso
modo. Anche i
Figura 4.2 In condizioni normali, il processo decisionale si serve di due vie complementari. Di
fronte a una situazione che richiede una risposta, la via A induce immagini riferite alla situazione, alle
possibili opzioni, e alle anticipazioni dei loro esiti futuri. Le strategie di ragionamento possono operare
su quella conoscenza e produrre una decisione. La via B opera in parallelo, e induce l'attivazione di
esperienze emozionali vissute precedentemente in situazioni paragonabili. Successivamente, il
richiamo del materiale emozionalmente collegato, implicito o esplicito che sia, influenza il processo
decisionale costringendo l'attenzione ad appuntarsi sulla rappresentazione degli esiti futuri o
interferendo con le strategie di ragionamento. In qualche caso, la via B pu portare direttamente a una
decisione, come quando una sensazione viscerale stimola una risposta immediata. In quale misura
ciascuna delle due vie sia usata da sola o in combinazione con l'altra dipende dallo sviluppo individuale
di una persona, dalla natura della situazione e dalle circostanze. Probabilmente gli interessanti schemi
decisori descritti negli anni Settanta da Daniel Kahnemann e Amos Tversky sono dovuti al
coinvolgimento della via B.
filosofi contemporanei Ronald de Sousa e Martha Nussbaum hanno sostenuto in modo
persuasivo la razionalit dellemozione. In questo contesto il termine razionale non denota il
ragionamento logico esplicito, ma piuttosto lassociazione ad azioni o esiti che si rivelano benefici per
lorganismo che esibisce le emozioni. I segnali emozionali richiamati dal meccanismo descritto, pur
non essendo di per s razionali, favoriscono esiti che si sarebbero potuti ottenere procedendo
razionalmente. Forse, come ha proposto Stefan Heck, un termine migliore per denotare questa
caratteristica delle emozioni sarebbe ragionevole.10
IL COLLASSO DI UN MECCANISMO NORMALE
In che modo il danno cerebrale, in individui adulti precedentemente normali, produce il deficit
del comportamento sociale che abbiamo descritto? La lesione causa due menomazioni complementari:
da un lato distrugge la regione che induce le emozioni - dove di solito hanno origine i comandi per il
dispiegarsi delle emozioni sociali - e dallaltro distrugge la regione vicina, che sostiene il legame
acquisito fra determinate categorie di situazioni e determinate emozioni, legame che  la miglior guida
allazione, in relazione ai risultati futuri. In tali circostanze, il repertorio ereditario delle emozioni
sociali automatiche non pu essere utilizzato in risposta allo stimolo naturalmente adeguato, n
possono esserlo le emozioni che, nel corso della nostra esperienza individuale, abbiamo imparato a
collegare a determinate situazioni. Sono inoltre compromessi anche i sentimenti che, in condizioni
normali, insorgerebbero sulla scia di queste emozioni. La gravit del deficit varia da paziente a
paziente. In ogni caso, per, lindividuo diviene incapace di produrre regolarmente emozioni e
sentimenti sintonizzati su categorie specifiche di situazioni sociali.
I pazienti che hanno riportato una lesione in regioni quali il lobo frontale ventromediale
appaiono incapaci di cooperazione. Essi non riescono a esprimere emozioni sociali; il loro
comportamento non  pi rispettoso delle regole sociali e le loro prestazioni, nei test che richiedano una
competenza sociale, appaiono del tutto anomale.11 Nellindividuo normale, ladozione di strategie
cooperative coinvolge le regioni frontali ventromediali, come mostrano le immagini funzionali ottenute
nel corso di un esperimento che prevedeva la soluzione del Dilemma del prigioniero - un test quanto
mai efficace nel discriminare gli individui cooperativi da quelli inclini alla defezione. Recentemente si
 scoperto che la cooperativit porta anche allattivazione di regioni coinvolte nella liberazione di
dopamina e nei comportamenti associati al piacere - il che indica che la virt ricompensa se stessa.12
Vista la condizione dei nostri pazienti, nei quali il danno si era verificato in et adulta, si poteva
essere tentati di prevedere che quella loro conoscenza sociale rimasta intatta, e la loro pratica nella
risoluzione di problemi sociali prima del danno cerebrale, sarebbero bastate ad assicurare un
comportamento sociale normale. Ma la verit  diversa. In un modo o nellaltro, per potersi esprimere
normalmente, la conoscenza fattuale del comportamento sociale esige i meccanismi dellemozione e
del sentimento.
Lincapacit di guardare al futuro causata da un danno prefrontale trova un corrispettivo nel
comportamento di chi altera abitualmente i propri sentimenti normali facendo uso di stupefacenti o di
alcolici. Ne risultano mappe distorte dei processi vitali, che in modo sistematico forniscono a mente e
cervello informazioni sbagliate sullo stato reale del corpo. Qualcuno potrebbe credere che ci
rappresenti un vantaggio. Che c di male a sentirsi bene e a essere felici? In verit - se quel benessere
e quella felicit si discostano sostanzialmente e cronicamente da ci che il corpo segnalerebbe al
cervello in condizioni normali - sembra che di male ce ne sia molto. In effetti, nel caso della
dipendenza da droga, i processi decisionali falliscono miseramente e lindividuo compie scelte sempre
meno proficue per se stesso e per i suoi cari. Lespressione miopia rispetto al futuro descrive
adeguatamente questa difficile situazione. Se lasciata senza controllo, essa porta immancabilmente a
una perdita di indipendenza sociale.
Nel caso della dipendenza da sostanze, la carente capacit decisionale potrebbe venire attribuita
allazione diretta di farmaci e droghe sui sistemi neurali che sostengono le facolt cognitive in generale,
piuttosto che il sentimento in particolare; ma la spiegazione sarebbe un po troppo estensiva. Senza un
aiuto adeguato, il benessere di queste persone svanisce quasi completamente, tranne che nei momenti in
cui le sostanze dabuso creano occasioni di piacere, peraltro sempre pi brevi. Ho il sospetto che la
spirale discendente tipica della tossicodipendenza cominci proprio in seguito alle distorsioni del
sentimento e alla conseguente compromissione del processo decisionale, anche se poi, alla fine, i
disturbi fisici prodotti dallassunzione cronica di sostanze dabuso causeranno ulteriori patologie e non
di rado la morte.
IL DANNO PREFRONTALE NEL SOGGETTO MOLTO GIOVANE
I risultati relativi a pazienti adulti con danni al lobo frontale, e le loro interpretazioni, diventano
particolarmente convincenti alla luce della recente descrizione di giovani - non ancora o da poco
ventenni - portatori di danni simili dallinfanzia.13 I miei colleghi Steven Anderson e Hanna Damasio
stanno riscontrando che questi pazienti, per molti versi, assomigliano a quelli che subiscono la lesione
in et adulta. Proprio come loro, infatti, non mostrano compassione, imbarazzo o sensi di colpa, e
sembrano non aver mai avuto, in vita loro, quelle emozioni, e i relativi sentimenti. Esistono tuttavia
notevoli differenze. I pazienti nei quali il danno cerebrale si instaura nei primi anni di vita presentano,
nel comportamento sociale, difetti ancora pi gravi; inoltre, cosa pi importante, sembrano non aver
mai appreso le convenzioni e le regole che poi infrangono. Un esempio, a questo punto, pu aiutare.
Quando la conoscemmo, la nostra primissima paziente con questi disturbi aveva ventanni. Il
suo ambiente familiare era stabile e accogliente, e i suoi genitori non avevano mai sofferto di malattie
neurologiche o psichiatriche. Allet di quindici mesi, la paziente era stata investita da una macchina,
riportando un trauma cranico; nellarco di qualche giorno, comunque, si era ripresa. Non erano state
rilevate anomalie comportamentali fino allet di tre anni, quando i genitori osservarono che la
bambina non reagiva alle punizioni verbali e fisiche - ben diversamente dai fratelli, che invece crebbero
normalmente come adolescenti e giovani adulti. A quattordici anni, i suoi comportamenti erano ormai
talmente distruttivi che i genitori laffidarono a un centro di recupero, il primo dei molti che sarebbero
seguiti. A scuola, la ragazza veniva giudicata unallieva capace, ma non finiva mai i compiti. La sua
adolescenza fu contrassegnata dallincapacit di adeguarsi a qualsiasi tipo di regola e da frequenti
scontri con i coetanei come con gli adulti. Era violenta sia a livello verbale sia a livello fisico. Mentiva
abitualmente, e venne fermata pi volte dalla polizia per furtarelli nei negozi; rubava anche ai coetanei
e perfino in famiglia. Cominci a essere sessualmente attiva in et giovanissima, adottando
comportamenti a rischio; rimase incinta a diciotto anni. Dopo il parto, il suo comportamento materno si
distinse per insensibilit nei confronti delle esigenze del figlio. Perdeva regolarmente il lavoro, poich
non rispettava le regole e non dava alcun affidamento. Non manifestava mai sensi di colpa o rimorso
per il proprio operato, n compassione per le disgrazie altrui. Dava sempre la colpa agli altri delle sue
difficolt. La terapia comportamentale e il trattamento farmacologico non furono di alcun aiuto. Dopo
essersi ripetutamente esposta a gravi rischi, sia per la salute sia sul lato economico, fin col dipendere
totalmente dallaiuto dei genitori e dai servizi sociali, incaricati di sorvegliare la sua vita personale.
Non aveva progetti per il futuro, n desiderava trovare un lavoro.
Alla giovane non era mai stato diagnosticato un danno cerebrale. Lepisodio dellinfanzia, in
cui aveva colpito la testa, era stato praticamente dimenticato. Finch i genitori cominciarono a
sospettare qualcosa, e si rivolsero a noi. La risonanza magnetica rivel - come del resto cera da
aspettarsi - un danno cerebrale paragonabile a quello di pazienti con lesioni prefrontali comparse in et
adulta. Abbiamo studiato altri casi analoghi, e tutti presentavano la stessa combinazione di
comportamento sociale anormale e danno prefrontale. Il nostro gruppo sta mettendo a punto programmi
di riabilitazione per questi malati.
Questo non vuol dire che ogni adolescente con un tale comportamento abbia un danno cerebrale
non diagnosticato. E probabile che allorigine di anomalie comportamentali del genere, dovute ad altre
cause, vi sia comunque un malfunzionamento dello stesso sistema cerebrale che in questi nostri
Figura 4.3 Ricostruzione tridimensionale del cervello di un giovane adulto che aveva subito un
danno localizzato nella regione prefrontale in tenera et. Come nel caso mostrato in figura 4.1, la
ricostruzione si basa su dati di risonanza magnetica. Si noti la somiglianza con larea danneggiata nel
paziente adulto.
pazienti era da tempo danneggiato. Il malfunzionamento potrebbe esser dovuto a un difetto
nella funzione dei circuiti neurali a livello microscopico. Un tale difetto potrebbe avere molte cause: da
una segnalazione chimica anormale su base genetica, a fattori sociali e culturali.
Data la situazione cognitiva e neurale discussa in precedenza, si capisce come mai un danno
localizzato nella regione prefrontale, subito in giovanissima et, possa avere conseguenze devastanti.
La prima di esse  che il soggetto non dispiega normalmente il repertorio innato di emozioni e
sentimenti sociali. Come minimo, egli finisce per interagire con gli altri in modo innaturale: reagisce
impropriamente a moltissime situazioni sociali attirandosi altrettanto improprie reazioni da parte degli
altri, e come risultato si fa un idea distorta del mondo sociale. In secondo luogo, non acquisisce un
repertorio di reazioni emozionali sintonizzato su specifiche azioni precedenti: infatti, lapprendimento
dellesistenza di un nesso fra una particolare azione e le sue conseguenze emozionali presuppone
lintegrit della regione prefrontale. In questi soggetti, lesperienza del dolore, che  una componente
della punizione,  scollegata dallazione che ha causato la punizione stessa; e pertanto non vi sar
alcun ricordo di un tale collegamento di cui fare uso in futuro; lo stesso vale per gli aspetti piacevoli
della gratificazione. In terzo luogo, infine, vi  una carente elaborazione delle conoscenze personali
riguardanti il mondo sociale. La classificazione delle situazioni, la classificazione delle risposte -
adeguate e inadeguate - e lorganizzazione e connessione di convenzioni e regole sono distorte.14
E SE IL MONDO...
Vi sono pochi dubbi sul fatto che lintegrit dei meccanismi dellemozione e del sentimento sia
necessaria per un comportamento sociale umano normale, espressione con la quale intendo un
comportamento sociale conforme alle norme delletica e alle leggi, tale da poter esser descritto come
giusto. C da rabbrividire al pensiero di come sarebbe il mondo - dal punto di vista sociale - se la
patologia rilevata nei soggetti con danni del lobo frontale insorti in et adulta interessasse pi che una
piccola minoranza della popolazione.
Un brivido ancora pi forte suscita lidea di un danno prefrontale che colpisse un gran numero
di persone in giovane et. Sarebbe gi spaventoso se ci si verificasse al giorno doggi. Ma c da
chiedersi quale sarebbe stata levoluzione del mondo se lumanit avesse esordito con una popolazione
di individui incapaci di rispondere ai propri simili con simpatia, attaccamento, compassione,
imbarazzo, e altre emozioni sociali che sappiamo esser presenti, sebbene in forma semplice, anche in
alcune specie non umane.
Si potrebbe esser tentati di liquidare questo esperimento concettuale dicendo che una specie
siffatta si sarebbe rapidamente estinta. Devo chiedervi, invece, di non accantonarlo tanto in fretta,
perch proprio qui sta il punto. In una societ privata di quelle emozioni e di quei sentimenti, non vi
sarebbe stata alcuna esibizione spontanea delle risposte sociali innate che fanno presagire un semplice
sistema etico - nessun altruismo in boccio; nessuna gentilezza e nessuna riprovazione l dove,
rispettivamente, gentilezza e riprovazione sono appropriate; nessuna automatica percezione dei propri
fallimenti. Senza il sentimento di tali emozioni, gli esseri umani non avrebbero mai potuto dialogare
per risolvere i problemi del gruppo - quali lindividuazione e la condivisione di risorse alimentari, la
difesa dalle minacce o la composizione delle dispute tra i membri della comunit. Non vi sarebbe stata
una crescente consapevolezza del nesso fra situazioni sociali, risposte naturali, e altre evenienze come
la punizione e la ricompensa cui si va incontro permettendo o inibendo le risposte naturali. La
codificazione delle regole espresse nei sistemi giuridici e nelle organizzazioni sociopolitiche sarebbe
difficilmente concepibile in simili circostanze, anche ammettendo che tutto lapparato
dellapprendimento, dellimmaginazione e del ragionamento fosse rimasto intatto a dispetto della
devastazione emozionale - possibilit davvero remota. Con il naturale meccanismo di orientamento
emozionale pi o meno invalidato, lindividuo non avrebbe potuto sintonizzarsi sul mondo reale.
Inoltre, costruire un sistema di orientamento sociale basato su dati di fatto, indipendentemente dal
meccanismo naturale mancante, appare improbabile.
Figura 4.4 Alcune delle principali emozioni sociali, positive e negative. In ciascun gruppo di
emozioni  possibile identificare lo stimolo emozionalmente adeguato in grado di indurre lemozione;
le principali conseguenze dellemozione stessa; e le sue basi fisiologiche. Per un approfondimento sulle
emozioni sociali si vedano gli scritti e il lavoro di J. Haidt e di R. Shweder.15
Questo scenario  una descrizione verosimile qualunque versione si dia dellorigine dei princpi
etici che guidano la vita sociale. Per esempio, se i princpi etici fossero emersi a seguito di un processo
di negoziazioni culturali condotte sotto la spinta delle emozioni sociali, i portatori di un danno
prefrontale non vi avrebbero preso parte, e non avrebbero neppure cominciato a costruirsi un codice
etico. Il problema, tuttavia, rimane anche se si crede che quei princpi siano stati affidati a pochi eletti
tramite una profezia religiosa. Tanto per cominciare, in uno scenario in cui la religione  una delle
creazioni umane pi straordinarie,  poco probabile che esseri umani privi delle fondamentali emozioni
sociali e dei sentimenti corrispondenti potessero mai creare un sistema religioso. Come discuteremo nel
capitolo 7, le narrazioni religiose possono essere sorte in risposta a importanti pressioni, e precisamente
al dolore e alla gioia analizzati a livello cosciente e allesigenza di creare unautorit che desse valore
alle norme etiche e le facesse attuare. In assenza di normali emozioni, per, difficilmente vi sarebbe
stata una spinta verso la creazione della religione. Non vi sarebbero stati profeti, n seguaci desiderosi
di sottomettersi, con reverenza e ammirazione, a una figura dominante cui fosse affidato un ruolo di
guida, o a unentit con il potere di proteggere e di ripagare le sconfitte, nonch di spiegare
linspiegabile. Il concetto di Dio, applicato a uno o a molti, avrebbe faticato a emergere.
Le cose non andrebbero meglio, tuttavia, presumendo che le profezie religiose abbiano
unorigine soprannaturale, e considerando il profeta come semplice veicolo della verit rivelata. Anche
in tal caso, infatti, sarebbe necessario inculcare i princpi etici nelle innocenti menti infantili facendo
leva su punizioni e gratificazioni: unoperazione impossibile in presenza di un danno prefrontale
insorto precocemente. Gioia e dolore - nella misura in cui, in alcune circostanze, tali soggetti
potrebbero sperimentarli - non verrebbero comunque collegati alle categorie di conoscenza personale e
sociale che definiscono le fondamentali questioni delletica. In breve, indipendentemente dal fatto che
si considerino i princpi etici come sviluppi fondati essenzialmente sulla natura o sulla religione, 
evidente che la compromissione del sistema dellemozione e del sentimento in una fase precoce dello
sviluppo umano non sarebbe stato un buon terreno per lemergere del comportamento etico.
Leliminazione dellemozione e del sentimento dallo scenario umano implica un impoverimento
della successiva organizzazione dellesperienza. Se le emozioni sociali e i sentimenti corrispondenti
non vengono adeguatamente dispiegati, e se il legame fra situazioni sociali da una parte, e gioia e
dolore dallaltra, si rompe, lindividuo si trova nellimpossibilit di classificare nella propria memoria
autobiografica lesperienza degli eventi servendosi di quel marchio affettivo che servirebbe ad
attribuirle la sua qualit buona o cattiva. Questo precluderebbe di accedere a qualsiasi livello
successivo nella costruzione dei concetti di bene e di male, e in particolare impedirebbe la costruzione,
culturale e ragionata, di che cosa debba essere considerato buono o cattivo, in relazione al bene e al
male che ne deriva.
NEUROBIOLOGIA E COMPORTAMENTO ETICO
Ho il sospetto che in assenza delle emozioni sociali e dei sentimenti conseguenti - anche
basandosi sullimprobabile assunto che in tali circostanze le altre abilit intellettuali possano
conservarsi intatte - gli strumenti culturali che conosciamo come comportamenti etici, credenze
religiose, leggi, giustizia e organizzazione politica, o non sarebbero comparsi affatto, o sarebbero
emersi come costruzioni intelligenti di tipo molto diverso. Prudenza, per: non intendo dire che
emozioni e sentimenti abbiano causato, da soli, lemergere di quegli strumenti culturali. In primo
luogo, i dispositivi neurobiologici che probabilmente facilitano lemergere di tali strumenti culturali
includono non solo emozioni e sentimenti, ma anche quella capace memoria personale che permette
agli esseri umani di costruirsi unautobiografia complessa, nonch il processo della coscienza estesa
che consente strette relazioni reciproche fra i sentimenti, il s e gli eventi esterni. In secondo luogo,
difficilmente sarebbe ipotizzabile una semplice spiegazione neurobiologica per la comparsa delletica,
del diritto e della religione. E ragionevole supporre che la neurobiologia avr un ruolo importante nelle
future spiegazioni di questi fenomeni culturali; ma per comprenderli in modo soddisfacente dovremo
prendere in considerazione anche idee provenienti da altre discipline, quali lantropologia, la
sociologia, la psicoanalisi e la psicologia evoluzionista, nonch i risultati di studi nel campo delletica,
del diritto e della religione. In effetti, la via che ha maggiori probabilit di portare a risultati interessanti
 quella di un nuovo tipo di indagini, volte a verificare ipotesi basate sulla conoscenza integrata dei
risultati di tutte queste discipline e della neurobiologia.16 Tale impresa sta appena cominciando a
prender forma e, in ogni caso, va oltre gli scopi di questo capitolo e della mia preparazione. Sembra
comunque verosimile che i sentimenti possano aver rappresentato una base necessaria per lemergere
del comportamento etico ben prima che gli esseri umani procedessero consapevolmente alla
elaborazione di norme intelligenti di condotta sociale. I sentimenti sarebbero comparsi sulla scena negli
stadi evolutivi precedenti, nelle specie non umane, e avrebbero rappresentato un fattore importante nel
consolidamento di emozioni sociali automatiche e di strategie cognitive di comportamento cooperativo.
La mia posizione, relativamente allintersezione fra neurobiologia e comportamento etico, pu essere
riassunta come segue.
I comportamenti etici sono un sottoinsieme di quelli sociali e possono essere studiati
scientificamente da varie angolazioni, attingendo a discipline che spaziano dallantropologia alla
neurobiologia. Questultima comprende tecniche diverse, come quelle della neuropsicologia
sperimentale (a livello dei sistemi su grande scala) e della genetica (a livello molecolare). E probabile
che i risultati pi fecondi proverranno da approcci combinati.17
Nella sua essenza, il comportamento morale non nasce con gli esseri umani. Osservazioni
effettuate su uccelli (per esempio i corvi) e sui mammiferi (pipistrelli, lupi, babbuini e scimpanz)
indicano che anche i membri di altre specie possono adottare comportamenti che ai nostri occhi di
spettatori sofisticati appaiono morali. Essi mostrano compassione, attaccamento reciproco e imbarazzo,
orgogliosa dominanza e umile sottomissione. Possono punire o ricompensare particolari azioni altrui. I
vampiri (Desmodus rotundus), per esempio, individuano i comportamenti sleali nei membri del gruppo
dediti alla raccolta del cibo, e li puniscono di conseguenza. Lo stesso fanno i corvi. Tali esempi sono
particolarmente convincenti fra i primati e non sono affatto limitati alle scimmie antropomorfe, ossia ai
nostri parenti pi prossimi. Le scimmie rhesus possono comportarsi in modo apparentemente altruista
verso i cospecifici. In un interessante esperimento eseguito da Robert Miller e discusso da Marc
Hauser, le scimmie si astenevano dal tirare una catena - operazione con la quale avrebbero ottenuto del
cibo - se lo stesso atto causava la somministrazione di una scarica elettrica a un compagno. Alcune non
mangiavano per ore, o addirittura per giorni. Particolare suggestivo, laltruismo era pi frequente tra le
scimmie che conoscevano lindividuo potenziale bersaglio della scarica. Il freno della compassione era
pi efficace nei confronti di individui familiari che verso gli estranei. Unelevata quota di altruisti era
presente anche tra i soggetti che in precedenza avevano subito lo shock. Allinterno del gruppo, i
primati non umani possono sicuramente decidere se cooperare o meno.18 Questo forse non piacer a chi
 convinto che il comportamento corretto sia una prerogativa umana. Come se non fossero bastate le
lezioni di Copernico, Darwin e Freud - che luomo non  al centro delluniverso, ha origini umili e non
 del tutto padrone del suo comportamento - dobbiamo ammettere che perfino nel regno delletica
esistono antenati e discendenti. Nelluomo, tuttavia, il comportamento morale presenta un livello di
elaborazione e complessit che lo rende del tutto peculiare. Le norme etiche creano, nellindividuo
normale, responsabilit esclusivamente umane. La loro codificazione  umana; come umane sono le
narrazioni costruite intorno alla situazione. Riconoscere che parte della nostra costituzione biologica e
psicologica ha origini animali non  dunque incompatibile con lidea che la nostra profonda
comprensione della condizione umana ci conferisca una dignit esclusiva.
Il fatto che le nostre pi nobili creazioni culturali abbiano dei precursori non implica del resto
che animali o esseri umani dispongono di un unico comportamento sociale, fissato in origine. Esistono
vari tipi di comportamento sociale, buoni e cattivi, derivanti dalle stravaganze della variazione
evolutiva, dal sesso, e dallo sviluppo individuale. Come Frans de Waal ha dimostrato nelle sue
ricerche, esistono scimmie antropomorfe come gli scimpanz, aggressivi e territoriali, e altre, come i
bonobo, dindole mite, il cui straordinario comportamento fa pensare a una felice combinazione di Bill
Clinton e Madre Teresa.
Negli esseri umani, la costruzione di quella che chiamiamo etica potrebbe aver avuto inizio
nellambito di un programma generale di regolazione biologica. La comparsa di comportamenti etici
embrionali sarebbe stata un ulteriore passaggio in una progressione comprendente in primo luogo tutti i
meccanismi automatici e non coscienti che forniscono una regolazione metabolica; in secondo luogo,
gli impulsi e le motivazioni; e, infine, le emozioni di vario tipo e i sentimenti. E' molto importante
osservare come le situazioni che evocano queste emozioni e questi sentimenti richiedano soluzioni
comprendenti la cooperazione. Dallesercizio di questultima, poi, non  difficile immaginare
lemergere della giustizia e dellonore. Infine, un altro livello di emozioni sociali, espresse in forma di
comportamenti dominanti o subordinati allinterno del gruppo, avrebbe avuto un ruolo importante in
quei rapporti di dare e avere che definiscono la cooperazione.
Verosimilmente, esseri umani dotati di questo repertorio di emozioni, e con tratti della
personalit che includessero strategie cooperative, avrebbero avuto una maggior probabilit di vivere a
lungo e di lasciare una discendenza numerosa. In questo modo, cervelli capaci di dar luogo a un
comportamento cooperativo si sarebbero consolidati su base genetica. Ci non significa che esista un
gene per il comportamento cooperativo, e meno che mai per il comportamento morale in generale. In
realt, basterebbe la presenza costante dei molti geni che probabilmente dotano alcune regioni del
cervello di particolari circuiti e dei cablaggi associati - per esempio regioni come il lobo frontale
ventromediale, in grado di stabilire un nesso fra certe categorie di eventi percepiti, e certe risposte in
termini di emozione-sentimento. In altre parole, alcuni geni, lavorando di concerto, promuoverebbero
la formazione di determinate componenti cerebrali e il loro regolare funzionamento; tutto questo, con
lesposizione allambiente appropriato, renderebbe pi probabili, in particolari circostanze, determinati
tipi di strategia cognitiva e di comportamento. Essenzialmente, levoluzione avrebbe dotato il nostro
cervello dellapparato necessario per riconoscere particolari situazioni cognitive e scatenare
determinate emozioni legate alla gestione di problemi o di opportunit venute a crearsi in relazione a
quelle situazioni. La taratura di questo notevole dispositivo dipenderebbe dallesperienza individuale e
dalle influenze ambientali nel corso dello sviluppo.19
Affinch non si pensi che levoluzione, col suo bagaglio di geni, abbia semplicemente fatto le
cose nel modo migliore donandoci tutti questi comportamenti appropriati, vorrei sottolineare che le
emozioni positive e laltruismo, tanto encomiabile e adattativo, riguardano esclusivamente il gruppo.
Nel mondo animale, questi gruppi comprendono i branchi di lupi e le bande di scimmie antropomorfe.
Nelluomo, abbiamo la famiglia, la trib, le citt e le nazioni. La storia evolutiva di tali reazioni mostra
che, al contrario, latteggiamento nei confronti di estranei devessere stato tuttaltro che amichevole.
Indirizzate allesterno della cerchia di individui che ne rappresentano il normale bersaglio, le emozioni
positive possono facilmente trasformarsi in reazioni malevole e brutali. Ne derivano rabbia,
risentimento e violenza, che riconosciamo come possibili forme embrionali degli odi tribali, del
razzismo e della guerra. E giunto il momento di ricordare che la parte migliore del comportamento
umano non  necessariamente cablata sotto il controllo del genoma. La storia della nostra civilt , in
una certa misura, la storia dei tentativi di estendere i nostri migliori sentimenti morali a una cerchia
di esseri umani sempre pi ampia, superando le limitazioni del piccolo gruppo e abbracciando alla fine
lintera umanit. Basta leggere i titoli dei giornali per rendersi conto di quanto siamo lontani da questo
traguardo.
Ma la natura ha anche altri lati oscuri con i quali dobbiamo fare i conti. Il tratto della dominanza
- come il suo complementare, la sottomissione -  una componente importante delle emozioni sociali.
La dominanza ha un aspetto positivo, in quanto gli individui dominanti tendono a inventare soluzioni ai
problemi della comunit. Conducono le trattative e, alloccorrenza, le operazioni militari; trovano la via
della salvezza lungo le piste che portano allacqua, alla frutta, al riparo - oppure ladditano
incamminandosi sulla strada dei profeti e dei saggi. Tuttavia, quegli stessi individui dominanti possono
anche diventare bulli prepotenti, tiranni e despoti, soprattutto quando il potere si accompagna al
carisma, suo malvagio gemello. In tal caso, possono condurre malamente i negoziati e trascinare gli
altri in guerre sbagliate. In questi individui, lesibizione delle emozioni positive  riservata a una
cerchia ristretta, costituita da loro stessi e dai loro pi vicini sostenitori. In modo analogo, i tratti della
subordinazione - senzaltro utili nel raggiungere accordo e consenso in una situazione conflittuale -
possono anche rendere gli individui codardi dinanzi a un tiranno, accelerando la caduta di unintera
collettivit per un semplice eccesso di obbedienza.
In quanto creature coscienti, dotate di intelligenza e creativit e immerse in un ambiente
culturale, noi esseri umani siamo stati in grado di forgiare le regole delletica, di strutturarne la
codificazione nelle leggi, e di progettare le modalit di applicazione di queste ultime. Saremo coinvolti
in questo sforzo anche in futuro. Non meno importante, per la comprensione di questi fenomeni,  la
collettivit degli organismi interattivi - nellambiente sociale e nella cultura che una tale comunit
produce, nonostante la cultura sia anchessa condizionata in larga misura dallevoluzione e dalla
neurobiologia. Sicuramente il ruolo benefico della cultura  legato allaccuratezza della descrizione
scientifica della natura umana di cui la cultura stessa si serve per forgiare il proprio percorso futuro. Ed
 qui che la moderna neurobiologia, integrata nel tessuto tradizionale delle scienze sociali, pu fare la
differenza.
In buona parte per le stesse ragioni, il fatto di chiarire i meccanismi biologici alla base dei
comportamenti etici non implica che quei meccanismi, o la loro disfunzione, siano la sola causa di un
particolare comportamento. Essi possono essere determinanti, ma non necessariamente. Il sistema 
talmente complesso e stratificato da operare con un certo grado di libert.
Io credo, e questo non dovrebbe sorprendere, che il comportamento morale sia legato al
funzionamento di particolari sistemi cerebrali. Questi ultimi, tuttavia, non sono centri - noi non
abbiamo qualcosa di simile a uno o pi centri della morale. Nemmeno la corteccia prefrontale
ventromediale dovrebbe essere concepita come un centro. Inoltre,  probabile che i sistemi sottesi ai
comportamenti etici non siano dedicati esclusivamente a essi. Piuttosto, sono dedicati alla regolazione
dei processi biologici, alla memoria, ai processi decisionali e alla creativit. Quanto ai comportamenti
etici, essi sono i meravigliosi e utilissimi effetti collaterali di tutte quelle altre attivit. Ma io non vedo
alcun centro morale nel cervello, e nemmeno un sistema morale in quanto tale.
Sulla scorta di queste ipotesi, allora, il ruolo fondamentale dei sentimenti appare legato alla loro
naturale funzione di monitoraggio dei processi vitali. Fin da quando emersero, il loro ruolo naturale
dovette essere quello di tenere presenti le condizioni della vita facendo in modo che esse avessero un
peso nell'organizzazione del comportamento. Proprio perch i sentimenti continuano a svolgere questa
funzione, io credo che debbano avere anche una parte essenziale nella valutazione, nello sviluppo e
addirittura nellapplicazione degli strumenti culturali ai quali stiamo qui alludendo.20
Se i sentimenti indicano lo stato vitale in ciascun essere umano, possono farlo anche in qualsiasi
gruppo umano, grande o piccolo che sia. Una riflessione intelligente sul rapporto tra i fenomeni sociali
e lesperienza di sentimenti di gioia e dolore sembra indispensabile ai fini di quella perenne attivit
umana che consiste nellescogitare sistemi di organizzazione giuridica e politica. Fatto forse ancor pi
importante, i sentimenti, e specialmente quelli di gioia e di dolore, possono ispirare la creazione di
condizioni che, nellambiente fisico e culturale, promuovano la riduzione del dolore e il potenziamento
del benessere a livello sociale. In questa direzione, negli ultimi secoli, gli sviluppi della biologia e il
progresso delle tecnologie mediche hanno costantemente migliorato la condizione umana. Altrettanto
hanno fatto le scienze e le tecnologie che hanno a che fare con il controllo e la gestione dellambiente
fisico. In una certa misura, altrettanto hanno fatto le arti. E anche, sempre in una certa misura, lo
sviluppo economico nelle nazioni democratiche.21
LOMEOSTASI E LORGANIZZAZIONE DELLA VITA SOCIALE
La vita umana  regolata innanzitutto dai dispositivi naturali e automatici dellomeostasi:
equilibri metabolici, appetiti, emozioni, eccetera. Questa riuscitissima organizzazione garantisce
qualcosa di assolutamente sorprendente, e cio che tutte le creature viventi abbiano uguale accesso alle
soluzioni automatiche per risolvere i problemi fondamentali della vita, in modo commisurato alla
complessit del loro organismo e della nicchia ambientale che occupano. La regolazione della nostra
vita adulta, tuttavia, deve spingersi oltre quelle soluzioni automatiche; il nostro ambiente infatti 
talmente complesso, dal punto di vista fisico e sociale, che facilmente insorgono conflitti causati dalla
competizione per le risorse necessarie alla sopravvivenza e al benessere. Processi semplici, come
lottenimento del cibo e il reperimento di un partner sessuale, diventano attivit complicate. A essi
vanno poi ad aggiungersi molti altri processi elaborati: pensate alle attivit di produzione, commerciali
e bancarie; allassistenza sanitaria, allistruzione e alle assicurazioni; e a tutte le numerose altre attivit
di supporto, che nellinsieme costituiscono una societ umana dotata di uneconomia. La nostra vita
deve essere regolata non solo sulla base dei nostri desideri e dei nostri sentimenti, ma anche dal nostro
interesse per i desideri e i sentimenti altrui, interesse espresso sotto forma di convenzioni sociali e
norme di comportamento etico. Quelle convenzioni e quelle regole - come pure le istituzioni che le
fanno rispettare: la religione, la giustizia e le organizzazioni sociopolitiche - diventano meccanismi per
esercitare lomeostasi a livello del gruppo sociale. A loro volta, anche attivit come la scienza e la
tecnologia contribuiscono ai meccanismi dellomeostasi sociale.
Nessuna delle istituzioni implicate nella regolazione del comportamento sociale tende a essere
considerata come un dispositivo per regolare la vita - forse perch spesso esse non riescono a fare bene
il loro lavoro, oppure perch la loro finalit immediata ne maschera la connessione con i processi vitali.
Il fine ultimo di quelle istituzioni, tuttavia,  proprio quello di regolare la vita in un particolare
ambiente. Con leggere variazioni di accento, a livello individuale o collettivo, direttamente o
indirettamente, tutte mirano a proteggere la vita e a evitare la morte, aumentando nel contempo il
benessere e riducendo la sofferenza.
Questo fu molto importante per gli esseri umani: infatti, quando le condizioni ambientali - non
solo fisiche, ma anche sociali - diventano eccezionalmente complesse la regolazione automatica dei
processi vitali non pu spingersi oltre. Senza laiuto della riflessione, dellinsegnamento e degli
strumenti formali della cultura, le specie non umane esibiscono comportamenti utili che vanno dal
banale (trovare del cibo o un partner sessuale) al sublime (mostrar compassione verso qualcun altro).
Ma volgiamo per un attimo lo sguardo agli esseri umani. Di certo, noi non possiamo fare a meno di
alcun elemento dellapparato comportamentale innato trasmesso geneticamente. Daltra parte 
evidente che, mentre le societ umane si andavano facendo pi complesse - e cio negli ultimi
diecimila anni almeno, a partire dallo sviluppo dellagricoltura - la sopravvivenza e il benessere
delluomo dipesero da un ulteriore meccanismo di regolazione non automatica, attivo in uno spazio
sociale e culturale. Mi riferisco a ci che solitamente associamo al ragionamento e alla libera
decisione.22 Non soltanto noi esseri umani mostriamo compassione per la sofferenza altrui - cosa di cui
son capaci anche i bonobo e altre specie non umane - ma sappiamo anche che stiamo provando
compassione e, forse come conseguenza, interveniamo in qualche modo sulle circostanze che hanno
provocato quellemozione e quel sentimento.
La natura ha avuto a disposizione milioni di anni per perfezionare i meccanismi automatici
dellomeostasi, mentre quelli non automatici hanno una storia limitata a qualche migliaio di anni. Ma io
ravviso ulteriori notevoli differenze fra i due tipi di meccanismi. Una differenza fondamentale ha a che
fare con i fini in relazione ai mezzi. Nel caso dei dispositivi automatizzati, gli uni e gli altri sono
ben consolidati ed efficaci. Quando invece consideriamo i dispositivi non automatici, vediamo che
mentre su alcuni obiettivi - per esempio quello di non uccidere - vi  un largo consenso, molti altri sono
ancora materia di discussione - come laiuto a malati e bisognosi. Inoltre, i mezzi per raggiungere gli
obiettivi sono cambiati notevolmente a seconda del gruppo umano e del periodo storico considerato, e
sono tuttaltro che fissati. Pu darsi che i sentimenti abbiano contribuito a precisare gli obiettivi che
definiscono lumanit nella sua forma pi alta: non fare del male al prossimo tuo, ma cerca il suo bene.
La storia dellumanit  tuttavia quella di una continua lotta per trovare mezzi accettabili per realizzare
quei fini. Per quanto limitato, lobiettivo del marxismo era per certi versi lodevole, giacch lintenzione
dichiarata era quella di creare un mondo pi giusto. Ci nondimeno, i mezzi scelti furono disastrosi,
anche perch vennero frequentemente in conflitto con i ben consolidati meccanismi di regolazione
automatica dei processi vitali. Il bene della collettivit pi ampia spesso richiedeva la sofferenza e il
dolore di molti individui, e il risultato fu una tragedia umana dai costi elevatissimi. Limmaturit e la
fragilit dei dispositivi non automatici sono evidenti nel nazismo, in cui sia il fine che i mezzi erano
profondamente sbagliati. Per molti aspetti, quindi, i dispositivi non automatici sono ancora nella fase di
messa a punto, ancora intralciati dallenorme difficolt di negoziare obiettivi e trovare mezzi che non
violino altri aspetti della regolazione della vita. In questa prospettiva, io credo che i sentimenti
rimangano essenziali per mantenere gli obiettivi che il gruppo culturale considera inviolabili e
meritevoli di perfezionamento. I sentimenti sono anche una guida indispensabile per escogitare e
negoziare procedure che, in qualche modo, non vadano a cozzare con la fondamentale regolazione dei
processi vitali, n stravolgano lintenzione alla base dellobiettivo. I sentimenti rimangono importanti,
come quando gli esseri umani capirono, per la prima volta, che uccidere il proprio simile era unazione
discutibile.
In parte, le convenzioni sociali e le regole morali possono essere considerate estensioni, a
livello sociale e culturale, dei fondamentali dispositivi omeostatici. Il risultato della loro applicazione 
infatti lo stesso ottenuto dai principali dispositivi omeostatici, quali per esempio la regolazione
metabolica o gli appetiti: un equilibrio della vita che assicura sopravvivenza e benessere. Ma lanalogia
non si ferma qui. Essa si spinge ai livelli di organizzazione superiori, di cui i gruppi sociali sono parte.
La costituzione su cui si regge uno Stato democratico, le leggi conformi a quella costituzione, e la loro
applicazione in un sistema giudiziario sono anchessi tutti dispositivi omeostatici, legati da un lungo
cordone ombelicale agli altri livelli di regolazione sui quali sono modellati: appetiti e desideri,
emozioni e sentimenti, nonch il controllo cosciente di entrambi. Cos  per lo sviluppo, cominciato nel
ventesimo secolo e ancora nella sua prima infanzia, di organismi internazionali quali lOrganizzazione
mondiale della Sanit, lunesco e le tanto bistrattate Nazioni Unite. Tutte queste istituzioni possono
essere considerate parte integrante della nostra tendenza a promuovere lomeostasi su vasta scala. Pur
ottenendo talvolta risultati apprezzabili, questi organismi soffrono di molti mali e spesso le loro
politiche si ispirano a concezioni errate delluomo, che non tengono nel debito conto i fatti della
scienza. Eppure, con tutti i loro difetti, sono un segno di progresso e un faro di speranza, per quanto
fioca sia la sua luce. E vi sono altre ragioni di speranza. Lo studio delle emozioni sociali sta muovendo
i primi passi. Se le indagini cognitive e neurobiologiche sulle emozioni e i sentimenti potessero unire le
proprie forze a quelle, per esempio, dellantropologia e della psicologia evoluzionista, sarebbe possibile
verificare alcune delle ipotesi contenute in questo capitolo. Potremmo sollevare un velo su come
biologia e cultura umane davvero si mescolino dietro le apparenze, e riusciremmo forse a capire in che
modo il genoma e lambiente fisico e sociale abbiano interagito durante la lunga storia dellevoluzione.
Il contenuto delle idee che ho appena esposto, torno a sottolinearlo, devessere ancora
analizzato. Una proposta formale per la neurobiologia dei comportamenti etici esula dallo scopo di
questo libro, come pure la discussione di queste idee in una prospettiva storica.23
IL FONDAMENTO DELLA VIRT
Al principio di questo libro ho scritto che il mio ritorno a Spinoza avvenne quasi per caso,
quando cercai di controllare laccuratezza di una citazione che mi ero appuntato su un pezzo di carta
ingiallito: un legame con lo Spinoza che avevo letto tanto tempo prima. Perch lavevo conservata?
Forse perch era qualcosa di cui avevo intuito la specificit e il carattere illuminante. Tuttavia, non mi
ero mai soffermato ad analizzarla in dettaglio finch essa non si trasfer dalla mia memoria alla pagina
su cui stavo lavorando.
Il passo in questione (Etica, IV, proposizione 18, scolio) recita: ... il fondamento della virt 
lo stesso sforzo (conatum) di conservare il proprio essere, e ... la felicit consiste appunto nel fatto che
luomo pu conservare il suo essere. Nelloriginale latino, ... virtutis fundamentum esse ipsum
conatum proprium esse conservandi, et felicitatem in eo consistere, quod homo suum esse conservare
potest. Prima di procedere,  dobbligo un commento sui termini usati da Spinoza. Come abbiamo gi
visto, conatus pu essere reso con sforzo, tentativo o tendenza, e pu darsi che Spinoza
intendesse uno qualunque di questi significati, o forse un loro amalgama. Inoltre, la parola virtus pu
riferirsi non solo al suo significato morale tradizionale, ma anche alla potenza e alla capacit di
agire. Torner su questo punto. Stranamente Spinoza usa qui la parola flicitas, che  tradotta
benissimo con felicit, invece di laetitia, che pu essere resa con gioia, esaltazione, piacere e
felicit.
Di primo acchito, le sue parole suonano come una ricetta della cultura egoista dei nostri tempi,
ma nulla potrebbe esser pi lontano dal loro reale significato. Per come la interpreto io, quella
proposizione  la pietra angolare di un sistema etico generoso. Alla base di qualsiasi regola di
comportamento che si possa imporre allumanit - afferma Spinoza - c' qualcosa di inalienabile: un
organismo vivente, conosciuto dal suo possessore perch la mente del possessore ha costruito un s, ha
una naturale tendenza a preservarsi in vita; e il buon funzionamento, incluso nel concetto di gioia,
consegue dal suo sforzo, coronato dal successo, di resistere e conservarsi. Parafrasandola in termini
profondamente americani, riscriverei la proposizione 18 come segue: Ritengo di per se stesse evidenti
le seguenti verit: che tutti gli uomini sono creati con la tendenza a preservare la propria vita e a
cercare il benessere; che la loro felicit deriva dallimpegnarsi con successo in quel tentativo; e che i
fondamenti della virt poggiano su questi fatti. Echi e risonanze, forse, non sono casuali.
La dichiarazione di Spinoza suona chiara come una campana, ma va approfondita per poterne
apprezzare appieno limpatto. Perch mai linteresse per se stessi dovrebbe essere la base della virt, a
meno che quella virt non abbia a che fare solo con il s individuale? Oppure, in modo pi diretto: in
che modo Spinoza muove dal singolo individuo a tutti i s a cui la virt deve applicarsi? Egli compie
quella transizione ricorrendo, ancora una volta, a fatti biologici. Ecco la sua procedura: la realt
biologica dellautoconservazione conduce alla virt perch nel nostro inalienabile bisogno di
preservare noi stessi siamo necessariamente costretti a contribuire alla conservazione di altri individui,
di altri s. Se non lo facciamo, periamo, violando pertanto il principio fondamentale, e rinunciando alla
virt che risiede nellautoconservazione. Il fondamento secondario della virt  pertanto la realt di una
struttura sociale, nonch la presenza di altri organismi, in un complesso sistema di interdipendenza con
il nostro. Siamo letteralmente nei guai, ma in senso positivo. In fondo, questa transizione si trova gi in
Aristotele, ma Spinoza la lega a un principio biologico: limperativo dellautoconservazione.
Ecco dunque il bello della citazione che tanto mi stava a cuore, vista dalla mia attuale
prospettiva: essa contiene il fondamento di un sistema di comportamenti etici - un fondamento
neurobiologico, derivante da una scoperta basata sullosservazione della natura umana, e non dalla
rivelazione di un profeta.
Gli esseri umani sono come sono: esseri viventi dotati di appetiti, emozioni e altri dispositivi
per lautoconservazione, compresa la capacit di conoscere e di ragionare. La coscienza, nonostante le
sue limitazioni, apre la strada alla conoscenza e alla ragione, che a loro volta consentono agli individui
di scoprire che cosa sia bene e che cosa sia male. Ancora una volta, il bene e il male non sono rivelati,
ma vengono scoperti, individualmente o attraverso accordi stretti fra esseri sociali.
La definizione di bene e di male  semplice e logica. Gli oggetti buoni sono quelli che,
riproducibilmente e inesauribilmente, inducono quegli stati di gioia che, secondo Spinoza,
aumenterebbero la potenza e la libert dazione. Gli oggetti cattivi, viceversa, sono quelli che
sortiscono il risultato opposto: il loro incontro con un organismo  percepito da questultimo come un
evento spiacevole.
Quanto alle azioni buone o cattive, esse non sono tali solo perch in accordo o meno con
gli appetiti e le emozioni dellindividuo. Sono buone azioni quelle che, mentre recano vantaggio
allindividuo attraverso appetiti ed emozioni naturali, non danneggiano altri individui.
Quellimperativo  inequivocabile. Unazione potenzialmente vantaggiosa a livello personale, ma che
danneggiasse altri individui, non  cosa buona: fare del male al prossimo, infatti, si accompagna sempre
al tormento e alla lunga si ritorce contro lautore dellazione. Di conseguenza, tali azioni sono cattive.
Agli uomini  soprattutto utile unire le loro consuetudini e stringersi tra di loro con quei legami
mediante i quali riescono meglio a comporre una unit dalla loro totalit, e in generale fare quelle cose
che servono a saldare le amicizie (Etica, IV, capitolo XII dellAppendice). Nella mia interpretazione,
Spinoza vuol dire che il sistema costruisce imperativi etici basati sulla presenza, in ciascuno di noi, di
meccanismi di autoconservazione, tenendo per conto anche di elementi sociali e culturali. Dietro ogni
singolo s vi sono gli altri, intesi come individui e come entit sociali, e la loro autoconservazione - in
altre parole, i loro appetiti e le loro emozioni - va tenuta presente. Lessenza del conatus, o il concetto
che il male fatto ad altri  male fatto a se stessi, non sono invenzioni di Spinoza. Forse, la novit della
sua filosofia sta nella potente miscela di quelle due idee.
Lo sforzo di vivere in unarmonia condivisa e pacifica con gli altri  unestensione dello sforzo
di preservare se stessi. I contratti sociali e politici sono estensioni dellimperativo biologico
individuale. Ci  capitato di essere strutturati biologicamente in un certo modo - obbligati a
sopravvivere e a ricercare il piacere, anzich il dolore - e da, quella necessit deriva una certa armonia
sociale. E ragionevole ipotizzare che la tendenza a cercare un accordo sociale sia stata essa stessa
incorporata negli imperativi biologici, almeno in parte, a causa del successo evolutivo di popolazioni il
cui cervello esprimeva in notevole misura comportamenti cooperativi.
Al di l della biologia di base vi  una decisione umana: anchessa ha radici biologiche, ma
nasce solo nellambiente sociale e culturale, prodotto intellettuale della conoscenza e della ragione.
Spinoza lo percep chiaramente: Per esempio,  legge universale di tutti i corpi e consegue alla
necessit naturale, che ogni corpo quando si incontra con un altro pi piccolo perda quella quantit del
proprio moto che trasmette allaltro corpo. Cos pure  legge che necessariamente consegue alla natura
umana che un uomo, ricordando una cosa, subito si ricordi di unaltra simile alla prima, o che ha
percepito insieme alla prima. Dipende invece dalla decisione umana il fatto che gli uomini rinuncino o
siano costretti a rinunciare al diritto di cui godono per natura e si attengano ad una determinata
condotta di vita. E, pur ammettendo in via assoluta che tutto  determinato in vista dellesistenza e
dellazione dalle leggi universali della natura secondo una norma certa e stabilita, affermo tuttavia che
questo secondo tipo di leggi dipende dalla decisione delluomo.24
A Spinoza avrebbe fatto piacere sapere che una delle ragioni per cui la decisione umana pu
radicarsi nella cultura  che larchitettura del nostro cervello tende a facilitarne lesercizio.  probabile
che le forme pi semplici di alcuni comportamenti necessari per realizzare quella decisione, come
laltruismo reciproco e la vicendevole critica, non aspettino altro che di essere risvegliate
dallesperienza sociale. Formulare e perfezionare la decisione umana di cui parla Spinoza richiede un
grande impegno ma, in una certa misura, il nostro cervello  cablato per cooperare con gli altri al fine
di renderla possibile. Questa  la buona notizia. La notizia cattiva, ovviamente,  che molte emozioni
sociali negative, unitamente al loro sfruttamento da parte delle culture moderne, rendono la decisione
umana difficile da realizzare e da perfezionare.
Limportanza dei fatti biologici nel sistema spinoziano non sar mai abbastanza apprezzata.
Visto alla luce delle moderne conoscenze biologiche, il sistema  condizionato dalla presenza della vita
e da una naturale tendenza a preservarla; dal fatto che la conservazione della vita dipende
dallequilibrio delle funzioni vitali e di conseguenza dalla regolazione dei processi vitali; dal fatto che
lo status della regolazione dei processi vitali  espresso sotto forma di affetti - gioia, dolore - ed 
modulato dagli appetiti; dal fatto, infine, che gli appetiti, le emozioni, e la precariet della vita possono
essere conosciuti e stimati dallindividuo umano grazie alla costruzione del s, della coscienza e di una
ragione basata sulla conoscenza. Gli esseri umani coscienti approfondiscono la propria conoscenza
della fragilit della vita, e la trasformano in un interesse. E per tutte le ragioni appena delineate,
linteresse si riversa dal s allaltro.
Non sto suggerendo che Spinoza abbia mai detto che letica, la legge, e lorganizzazione
politica fossero dispositivi omeostatici, ma questa idea  compatibile con il suo sistema, visto il modo
in cui egli considerava letica, la struttura dello Stato e la legge quali mezzi per consentire agli
individui di raggiungere lo stato di equilibrio naturale espresso nella gioia.
Spesso si dice che Spinoza non credesse nel libero arbitrio, un concetto che sembra in diretto
conflitto con un sistema etico nel quale gli esseri umani decidono di comportarsi in un certo modo in
base a chiari imperativi. Spinoza, daltra parte, non neg mai che noi siamo consapevoli di compiere
delle scelte e che siamo realmente in grado di compierle e di controllare il nostro comportamento. Egli
raccomandava costantemente di rinunciare a ogni azione che si considerasse sbagliata, a favore di
azioni considerate giuste. Tutta la sua strategia per la salvezza umana dipende dal fatto che noi
compiamo scelte consapevoli. Il problema, per Spinoza,  che molti comportamenti apparentemente
intenzionali possono essere spiegati da precedenti condizioni della nostra costituzione biologica, e che,
in ultima analisi, ogni cosa noi pensiamo e facciamo deriva da certe condizioni e processi antecedenti
che potremmo non essere in grado di controllare. Ci nondimeno possiamo sempre pronunciare un
categorico no, con la stessa imperativa fermezza con cui lavrebbe pronunciato Immanuel Kant, per
quanto illusoria possa essere la libert di quel no.
C poi, nella proposizione 18 di Spinoza, un altro significato, imperniato sul doppio significato
della parola virt, sullenfasi data al concetto di felicit, e sui molti commenti che seguono nella quarta
e quinta parte dellEtica. Un certo grado di felicit deriva molto semplicemente dallagire in conformit
con la nostra tendenza allautoconservazione, n pi, n meno. Oltre a esortare listituzione di un
contratto sociale, Spinoza ci sta dicendo che la felicit coincide con il potere di essere liberi dalla
tirannia delle emozioni negative. La felicit non  una ricompensa per la virt:  la stessa virt.
A CHE COSA SERVONO I SENTIMENTI?
E dunque, perch abbiamo sentimenti? Che cosa fanno per noi i sentimenti? Ce la caveremmo
meglio senza di essi? Si  sempre pensato che fosse impossibile rispondere a queste domande, ma io
credo che oggi possiamo invece cominciare ad affrontarle. Tanto per cominciare, abbiamo unidea di
che cosa siano i sentimenti, idea sulla quale  possibile lavorare - e questo  un primo passo nel
tentativo di scoprire perch essi esistano e che cosa facciano per noi. E poi, abbiamo appena visto
come il sodalizio fra emozione e sentimento abbia un ruolo essenziale nel comportamento sociale e, per
estensione, in quello etico. Ci nondimeno, gli scettici potrebbero rimaner tali, e sostenere che la sola
emozione non cosciente basterebbe a guidare il comportamento sociale; o che basterebbero le mappe
neurali degli stati emozionali, senza ravvisare alcun bisogno che quelle mappe diventino eventi
mentali, ossia sentimenti. Per farla breve, non ci sarebbe alcun bisogno della mente, e meno che mai di
una mente cosciente. Vorrei provare a rispondere a questi scettici.
La mia risposta alla domanda perch? comincia come segue. Affinch coordini la miriade di
funzioni corporee dalle quali dipende la vita, il cervello deve poter disporre di mappe nelle quali siano
rappresentati, istante per istante, gli stati dei diversi sistemi del corpo. Il successo di tale operazione
dipende proprio da questa massiccia costruzione di mappe. E essenziale conoscere che cosa stia
succedendo nei diversi settori del corpo, in modo che determinate funzioni possano essere rallentate,
fermate, o innescate, e possano essere effettuate le necessarie correzioni nel controllo dei processi vitali
dellorganismo. Esempi della situazione che ho in mente comprendono una lesione locale, inflitta
esternamente o causata da uninfezione; o il malfunzionamento di un organo, come il cuore o un rene o,
ancora, uno squilibrio ormonale.
Le mappe neurali essenziali per il controllo dei processi vitali si rivelano una base necessaria
per lemergere di quegli stati mentali che chiamiamo sentimenti. Questo ci porta un passo oltre nel
cammino verso la risposta alla domanda perch?: probabilmente i sentimenti comparvero come
prodotti collaterali del coinvolgimento del cervello nel controllo dei processi vitali. Se non fossero
esistite mappe neurali dello stato corporeo, non avrebbe mai potuto comparire qualcosa di simile ai
sentimenti.
Queste risposte possono sollevare qualche obiezione. Per esempio, si potrebbe sostenere che -
poich i processi fondamentali di regolazione e gestione delle funzioni vitali sono automatici e non
consci - i sentimenti, che nel senso consueto del termine sono consci, sono superflui. Uno scettico
potrebbe asserire che il cervello sarebbe perfettamente in grado di coordinare i processi vitali ed
eseguire le necessarie correzioni fisiologiche sulla base delle sole mappe neurali, senza alcun aiuto da
parte di sentimenti coscienti. La mente non avrebbe alcun bisogno di conoscere il contenuto di quelle
mappe. Questa argomentazione  corretta solo in parte. In una certa misura,  abbastanza vero che le
mappe dello stato del corpo assistono il cervello nel controllo dei processi vitali anche quando il
proprietario dellorganismo non  a conoscenza dellesistenza di quelle mappe. Tuttavia, lobiezione
si lascia sfuggire un punto importante stabilito in precedenza. Ed  che, in assenza di sentimenti
coscienti, le mappe dello stato del corpo possono fornire al cervello unassistenza limitata. Esse
funzionano per risolvere problemi di un certo grado di complessit, ma non vanno oltre; quando il
problema diventa troppo complicato - quando richiede un misto di risposte automatiche e di
ragionamento o conoscenza accumulata - le mappe non coscienti non sono pi daiuto; in tali
circostanze, i sentimenti si rivelano invece molto utili.
Che cosa aggiunge dunque il livello del sentimento alla risoluzione di problemi e al processo
decisionale, che non possa essere offerto dal livello delle mappe neurali di quegli stessi eventi, cos
come  attualmente descritto dalle neuroscienze? Secondo me, esistono due ordini di risposte: uno ha a
che fare con lo status dei sentimenti come eventi mentali che hanno luogo nella mente cosciente; laltro
con ci che i sentimenti rappresentano.
Il fatto che i sentimenti siano eventi mentali  importante per la seguente ragione. Essi ci
aiutano a risolvere problemi non standard che implicano creativit, giudizio e processi decisionali, e
che richiedono lesibizione e la manipolazione di grandi quantit di conoscenza. Nelle operazioni
biologiche, solo il livello mentale permette lintegrazione tempestiva delle grandi quantit di
informazioni necessarie per i processi decisionali. Poich i sentimenti hanno quel necessario livello
mentale, possono entrare nella mischia e influenzare le operazioni. Alla fine del capitolo 5, torner su
questo problema: qual  il vantaggio offerto agli organismi dalla presenza di un livello mentale di
elaborazione neurale, vantaggio assente in corrispondenza degli altri livelli?
Il contributo dei sentimenti al dibattito della mente  altrettanto importante. I sentimenti
coscienti sono eventi mentali cospicui che richiamano lattenzione sulle emozioni che li hanno generati
e sugli oggetti che, a loro volta, hanno indotto quelle emozioni. Negli individui che hanno anche un s
autobiografico - il senso di un passato personale e di un futuro anticipato, senso noto anche come
coscienza estesa - lo stato del sentimento induce il cervello a porre in posizione saliente gli oggetti e le
situazioni legati allemozione. Se necessario, il processo di stima che porta dallisolamento delloggetto
al sorgere dellemozione pu essere rivisitato e analizzato. Inoltre, i sentimenti coscienti richiamano
anche lattenzione sulle conseguenze della situazione in atto: qual  loggetto che ha indotto lemozione
in questione? In che modo loggetto causativo influenza la persona che sente? Quali sono i pensieri
della persona? Poich hanno luogo in uno scenario autobiografico, i sentimenti generano un interesse
per lindividuo che li sperimenta. Il passato, il presente e il futuro anticipato ricevono la giusta
attenzione e hanno maggiori possibilit di influenzare il ragionamento e il processo decisionale.
Quando vengono notificati al s allinterno dell'organismo, i sentimenti migliorano e
amplificano il processo di controllo delle funzioni vitali. I meccanismi alla base dei sentimenti
consentono le correzioni biologiche necessarie alla sopravvivenza offrendo informazioni esplicite e
bene evidenziate riguardo allo stato in cui versano le diverse componenti dellorganismo, istante per
istante. I sentimenti contrassegnano le mappe neurali con un timbro che dice: Fa attenzione qua!.
Riassumendo, si potrebbe dire che i sentimenti sono necessari in quanto espressione a livello
mentale delle emozioni e di ci che sta alla base di esse. Solo al livello mentale dellelaborazione
biologica, e alla piena luce della coscienza, ha luogo unintegrazione sufficiente del presente, del
passato e del futuro anticipato. Solo a quel livello  possibile che le emozioni creino, attraverso i
sentimenti, linteresse per il s individuale. La soluzione efficace ai problemi non standard richiede
infatti la flessibilit e lelevato potere di raccolta di informazioni che possono essere offerti dai processi
mentali, nonch linteresse mentale che pu essere acceso dai sentimenti.
Il processo di apprendimento e di richiamo di eventi emozionalmente competenti  diverso in
presenza o in assenza di sentimenti coscienti. Alcuni sentimenti ottimizzano lapprendimento e il
recupero dei dati dalla memoria. Altri, in particolare quelli estremamente dolorosi, perturbano
lapprendimento e sopprimono il ricordo, quale misura protettiva. In generale, il ricordo della
situazione sentita promuove, a livello cosciente oppure no, levitamento degli eventi associati ai
sentimenti negativi e la ricerca di situazioni che potrebbero invece causare sentimenti positivi.25
Non dovremmo sorprenderci del fatto che il meccanismo neurale alla base dei sentimenti sia
stato ostinatamente conservato nel corso dellevoluzione. I sentimenti non sono superflui. Tutto quel
pettegolezzo che affiora dal profondo si rivela preziosissimo. Non  solo questione di confidare nei
sentimenti quali necessari arbitri del bene e del male. Si tratta invece di scoprire le circostanze in cui
essi possono effettivamente essere arbitri, e di usare un abbinamento ragionato di circostanze e
sentimenti come guida al comportamento umano.
...
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...
FINE Parte 1.